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giovedì 31 gennaio 2008

Record di presenze e di opere (Mario Argiolas, n. 55, dicembre 2007)

Una “formula” di vera vitalità
Macomer. «Una formula che conferma la sua vitalità»
Con oltre ventimila visitatori, il record di copie vendute e la positiva sinergia con la Regione e con il Comune la 7a edizione della Mostra del libro chiude con un bilancio largamente positivo. Anche i librai indipendenti hanno venduto molto bene, sia i libri della piccola e media editoria di qualità sia i libri per ragazzi». Non sono mancate anche quest'anno le solite polemiche sul possibile trasferimento della Mostra a Cagliari ma con questa edizione la Mostra del libro di Macomer ha messo la parola fine su ogni ipotesi di questo tipo. La centralità di posizione, il rapporto con il territorio, la possibilità concreta di interagire, per la facilità dei collegamenti, con tutte le aree geografiche dell'isola, hanno giocato a favore di questa conferma. Altro elemento centrale è il ruolo del Comune di Macomer, che ha puntato con convinzione sulla cultura del libro in un territorio ricco di tradizione in questo senso. Basti pensare all'esperienza dei centri Unla, dei circoli di cultura popolare e dei circoli di lettura, che a partire dagli anni '50, grazie ad un progetto europeo di alfabetizzazione, hanno diffuso capillarmente la pratica della lettura.
La Mostra del libro ha trovato, grazie ad una direzione collegiale che vede protagonisti gli editori sardi, i librai indipendenti e le associazioni culturali, capaci di interagire in modo corretto con le istituzioni (Regione e Comune), la formula vincente, basata sulla partecipazione del pubblico attraverso il coinvolgimento delle scuole, gli approfondimenti, il dibattito, il confronti tra gli autori e degli editori con il pubblico dei lettori. L'obiettivo è quello di abbandonare definitivamente l'idea di un pubblico consumatore passivo di stereotipi, a favore di un pubblico attivo creatore di nuovi linguaggi. Sicuramente c'è ancora molto lavoro da fare, ma l'idea di lavorare tutto l'anno, anche attraverso il blog http://mostralibro.blogspot.com attorno ad un tema - quest'anno era «Il futuro le parole e le idee per immaginarlo» - con
un'ottica di sistema, rende possibile organizzare eventi per produrre cultura più che per consumarla.
Mario Argiolas, Presidente Aes.

mercoledì 23 gennaio 2008

Si parte con un inizio lento e stentato ma la fiera del libro di Macomer è ok (Salvatore Tola, Librando, n. 55 dicembre 2007)

La valutazione di una fiera del libro – e di ogni altra manifestazione del genere – può basarsi all’inizio, e sino a quando non si dispone di dati concreti, soltanto sulle impressioni personali. E le impressioni, nei primi giorni dell’ultima fiera del libro di Macomer, non erano incoraggianti. A causa soprattutto della pioggia e dell’abbassamento della temperatura, preoccupanti in una cittadina notoriamente esposta ai venti e alle intemperie. Poi per fortuna ha fatto capolino il sole, e l’afflusso del pubblico è stato favorito, durante il fine settimana, dal tempo nuovamente bello: lo si avvertiva anche dall’interno dei locali delle ristrutturate caserme “Mura”, che hanno pareti luminose e si affacciano verso l’esterno con ampie vetrate. Nel giro di poche ore anche il clima è cambiato e i visitatori hanno iniziato a moltiplicarsi e ad affollarsi, anche al di là delle più rosee previsioni. Lo conferma un primo dato approssimativo sulle vendite, che parla di un aumento del 20/25% rispetto all’edizione dell’anno passato. E’ d’obbligo chiedersi cosa possa aver contribuito a migliorare ulteriormente i risultati di una manifestazione che sembrava avere già raggiunto il massimo delle sue possibilità; e stabilire cosa si può ancora fare per ottenere in futuro risultati ancora più significativi. Da un punto di vista più generale ha certo il suo peso il fatto che la fiera ritorna puntualmente di anno in anno, così che tutte le categorie interessate, e in particolare il pubblico dei lettori, possono contare su un appuntamento annuale che consente di fare il punto sui traguardi e le prospettive dell’editoria in Sardegna. Né vanno dimenticati la posizione di Macomer, baricentrica all’interno dell’isola, e il ruolo di polo commerciale che svolge da tempo immemorabile. Nelle prossime edizioni dovrà comunque essere curato meglio il collegamento tra la fiera e le iniziative esterne per un verso, gli alberghi e i ristoranti per l’altro. Per quanto riguarda l’esposizione vera e propria dell’editoria regionale, quest’anno godeva di uno spazio maggiore; e per la prima volta dopo molti anni era ordinata non a seconda dell’argomento ma in base alle sigle editoriali. I libri trovavano il giusto spazio su tavoli e scaffali, e una serie di pannelli che riportavano le varie sigle contribuivano a dare al visitatore un’impressione di ordine e razionalità. I risultati sono venuti anche dal migliore funzionamento delle cassa e dall’aumento del personale messo a disposizione del pubblico. Erano state, infatti, costituite due piccole squadre: una di due persone che si occupavano della vendita; e una di tre, dislocate tra i libri, che rimanevano a disposizione per la consulenza, ma provvedevano anche, con discrezione, sia alla sorveglianza sia al riordino dell’esposizione una volta che era stata “manomessa” dai visitatori. Né si può dimenticare, in una rassegna degli elementi che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione, la fitta serie di appuntamenti che si sono succeduti nelle giornate di apertura, richiamando il pubblico degli appassionati e molte scolaresche e presentazioni di libri, incontri con gli autori, tavole rotonde, dibattiti ecc. A volte si accavallavano, e il pubblico non sapeva quale scegliere, né da quale parte dirigersi per seguirle. Si è avvertita la mancanza di un sistema di altoparlanti attraverso i quali gli organizzatori possano dare i necessari annunci: l’assessore alla Pubblica Istruzione del Comune assicura che è già in progetto e che se ne può prevedere la disponibilità a partire dalla prossima edizione. Si registra ancora una volta l’atteggiamento che più ha contribuito in questi anni alla crescita della manifestazione: la soddisfazione per i risultati raggiunti non toglie spazio all’impegno nel risolvere i problemi che si presentano via via nello studiare le misure che possano favorire l’ulteriore avanzamento.

domenica 2 dicembre 2007

Una Mostra proiettata verso il futuro (Alberto Urgu, Sardinews n. 11, novembre 2007)

Una formula che conferma la sua vitalità. La settima edizione della mostra del libro in Sardegna , svoltasi dal 24 al 28 ottobre a Macomer, lascia molte certezze e pochi dubbia ai suoi organizzatori, che possono valutare numeri positivi e in evidente crescita in ogni aspetto, dall’aumento dei visitatori alle copie di libri venduti (+30 per cento), dalla qualità dei dibattiti all’indubbio successo delle iniziative che hanno coinvolto le scuole. Uno sforzo organizzativo importante, che ha portato nel centro del Marghine 34 case editrici sarde, collocate in un rinnovato spazio espositivo, due emergenti editori nazionali come Fanucci e Minimum Fax e ospiti importanti come Enrico Franceschini, Bruno Arpaia, Carlo Serafini, Pierluigi Sacco, Fabio Stassi, Errico Buonanno, Giancarlo Biffi, Bepi Vigna. La collocazione nelle ex caserme Mura ha sicuramente giovato alla manifestazione, ormai consolidatasi come appuntamento centrale per i protagonisti dell’editoria sarda, ma che si sta guadagnando una visibilità ed una rinnovata curiosità anche dall’esterno.
“Il messaggio ormai è passato”, dice il presidente dell’Aes Mario Argiolas. “L’impianto della mostra di Macomer funziona. Il ruolo delle scuole, non spettatrici passive ma attive collaboratrici attraverso una lettura critica dei testi affrontati, la partecipazione della città ormai coinvolta pienamente nella manifestazione, il rapporto consolidato tra editori, biblioteche, librai. Tutto questo fa si che Macomer rappresenti una realtà originale all’interno delle attività culturali dedicate alla promozione della lettura in Sardegna”.
Un tema fondamentale, quello della promozione alla lettura, che durante la mostra di Macomer è stato affrontato a più livelli, puntando soprattutto sulla integrazione tra i vari attori della cosiddetta “filiera” del libro. Un confronto intenso tra bibliotecari, librai, editori, mondo della scuola, sfociato in una tavola rotonda in cui è emerso, pur tra qualche contrasto, la necessità di fare sistema, con un ritrovato appoggio da parte della Regione Sardegna, che con la recente delibera che assegna fondi alle biblioteche scolastiche per l’acquisto di libri sardi ha accolto un progetto partito proprio dagli editori isolani. Gli ultimi dati Istat su quanto si legga in Sardegna non sono confortanti, con un 57 per cento di non lettori, in linea con il resto del paese, nonostante il successo anche internazionale degli autori sardi e il costante aumento delle manifestazioni dedicate ai libri nella nostra Isola.
Soprattutto preoccupa la percentuale dei cosiddetti lettori deboli, lettori occasionali che non si riesce a conquistare definitivamente e che inesorabilmente scivolano verso la categoria dei non lettori. Numeri che probabilmente dovrebbero far riflettere anche sul tipo di politiche culturali portate avanti in questi anni, sulla reale capacità di incidere sulla promozione del libro in Sardegna. Senza interventi strutturali, è stato detto anche a Macomer, che accompagnino la cosiddetta animazione culturale, difficilmente si potranno raggiungere obiettivi importanti. Una politica vincente potrebbe essere quella che parte dalla Scuola, che investe sui più giovani che potranno diventare un giorno lettori.
“La scuola adotta un libro sardo” è un esperimento sicuramente riuscito, che è nato proprio alla mostra di Macomer alcuni anni fa e che nelle edizioni successive ha raccolto un continuo successo tra gli studenti. Un progetto originale, che ormai coinvolge numerosi istituti scolastici in tutta la Sardegna, oltre 500 ragazzi che scelgono un libro, lo leggono, svolgono una vera e propria analisi critica e ne portano i risultati a Macomer, a confronto con l’autore. Un progetto che permette ai ragazzi di esprimersi, premiandone la creatività, ma che da merito anche ai tanti insegnanti che lavorano con passione, svolgendo il compito di animatori culturali, specie nelle zone interne. I libri Emilio Lussu, Giorgio Todde, Antoni Arca, Giacomo Mameli, Enrico Pili, Alberto Capitta, sono diventati l’occasione per un confronto con gli autori, sui testi, spesso analizzati e assimilati con una sorprendente capacità critica.
Un successo crescente che ha costretto l’Aes a rifiutare alcune domande da parte degli istituti scolastici, per problemi di spazi e di tempi, ma che consiglia di insistere nell’esperimento.
I quattro giorni di Macomer rappresentano solo la vetrina di un lavoro che dura tutto l’anno e che da questa edizione potrà essere monitorato attraverso un blog, che rimarrà attiva nei mesi prossimi all’indirizzo www.mostralibro.blogspot.com . Uno strumento interattivo, in cui inserire le varie attività legate alla mostra, ma che è diventata una piazza virtuale dove discutere dei temi legati all’editoria e alla cultura in Sardegna e dove saranno pubblicati anche i lavori delle scuole.
Uno spazio aperto, anche ai suggerimenti esterni, per una mostra del libro che dura tutto l’anno, “in progress”, aperta verso il futuro, così come recitava il tema scelto per l’edizione del 2007.
Con l’auspicio che l’edizione 2008 raccolga i frutti del lavoro dei prossimi mesi e lasci ancora più spazio e potere ai lettori.

venerdì 23 novembre 2007

Se la Regione del 2007 ascolta Antonio Gramsci (Giacomo Mameli, Sardinews, nov. 2007)

Proviamo a commettere un reato a mezzo stampa e vedere la bottiglia sarda mezzo piena anche perché – soprattutto ai piedi della Torre dell’Elefante e nei bastioni del Terrapieno di Cagliari – non costituisce più notizia dipingere una Sardegna in eterno affanno. Alcuni giornali cementati dal mattone anziché dalla completezza dell’informazione credono che repetita semper iuvant. Non sanno che aliquando scocciant. Piove? Regione ladra. Prove di reato, allora. In questa bottiglia delle metafore potrebbe campeggiare un risultato economico di tutto rispetto, ignoto a chi abita tra Stintino e San Giovanni Suergiu: dopo la sacrosanta vertenza-entrate con lo Stato, le risorse disponibili in viale Trento e dintorni in quattro anni sono cresciute di un miliardo e 400 milioni di euro, la percentuale è pari al 40 per cento. Eliseo Secci, nuovo assessore alla Programmazione, porta a casa un raccolto in un terreno concimato a lungo dai suoi predecessori e anche dalle strategia che lo stesso Secci, da presidente della commissione bilancio, aveva per anni sostenuto, anche in collaborazione con la ribelle opposizione dello scomposto centrodestra sardo. Nella stessa bottiglia potremmo mettere la vertenza sulle servitù militari che altro non hanno rappresentato che la faccia della Sardegna che difende la sua dignità istituzionale, senza sottomissioni a stellette e carri armati. C’è chi esalta l’impegno della Giunta regionale nella lotta contro la cementificazione delle coste. Ma qui gli osanna sono più Oltretirreno, nei più autorevoli quotidiani del mondo, nei servizi della Bbc. Ultimo in ordine di tempo Al-Arham che invita gli arabi a visitare “una delle ultime oasi naturalistiche del mondo, tra spiagge e silenzi stupefacenti”. E l’elenco potrebbe essere più consistente.

Ma c’è un dato che in Sardegna emerge comunque: ed è l’investimento che la Regione sta conducendo in cultura da quando in viale Trento è sbarcato l’antipolitico e l’anticomunicativo Renato Soru. Il programma Master and Back (54 milioni di euro nuragici contro i 51 che l’Italia spende in tutto il resto del Paese) sta consentendo a oltre ottocento giovani di confrontarsi col mondo, di uscire dalle cappe della spocchiosa autoreferenzialità di chi insegna negli atenei sardi, di capire che cosa vuol dire ricerca scientifica e libertà di azione di un ricercatore. Sono traguardi che in parte venivano indicati anche prima della stagione-Soru, ma si finanziava il viaggio di andata. Ora si pensa al back, al ritorno. Non si sa come andrà a finire. Ma non è una cosa di poco conto. È una rivoluzione che val bene una legislatura regionale.

In questi ultimi mesi c’è stato però un crescendo di iniziative che hanno proiettato la Sardegna sulle pagine dei più accreditati quotidiani nazionali (e questa volta in buona compagnia dei due quotidiani L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna).
Ha iniziato, come sempre, il festival di Gavoi che ha calamitato nell’Isola il meglio della critica letteraria nazionale e il top degli scrittori contemporanei. Subito dopo è stata la volta di Seneghe col festival della poesia. E Dio sa quanto ci sia bisogno di quella libertà di spirito che solo la poesia sa diffondere.

C’è stata, per la settima volta consecutiva, la Fiera del libro di Macomer. Questa volta il dato illuminante e luminoso è stata la partecipazione delle scuola, dalle elementari alle superiori. Con centinaia di alunni che si sono confrontati su testi letterari nazionali e isolani. Ed è emersa una scuola sarda vivace, attenta a quanto avviene nel mondo. La formula “la scuola sarda adotta un libro” è stata vincente, l’idea della Regione e dell’Associazione degli editori sardi Aes va sostenuta ulteriormente.

Dopo Macomer, negli stessi giorni, il quarto Forum “Passaparola” alla manifattura Tabacchi di Cagliari. Col fior fiore degli editori nazionali, dei critici. E anche qui le scuole in primo piano. E hanno capito che un’idea vincente a Londra può esserlo anche a Cagliari e dintorni.

Questa è una Sardegna che ha cambiato pelle. È una Sardegna che – fra mille sacrosante proteste, fra scioperi e rabbia dai campi alle fabbriche – vuol modernizzare l’agenda della politica sarda consociativa e inconcludente. Sembra di vedere una Sardegna che finalmente crede nella cultura: Quella che con “istruitevi, istruitevi, istruitevi” invocava Antonio Gramsci.

domenica 11 novembre 2007

Far leggere? E' un'impresa (L'Unione Sarda, 11 novembre 2007)

Sono un cagliaritano che di mestiere fa, oltre che l'insegnante, l'editore. Sono reduce dalla due giorni del Forum Passaparola. Mi associo ai complimenti che il presidente della Regione Renato Soru ha ricevuto da più parti per aver ospitato una così importante manifestazione. Ho ascoltato, e condiviso in molti punti, il suo intervento alla tavola rotonda conclusiva. Ma non ho potuto fare a meno di rilevare che l'unico suo cenno alla presenza in Sardegna di "un'industria editoriale" è stato per ricordare l'episodio della distribuzione gratuita dei libri sardi "ammassati" nei magazzini della Regione. Neanche un cenno al lavoro continuo e faticoso che i piccoli e medi editori svolgono da anni, non solo con la scoperta di nuovi autori e nuovi temi, ma anche con decine e decine di presentazioni di libri e altre iniziative sul territorio, creando un dibattito in luoghi dove di libri si parla molto poco; con il lavoro nelle scuole, in sinergia con le librerie e i caffè letterari che da qualche anno, grazie agli autori e agli editori sardi, vivacizzano e articolano la loro attività.
Il sostegno della Regione è per noi fondamentale, ieri come oggi, e sono d'accordo (come l'Associazione degli editori sardi ha già avuto modo, reiteratamente, di dichiarare) con scelte che ci consentano di superare ogni residuo di assistenzialismo: questo è possibile se non viene a mancare la fiducia delle Istituzioni verso il nostro lavoro di editori e, conseguentemente, il dialogo imprescindibile per la promozione di quei "comuni interessi" che convergono nella incentivazione della lettura.
Non si può dimenticare che accanto ai grandi Festival con ospiti nazionali e internazionali, esiste una Fiera del Libro che da sette anni a Macomer rappresenta un momento di confronto fra tutti coloro che operano in questo settore. Oltre cinquecento ragazzi di scuole provenienti da tutta la Sardegna sono stati coinvolti nel progetto "La scuola adotta un libro sardo", un progetto che la dottoressa Borsari, direttore scientifico del Festival Filosofia di Modena, ha definito «formidabile». Un progetto nuovo ed originale nato in Sardegna, a Macomer. Dalla Regione mi aspetto che l'editoria sarda, un settore imprenditoriale in buona misura sano, serio e competente, sia incentivata con giusti interventi strutturali (innanzitutto una nuova legge per l'editoria, corsi di formazione per tutti i componenti della filiera del libro, una efficace distribuzione dentro e fuori la Sardegna, la creazione di luoghi e occasioni di lettura, una strategia più attenta, mirata e flessibile nella partecipazione alle fiere ed altro ancora). Non basta "non ostacolare" processi virtuosi: occorre semmai farsi carico delle proprie responsabilità, nell'ottica di una democrazia partecipata, in questo momento felice che forse ci consentirà di uscire dall'imbarazzante ritardo culturale della nostra isola.
Giuseppe Mocci (Aipsa edizioni, Cagliari)
L'Unione Sarda, 11 novembre 2007 (pagina 17)

venerdì 2 novembre 2007

I lettori al potere

cultnews.it Si è conclusa domenica sera la VII edizione della Mostra del libro in Sardegna.
A confrontarsi sul tema "Il futuro. Le parole e le idee per immaginarlo", c’erano tutti. Editori associati (riuniti dall’Aes), gli editori non associati, i librai indipendenti dell’Alsi. E poi scrittori sardi, una ventina, esperti nella produzione di eventi culturali come Pierluigi Sacco, editori della penisola di rilievo, quali Minimum fax e Fanucci. E, come tradizione vuole, le scuole, con tanti studenti. Alcuni dei quali, circa cinquecento, coinvolti in quella che è probabilmente l’iniziativa più importante della manifestazione: "La scuola adotta un libro", in cui gli allievi preparati precedentemente dai loro docenti alla conoscenza di alcune opere ne hanno discusso con gli autori, raccontando al pubblico, mai troppo numeroso, in verità, le loro esperienze di lettura e scrittura.
In questo evento, Mario Argiolas presidente dell’Aes, associazione editori sardi, vede la via maestra del futuro che ha dato titolo alla manifestazione.
"Non è più tempo delle lamentazioni sul fatto che i sardi leggono (e comprano) pochi libri. Bisogna creare nuove esperienze culturali di fascinazione che sollecitino alla lettura utilizzando linguaggi nuovi, anche 'contaminati', più vicini ai giovani ed a coloro che un libro non l’hanno proprio mai 'aperto'. Solo così si può creare un pubblico inedito, un pubblico di lettori di domani". Una implicita, non sappiamo quanto voluta, autocritica da parte del rappresentante di una categoria che sino a ieri, con poche eccezioni, pareva poter vivere essenzialmente dei contributi regionali della scellerata (perché condannata immediatamente dall’Unione Europea per aver infranto clamorosamente la disciplina degli Aiuti di stato) Legge 22 del 1998. L’anno prossimo si partirà da qui dunque, da una nuova formula che coinvolga gruppi di lettori il più possibili ampi, ai quali gli scrittori risponderanno, capovolgendo la formula che ha sempre visto protagonisti gli autori, in cattedra, di fronte ad un pubblico che spesso non ne conosce l’opera, rendendo spesso gli incontri una mera, sterile vetrina elitaria. Non vediamo l’ora che ciò accada davvero.
Enrico Martini www.cultnews.it (31 ottobre 2007)

lunedì 29 ottobre 2007

Macomer, giù il sipario con l'ossessione della sardità

L'UNIONE SARDA 29/10/2007
DALL' INVIATO EMILIANO FARINA
Macomer. Qualcuno chiede di essere lasciato in pace perché quando sente «quella parola» gli viene da tirare fuori la pistola. Il termine da lacrime e sangue è «identità» e il pistolero si nasconde tra i quarantadue autori che hanno dato inchiostro a Cartas de Logu. Scrittori sardi allo specchio (Cuec, 218 pagine, 12 euro), una raccolta di opinioni curata da Giulio Angioni sul senso di appartenenza all'Isola natia. Qualcuno la chiama anche coscienza storica.
Il volume è stato presentato ieri (moderatore Marco Noce) nella serata conclusiva della Mostra del libro di Macomer. Un sigillo ideale per una rassegna incentrata quasi ossessivamente sul rapporto tra essere uno scrittore, essere sardo ed essere uno scrittore sardo. Una formula, quest'ultima, che sulla scia del successo ottenuto da una lunga schiera di penne di Sardegna, sta contribuendo a creare un mito/verità che da giorni s'ode indisturbato tra gli stand della mostra all'Ex Caserma Mura. «Gli editori fanno a gara per poter aver uno scrittore sardo in catalogo». E semmai dovesse prevalere il mito sulla verità, non è stato certo sfatato a Macomer.
Il pistolero si cela in un elenco alfabetico che va dalla A di Abate Francesco fino alla T di Tognolini Bruno. Ci sarebbero anche altre lettere come la Z , «ma c'è chi si è ritirato e chi non ne ha voluto sapere di affrontare questo argomento», spiega Angioni. Se Cartas de Logu è un bel campionario di confessioni sul proprio grado di sardità, il vero problema è capire se l'identità sbandierata come marchio doc di un prodotto oggi indiscutibilmente appetibile sia un'operazione di marketing editoriale o di appartenenza reale a una vita interiore dal gusto nuragico. Le posizioni degli autori sono le più diverse. Le testimonianze dei quarantadue (uno è anonimo) hanno forme letterarie altrettanto diverse: si va dal saggio alla poesia, dai racconti ad accenni giornalistici. Alcuni sono scritti bene e sono interessanti, altri no. Tra i più curiosi c'è quello di Nicola Lecca, l'autore considerato meno “sardo” di tutti. Il titolo è Essere uno scrittore sardo . «Mi sento tanto sardo quanto tutti gli altri scrittori della mia terra e sono convinto che nei miei libri ci sia molta più Sardegna di quanto si pensi».
La più chiara è Bianca Pitzorno: «Se dovessi dare una definizione di me stessa sulla scrittura, temo che deluderei moltissimo i cultori della “letteratura sarda” perché mi direi senza esitare “scrittrice europea di lingua italiana”. Angioni spiega il motivo di una simile presa di distanza. «Poco prima di scrivere la sua testimonianza, la Pitzorno aveva ricevuto uno dei tanti attacchi da parte di alcuni estremisti della sardità. Sicuramente era infastidita e oggi, potendo, scriverebbe cose diverse».
Un giudizio tecnico collettivo sull'opera arriva da Simonetta Sanna, docente di filologia ed esperta di emigrazione, immigrazione ed etnie. Ha analizzato analiticamente i singoli scrittori individuando tre grandi tematiche legate al loro personale concetto di identità: natura, storia e cultura. In Fresi - sostiene - la sardità è ben delineata, nella Agus prevale il concetto di “tana”, in Francesco Casula c'è il vincolo linguistico. Puddu, Marroccu, Fois e Marci sono particolarmente complessi. Antoni Arca è ibridato. Sanna boccia l'eccessivo attaccamento alla propria terra con una teoria che definisce dell'“identità fluida”: «Siamo in Europa e dobbiamo passare da un'ideologia fondata sulle radici a una nuova immagine più adeguata all'universo in movimento». E se Fiorella Ferruzzi interviene con Proesia (mix tra prosa e poesia), l'algherese Antoni Arca rivela senza troppi giri di parole chi è lo scrittore sardo: «Colui che scrive in lingua sarda». E basta.
Secondo Angioni (modalità antropologo), Cartas de Logu «è una foto di gruppo enorme che non so nemmeno come sia nata». Anzi, lo sa. «Da un incidente: molte delle singole testimonianze dovevano confluire negli atti di un convegno sull'identità. Dato che la cosa non è avvenuta, abbiamo pensato di pubblicarle così». D'accordo, ma chi è il pistolero? «Non ve lo dico, leggete il libro».

domenica 28 ottobre 2007

Nuova filosofia espositiva

Come illustrato da Mario Argiolas, presidente dell'AES (Associazione Editori Sardi) e tra gli artefici della Mostra, quest'edizione ha visto un'importante modifica nei criteri espositivi, nella determinazione dei quali è prevalso il principio della valorizzazione delle progettualità individuali di ciascun editore. Mentre in passato i titoli presenti erano proposti per ordine tematico, quest'anno si è preferito dare uno spazio individuale a ciascuna Casa.
La valutazione di fondo che origina questa scelta è la convinzione di una importante maturità raggiunta dal pubblico sardo, che, ormai bene orientato (merito anche di Macomer) nelle opportunità di lettura offerte dalle Case isolane, ha ora l'opportunità di esplorare le scelte editoriali e pertanto di comprendere la personalità specifica di ciascun editore. (Foto: Gianfranco Meloni)

Il Trenino

Dalla mattina alla sera il Trenino, amato dai bambini ma usato anche dai grandi, collega senza sosta la zona della Mostra con il Centro storico di Macomer, che mai come quest'anno è ricco di iniziative collegate all'esposizione. (Foto: Gianfranco Meloni)


sabato 27 ottobre 2007

Alberto Capitta: lo scrittore e il paesaggio.

Studenti e autori (Macomer, 27 ottobre 2007)

Una studentessa del Liceo della Comunicazione di Macomer rivolge una domanda all'autore (Alberto Capitta). Macomer, 27 ottobre 2007.

venerdì 26 ottobre 2007

Il meglio della produzione sarda (Francesco Cheratzu)

Complimenti agli organizzatori della Mostra, il sacrificio degli anni scorsi sta dando i suoi frutti.
Le mostre del libro servono per avvicinare la gente ai libri e alla lettura. Sembra banale, ma è utile ripetere che libri e lettura sono inscindibili e qui si può veramente vedere il meglio della produzione sarda.
Francesco Cheratzu, edizioni Condaghes (Macomer, 26 ottobre 2007)

Le fiere sono essenziali per l'incontro (Antoni Arca)

Le fiere in quanto tale sono utilissime, sono il sale della vita, essenziali per lo scambio, l'incontro. Il limite di una mostra come questo è la limitatezza del mercato. Dovremmo essere in grado di calamitare editori esteri per acquistare diritti di traduzione.
Antoni Arca, scrittore (Macomer, 26 ottobre 2007)

Una scuola viva e vitale (Giacomo Mameli)

Ho avuto il piacere – piacere vero, intenso – di discutere del mio libro “La ghianda è una ciliegia” con alcune classi di studenti del Tecnico di Tortolì e del Liceo Siotto di Cagliari. In precedenza alunni delle elementari (tanti, vispi, attenti) avevano commentato un libro di Antoni Arca sulle fiabe di Antonio Gramsci.
Che emozione vedere bambini di oggi confrontarsi sul bambino Gramsci di un secolo fa. E che osservazioni, e che belle domande ad Arca, che è stato bravissimo. Complimenti a tutti, alle maestre in primo luogo. Auguri ad Antoni Arca.
Poi è stato il mio turno nel padiglione “Filigosa” rimesso un po' a nuovo, più accogliente, più confortevole. Gli alunni di Tortolì hanno fatto una sintesi di ogni capitolo del libro. Lo hanno fatto in sardo e alcuni di loro mi hanno ricordati i testimonial del mio libro.
Perché io quelle storie le ho raccolte in sardo foghesino, e le ho trasformate in limba italiana. Loro hanno fatto il contrario. Sono tornati. Hanno fatto delle “brevi di cronaca”, ma efficaci, complete, hanno colto nel vivo il valore di quei personaggi, la loro caratura morale. E che bravi quei due ragazzi sorridenti con sassofono e chitarra.
Che dire delle domande dei giovani del Siotto? Curiosi, profondi, talvolta intriganti, indaganti. Bravi. Che bella quella domanda sul “dopo-libro” a Perdasdefogu, sul feed-back, sulla valorizzazione dell'uomo “comune” che nel libro assurge a uomo che fa la storia, protagonista vivo del suo tempo. Diceva Carlo Bo, mitico rettore dell'università di Urbino dove ho avuto il piacere di studiare, che ogni uomo è un pezzo di storia dell'umanità. Sì, lo sono anche Scòttula, Cazzàai, Coa Allutta, l'infermiere Pierino e il cavadenti Vittorio, tutti.
Due osservazioni, fattas cun su coru.
1) Questa scuola sarda è viva. Capace. Motivata. Ho conosciuti due insegnanti, Lucia Baiocchi (Siotto) e Francesca Mastio (Tecnico di Tortolì) eccezionali. Con insegnanti così la scuola è viva. È una scuola che quando vuole sa essere meglio di quella di ieri. Occorre darle strumenti. Una scuola che invita alla lettura è una scuola dinamica, moderna. Leggendo i libri di oggi e i classici di ieri. I miei complimenti anche alle altri insegnanti di cui non ricordo i nomi.
2) La Fiera del libro di Macomer, con la formula “La scuola adotta un libro”, ha trovato una formula inedita ed efficace. Questa iniziativa è importante, va potenziata, estesa a più scuole, anche con incontri successivi con gli autori. Ciò serve a far maturare gli autori ma anche i ragazzi che vincono la difficoltà di uscire all'esterno, di confrontarsi in pubblico. Che bello se gli alunni di Cagliari, Tortolì, quelli di Antoni Arca, quelli di Arbus e di Sorso, di Ballao e di Bosa, parlassero – nei loro paesi, nelle loro città - di tutti i libri che leggono. Che rivoluzione se la scuola, ogni scuola, sulla scia della Fiera di Macomer, semmai con la regia della Fiera del libro o dell'Aes, presentasse ogni settimana un libro al pubblico, in ogni scuola di ogni paese e città.
3) Grazie quindi a Macomer. Il mio libro era stato presentato alcuni mesi fa dagli alunni delle elementari di Santa Maria Navarrese. Lo avevo fatto diventare uno spettacolo teatrale. Alunni attori e insegnanti registi. Ecco perché la scuola sarda è viva. Ecco perché gli insegnanti capaci vanno proposti ad esempio e incoraggiati.

Ringrazio studenti, alunni, La Fiera del libro e tutti quelli che ci lavorano.
Giacomo Mameli

mercoledì 24 ottobre 2007

Studenti ITI Tortolì, Macomer 27 ottobre 2006.

Studenti della IV B dell'Istituto d’Istruzione Superiore ITI di Tortolì (accompagnati dall'insegnante di italiano Francesca Mastio) illustrano le tavole del fumetto satirico (protagonisti alcuni dinosauri) con il quale hanno deciso di parlare in maniera originale del libro di Piergiorgio Pinna, La Sardegna prima della storia, per il progetto La scuola adotta un libro sardo. Macomer, 27 ottobre 2006. Foto: Andrea Mameli.

Suk di libri e nouvelle vague

Il Sardegna, 24 ottobre 2007 Un laboratorio di idee, tra reading, conferenze, notti bianche di lettura, convivi vis a vis con gli scrittori, e un osservatorio sull'editoria. Da stasera la Mostra del libro di Macomer sarà un palcoscenico comune per i lettori «senz'altro in aumento, almeno in base ai dati sull'accesso nelle biblioteche in Sardegna», dice l'assessore regionale alla Cultura, Maria Antonietta Mongiu e gli autori, questi ultimi davvero in fermento nella vetrina isolana. Per cinque giorni negli spazi dell'Ex Caserma Mura i riflettori daranno lustro alle produzioni sarde: dai più giovani romanzieri come Alessandro De Roma, novello vincitore del Premio Dessì, a un colosso della letteratura dell'Isola, Salvatore Mannuzzu fino a Giulio Angioni e Giacomo Mameli. L'aumento di produzioni che, secondo la Mongiu, è sinonimo di humus letterario: «Quasi un fenomeno. Ma quello che interessa è anche riuscire ad attirare le fasce deboli di lettori, per questo Macomer oltre ad offrire opportunità di confronto ai singoli e alle scuole, contribuiscono a creare spessore, occupandosi dell'istruzione come obiettivo primario». Nel programma della fiera pochi spot, spazio alle parole. «Abbiamo oculatamente evitato di inserire le singole presentazioni dei libri», spiega Mario Argiolas, presidente dell'associazione Editori sardi. «L'intento è discutere di letteratura e conquistare nuovi lettori». In mostra trentaquattro case editrici dell'Isola, ma ci saranno presenze di rilievo nazionale come Minimum fax, un cartellone di appuntamenti che spazia dai convegni più aulici, il primo, (questa sera alle 19) è dedicato ad Antonio Gramsci, con Angioni e Mannuzzu, fino a pièce e concerti. Domani, dalle 10, l'apertura del programma per ragazzi (con le iniziative Adotta un libro), tra le conferenze, che quest'anno tendono a interrogarsi sulla nouvelle vague in Sardegna, l'intervento di Alessandro De Roma (venerdì, alle 17), e la tavola rotonda Gli scrittori sardi allo specchio dell'identità (domenica, alle 18 e 30). Da non perdere il punto sull'editoria coordinato dal critico Massimo Onofri con Ernesto Ferrero e Pierluigi Sacco. Per informazioni e contributi la mostra di Macomer ha aperto un blog: http://mostralibro.blogspot.com/

Da oggi al via a Macomer la Fiera del libro

LA NUOVA SARDEGNA - 24.10.2007
Sino a domenica un fitto programma di incontri con gli autori e di dibattiti
MACOMER. Apre i battenti oggi la 7ª edizione della Mostra del libro in Sardegna. L’inaugurazione, prevista alle 17,30, sarà nel segno di Gramsci, con letture di Roberta Balestrucci e interventi degli scrittori Giulio Angioni e Salvatore Mannuzzu e dell’assessore regionale Maria Antonietta Mongiu. Il tema unificante di tutta la manifestazione è "Il futuro: le parole e le idee per immaginarlo". Tutti i giorni, nello "Spazio autori", numerosi scrittori incontreranno il pubblico dei lettori e si confronteranno sul tema "Un futuro da leggere". Spazio anche ai saggisti e agli approfondimenti con i quattro incontri di "Piccola patria". Si parlerà del "Rinascimento letterario sardo", della produzione letteraria in lingua sarda, di scienza e fantascienza, di Carta de logu, del rapporto tra la letteratura e le radici. Ogni giorno animazione con i ragazzi, laboratori di fumetto e spettacoli, reading, letture. Sabato 27, per "Ultime notizie dal mondo del libro", si parlerà, in una tavola rotonda, del futuro del libro e della promozione della lettura. Domenica 28 si terrà un seminario sulle fiere del libro; di pomeriggio un incontro pubblico sull’«eventismo» culturale con i rappresentanti di importanti festival della penisola e sardi. Sabato 27 tutto il centro commerciale di Macomer sarà animato dalla "Notte bianca", che vedrà protagonisti autori e pubblico insieme.

martedì 23 ottobre 2007

Intervento Assessore M.A. Mongiu

Nel primo video l'Assessore Mongiu illustra il simbolismo adottato dalla Regione per presentare la settimana edizione della Mostra del Libro di Macomer. Nel secondo, rispondendo alla domanda di un giornalista, sottolinea l'importanza delle attività culturali che gravitano intorno al libro per spiegare l'aumento del numero di lettori.


Conferenza stampa di presentazione, Cagliari, 23 ottobre 2007.

Conferenza stampa alla Regione (23 ottobre 2007)

mongiu Nel corso della conferenza stampa (svolta oggi nei locali dell'assessorato regionale alla pubblica istruzione) l'Assessore regionale Maria Antonietta Mongiu ha sottolineato i profondi significati che sottendono la scelta della Regione di sostenere la Mostra del libro in Sardegna di Macomer: "un tempo sarebbe stato impossibile avere un'immagine come quella che abbiamo presentato, con l'aiuto dei nostri grafici, nella quale abbiamo collocato dei libri negli interstizi tra le pietre del nuraghe; è un'immagine molto potente, che fa dialogare tutta la nostra identità così stratificicata con la lettura. In Sardegna sta aumentanto il numero dei lettori e delle opportunità di lettura, e sta aumentando il numero degli scrittori."
argiolas Mario Argiolas, presidente dell'AES (Associazione Editori Sardi), ha messo in rilievo l'importanza del coinvolgimento degli studenti in una regione nella quale il numero di lettori lettori è sempre molto scarso. "Studenti che, dopo aver letto un libro, e spesso è la prima volta che lo fanno, partecipano attivamente alle attività coinvolgendo a loro volta altri studenti. L'idea di coinvolgere i ragazzi, che dobbiamo a Giuseppe Marci, sta iniziando a dare i suoi frutti."
Nel video, Mario Argiolas raccota come è nato e come si è sviluppato il progetto di educazione alla lettura degli studenti delle scuole sarde.

lunedì 22 ottobre 2007

Cultura fa rima con autonomia (Mario Argiolas)

Finalmente ci siamo. I protagonisti della filiera del libro (editori, librai, autori), il mondo della scuola, della pubblica lettura, dell’associazionismo, i lettori ritrovano il loro appuntamento annuale, un luogo d’incontro, di partecipazione, di festa. Questa è la settima edizione, sette lunghi anni di lavoro appassionato, di crescita, di relazioni, di critica e autocritica, di lavoro tenace contro i ripetuti tentativi di ostacolare e cancellare un’esperienza, da qualcuno considerata troppo decentrata, rispetto ai grandi centri, e anomala, forse perché poco incline a seguire le mode del momento, la eccessiva spettacolarizzazione della cultura.
Quest’anno apriamo con un omaggio a Gramsci, omaggio sentito e sincero nei confronti del grande intellettuale di Ales. Il Gramsci del “pessimismo dell’intelligenza e dell’ottimismo della volontà”; il Gramsci che nei Quaderni ha scritto: “La letteratura deve essere nello stesso tempo elemento attuale di civiltà e opera d’arte”.
A partire da giovedì prende il via l’appuntamento con il progetto “La scuola adotta un libro sardo”. Cinquecento studenti provenienti da tutta la Sardegna, dopo aver adottato e letto un libro, s’incontrano e lo discutono tra loro e con gli autori. Questo progetto nato quattro anni fa da un’idea di Giuseppe Marci è diventato un punto di forza della Mostra del libro e l’AES ne va orgogliosa.
Il tema unificante di tutta la manifestazione è IL FUTURO: LE PAROLE E LE IDEE PER IMMAGINARLO. Questo tema è un regalo di Stefano Salis e di ciò lo ringraziamo perché è un tema che spinge a rivolgere il nostro sguardo al futuro, in un’epoca in cui il senso del futuro rischia di tramontare, a ritrovare la speranza.
Il Futuro è il filo rosso che attraversa tutta la manifestazione. Tutti i giorni, nello spazio autori, gli scrittori incontreranno il pubblico dei lettori e si confronteranno sul tema "Un futuro da leggere". Ogni sera dopo le 21 nei ristoranti della città di Macomer gli autori incontreranno ancora i lettori in un contesto conviviale e daranno corpo alle "Visioni di futuro nella letteratura contemporanea". Spazio anche ai saggisti e agli approfondimenti con i quattro incontri di "Piccola patria. La Sardegna e il mondo nelle pagine dei saggisti". Si parlerà del "Rinascimento letterario sardo", della produzione letteraria in lingua sarda, di scienza e fantascienza e di "Cartas de logu", cioè del rapporto tra la letteratura e le radici. Sabato 27 per "Ultime notizie dal mondo del libro" si terrà una tavola rotonda sul futuro del libro e della promozione della lettura: da Gutenberg a Internet.
Domenica 28 si terrà un seminario sul futuro delle fiere del libro e di pomeriggio un incontro pubblico sull'eventismo culturale con autorevoli rappresentanti di importanti manifestazioni della penisola. La Mostra del libro non resterà chiusa negli spazi, bellissimi, delle ex Caserme Mura, ma si radicherà in tutta la città di Macomer, attraverso numerose iniziative, a partire dalle attività del Centro Internazionale del Fumetto, e sabato 27 tutto il centro storico sarà animato dalle manifestazioni della "Notte bianca", che vedrà protagonisti gli autori e i poeti insieme ai gruppi tradizionali. Novità assoluta dell'edizione di quest'anno è il "blog" che l’AES ha proposto a tutto il Comitato organizzatore recependo una brillante idea di Andrea Mameli. Vuole essere uno spazio open, aperto ai contributi dei lettori e degli autori.
Ci auguriamo che il padiglione editoria e libri, completamente rinnovato, che ospita il grande stand dell’editoria sarda e lo stand dei librai sardi indipendenti, offra, come lo scorso anno, un’irripetibile opportunità perché i lettori incontrino il libro e scoprano la grande ricchezza rappresentata dalla nostra produzione editoriale. Lo stand ospita anche i libri degli editori Fanucci e Minimum Fax, ospiti fissi di questa edizione. La piccola e media editoria di qualità è molto ben rappresentata anche quest’anno dopo i bellissimi giorni trascorsi lo scorso anno con Marcos y Marcos ed E/O.
La 7a Mostra del libro di Macomer si conferma come punto di aggregazione di tutti i protagonisti della promozione del libro e della lettura, uno spazio di incontro, confronto e approfondimento, dove il pubblico è assolutamente protagonista e non passivo consumatore di stereotipi, una realtà dove la cultura sarda è presente in forze e si confronta con tutte le altre culture senza presunzione e senza complessi d'inferiorità. Il tutto grazie ad una formula originale e ad una "direzione artistica" che comprende gli editori sardi, i librai sardi indipendenti e le associazioni culturali, a partire da Verbavoglio, capaci di lavorare insieme in modo creativo e di collaborare attivamente con le Istituzioni (Regione Sardegna - Assessorato alla Pubblica Istruzione e Comune di Macomer).
Buon lavoro a tutti e buone letture.
Mario Argiolas