mercoledì 31 ottobre 2007

Macomer. La mostra del libro e l'ossessione dell'identità (Blog: il cannocchiale)

Si è conclusa questa settimana, la Mostra del Libro di Macomer, giunta alla settima edizione. I media locali, dalle radio ai giornali, hanno seguito con interesse l’iniziativa, raccontata poi da un blog ufficiale. In questo blog, appunto, sono disponibili le rassegne stampa (con gli articoli tratti dai quotidiani sardi) dell’iniziativa, commenti agli incontri previsti dalla manifestazione, informazioni di vario genere sull’evento.
Sull’Unione Sarda di ieri, in particolare, un articolo a firma di Emiliano Farina, inviato sul luogo, metteva in evidenza il problema della "ossessione" per la sardità. Le diverse tesi proposte nell’articolo, pubblicato nella pagina della cultura del quotidiano cagliaritano, si muove dall’assunto che l’identità sarda sia diventata quasi un obbligo per chi vuol fare letteratura.
Il libro. "Cartas de Logu: scrittori sardi allo specchio" è il titolo di un volume di opinioni, raccolte e curate da Giulio Angioni, sull’identità e l’attaccamento alla terra natia negli scrittori isolani. Le diverse opinioni espresse, inoltre, vedono alcuni scrittori sbottare contro l’eccessiva pressione, anche da parte egli editori (che “fanno a gara per avere uno scrittore sardo in catalogo”, s’è detto alla presentazione del volume), sugli scrittori a scrivere in sardo o di sardo, di Sardegna, di Sardi. L’accenno all’eccesso di identità, e al fatto che lo stesso mercato ci si sia fatto assorbire, è fondamentale per mettere in discussione un altro punto: a quanto serve rivendicare questa identità nei libri, negli incontri ad essi legati, e poi limitarsi a tutto ciò? Il segnale che parte dalla Mostra di Macomer, ma anche da tanti altri appuntamenti culturali, non riesce, questa è l’impressione guardandoci attorno, a penetrare la società, a rendere centrale la sardità nel cittadino medio.
Critica e riflessione. Simonetta Sanna, in un dibattito nella presentazione di Cartas de Logu e con un intervento sulla Nuova Sardegna, ha sviluppato appunto questa critica, individuando in ferite e traumi le cause di questo bisogno così forte di identità. Nell’articolo pubblicato sul giornale sassarese, la filologa chiarisce che “Nel mondo globale, in sostanza, c’è spazio anche per il prodotto-Sardegna, al di là del valore delle singole opere che, nel tempo e attraverso il confronto, sapranno farsi strada da sé”. Il mercato quindi, contamina e si fa contaminare dalla Sardegna come prodotto, e non solo nel turismo da spiaggia.
Due fronti, due eserciti. E’ chiaro che, nell’ambiente letterario isolano, in particolare nei festival (che in Italia sono diventati uno dei culti più importanti con cui gli amministratori si regalano visibilità), la Sardegna sta godendo quasi di una situazione di monopolio. Fa bene Michelina Borsari, direttore scientifico della Fondazione San Carlo di Modena, a dire sull’Unione di oggi che si rischia una “manifestazione chiusa e destinata soltanto alla comunità locale. E il localismo va evitato”. La segnalazione di un addetto ai lavori “continentale” non va certo vista come un disprezzo verso la tradizione e l’identità, ma va discussa, evitando posizioni da manichei. Purtroppo, sembrano essersi formati due schieramenti, come nel caso del dibattito sulla Limba Sarda Comuna (LSC): da una parte i difensori integralisti dell’identità, non certo indipendentisti ma capaci anche di fare un mito della nostra tradizione, e dall’altra, fors’anche con un po’ di snobismo elitario, i difensori dell’italianità, quelli che hanno la nausea di fronte a tanta autocelebrazione.
In medio stat virtus. E’ una frase fatta, ma racchiude una soluzione: la ricerca dell’identità, dalle cose più banali (una bandiera dei quattro mori su un blog) ai testi più impegnati, deve essere uno dei temi, non il tema. Innanzi tutto perché un popolo, per sentirsi tale, deve inquadrarsi anche in altri versanti oltre quello identitario: quello sociale, musicale, politico per esempio. La storia della Sardegna, per esempio, dovrebbe alternare l’esaltazione e l’approfondimento dei momenti in cui l’orgoglio dell’isola è stato difeso con forza e valore a quello dei processi politici più normali, più italiani. In tal senso, nelle università si sta già facendo tanto, con l’istituzione di Corsi di Laurea, esami e approfondimenti dedicati alla cultura e la storia sarda. Tuttavia, a livello culturale, la centralità dell’Europa e della letteratura italiana non deve perdere d’attualità.
Da Ales ad Aosta - Il fatto che il Gramsci, che tanto quest’anno s’è celebrato (e se a farlo sono ricercatori e docenti che ci hanno dedicato un’intera carriera, senz’altro la cosa è importante), e la Deledda (uno dei pochi premi nobel italiani per la letteratura) usassero in maniera divina la lingua di Manzoni va messo sempre in primo piano. Poi c’è la letteratura in limba (lingua sarda), quella antica e quella attuale delle gare poetiche, ma il tutto non dovrebbe diventare un’ossessione, altrimenti culturalmente e socialmente si rischia davvero la chiusura.
Il punto di incontro fra le due letterature, sarda e italiana, sta nel fatto che la prima, perché per noi l’italiano è lingua materna, appartiene alla seconda, ma le sfugge continuamente, cerca di agitarsi, di mostrarsi e farsi vedere: niente di più giusto, nobile e pregevole, a patto che a scrittori e artisti il mercato lasci la possibilità di scegliere quali temi trattare, così che questa sardità sia vista per quello che è e non come un obbligo tematico dell’industria culturale.

Blog Il Cannocchiale, 30 ottobre 2007

10 commenti:

Anonimo ha detto...

L'autrice dell'articolo sulla Nuova Sardegna era Simonetta Sanna,docente dell'ateneo sassarese e consigliere regionale.
Vorrei poter intervenire visto che al dibattito organizzato nell'angolo degli autori non avete dato alla gente la possibilità di intervenire sul tema della letteratura sarda. Per me, così come qualcuno degli autori presenti a Macomer, la letteratura sarda è quella scritta in sardo in quanto solo questa è capace di sottrarsi alle sirene del mercato letterario e al pericoloso folklorismo a cui parrebbe vocata dalla volontà delle case editrici italiane. la letteraratura sarda, in sardo, non è solo quella delle poesie e dei premi, peraltro numerosissima, ma quella della prosa che conta un numerosissimo numero di autori misconosciuti dai più. Certo non tutto è pregevole ma questo anche nella letteratura in lingua italiana. Il problema principale è che molti degli autori, pur potendolo fare, non scrivono in sardo perchè colpiti da complesso di inferiorità e quindi convinti di non avere successo in questa lingua. Così come l'italiano, il sardo è parlato solo in Sardegna e per essere commercializzato ha necessità di essere tradotto. Ma questo è valido anche per l'italiano, altrimenti si scriverebbe tutti in inglese e saremmo tutti un pò più omologati

Anonimo ha detto...

Il tema dell'identità non deve essere "un obbligo tematico dell’industria culturale", come dice il blogger qui citato, ma neppure liberarsi dell'identità deve essere un obbligo tematico dell’industria culturale: questa sembra la posizione di chi ha redatto questo articolo, non lontana dalla mia, sebbene il blogger lasci nella conclusione solo la prima delle due proposizioni. Meno d'accordo sono quando sostiene: Bene fa Michelina Borsari quando parla di "manifestazione chiusa e destinata soltanto a una comunità locale". Riguardo a questa inspiegabile posizione della Borsari e dell'appoggio de Il cannocchiale, sottoscrivo ciò che ha obiettato Alberto qualche post più sotto.
PS qui c'è scritto "Simonetta Deidda", mentre nell'originale il blogger de Il cannocchiale ha scritto giusto "Simonetta Sanna". Il refuso è dunque di chi ha ricopiato qui!
Paolo Maccioni

sonolaico ha detto...

sono io il blogger che ha fatto questo articolo. L'errore sul nome è mio, e poi dopo la segnalazione l'ho corretto sul mio blog. Sbagliare un nome, credo, sia abbastanza giustificabile, sia perchè il sistema dei commenti è fatto a posta anche per correggere eventuali errori di battitura, sia perchè il blogging è una cosa veloce, spesso fatta di getto, non avendo una redazione e un direttore cui far capo in quella sede.
L'articolo, più che proporre soluzioni, intendeva far uscire uno dei problemi-dibattiti del mondo letterario sardo anche aldilà della Sardegna, per quei pochi amici che dal Continente mi seguono.

Riguardo al mio giudizio sull'opinione di M. Borsari, non la condivido pienamente, però ammetto che è una delle impressioni che "da fuori" la manifestazione può avere. Non sono stato alla Mostra di persona, dato che studio e vivo a Cagliari per cui non ho avuto il tempo e il denaro per andarci, ma è stato ugualmente bello seguire l'evento su questo ottimo blog, sulle radio (in particolare Radio Press ha seguito bene l'evento) e sui giornali.
Quanto alla produzione in sardo, nessuno mette in dubbio che essa sia importante, che anche la "letteratura sarda" abbia dignità letteraria; purtroppo, spesso da parte degli autori oltre al complesso di inferiorità (che giustamente riporta il primo commento) scatta un meccanismo di difficoltà di composizione.
Nel piccolo giornale per cui collaboro, ho intervistato diversi artisti e scrittori (sia di prosa che di poesia) locali, cui ho sempre posto la domanda sul perchè non componessero in sardo:
la risposta riporta sia che avrebbero temuto di vedere la loro opera considerata solo come "folklore", qualcosa di inferiore al resto della produzione nazionale, e sia che ci sarebbero difficoltà oggettive a comporre in sardo, per la mancanza di grandi opere di riferimento (e pure quelle presenti sono pregevoli) e di interesse nella gente per la prosa in sardo.

Chiedo di nuovo scusa per l'errore di battitura (era partito dal mio blog l'errore!), e ringrazio chi cura questo blog di aver postato il mio articolo. Non intendevo certo trarre delle conclusioni assolute sul problema (e chi sono io per farlo?), ma stimolare il dialogo e vedo che la cosa sta riusccendo bene.
Un saluto a tutti e buon lavoro

Andrea Mameli ha detto...

Ringrazio il curatore del blog il cannocchiale per aver prontamente corretto il nome. Ora lo correggo anch'io. Non l'ho fatto prima perché ero sul Gennargentu e ho staccato la spina per 24 ore. Ha ragione il blogger del Cannocchiale: gli errori di questo tipo sono veramente banali e spesso vengono corretti talmente in fretta da rendere inutili (e a distanza di tempo totalmente incomprensibili) i commenti che chiedono le correzioni :)

Sono contento delle discussioni che si stanno originando a partire da questi post - addirittura in blog diversi - segno che i temi interessano e suscitano discussioni vivavi e spontanee.
Andrea

Anonimo ha detto...

Alcuni autorevoli studiosi intervenuti a Macomer hanno detto che la realtà sarda è plurilingue, sia storicamente che attualmente. Se ne può dedurre che lo scrittore sardo può usare uno qualsiasi dei codici linguistici a disposizione, quello che meglio gli consente di raccontare, di rappresentare la sua poetica. Che senso ha allora affermare che lo scrittore sardo è solo quello che scrive in lingua sarda e addirittura proporre un ISBN differente? Non si ricschia un impoverimento o peggio la disunione?

Paolo ha detto...

Salve,
Andrea che scrivi:
"gli errori di questo tipo sono veramente banali e spesso vengono corretti talmente in fretta da rendere inutili (e a distanza di tempo totalmente incomprensibili) i commenti che chiedono le correzioni :)"
Io sono sempre grato quando mi segnalano quelli che commetto io.
E pazienza se poi a correzione fatta il commento che lo segnala risulta incomprensibile! Inutile? Non credo, visto che ha generato la correzione.
Personalmente, che mi segnalino un errore che ho commesso lo considero un favore, tanto più se si tratta di un nome. Se in futuro ti chiameranno Andrea Mancosu mi permetterai di segnalare che il tuo vero nome è Andrea Mameli?
Preferirò correre il rischio - a correzione fatta - di aver postato un commento apparentemente inutile. Grazie
Paolo Maccioni

Andrea Mameli ha detto...

Io mi riferivo al mio commento postato sul blog Il Cannocchiale in cui facevo notare un errore in un nome. Poi l'errore è stato corretto molto in fretta. Tanto in fretta che leggendo la rassegna stampa del nostro blog si trovava ancora l'errore (nella copia che avevo postato fedelmente su mostralibro). L'ho corretto solo ora. Mi scuso del ritardo. Ma la curiosa discussione che è nata è simpaticissima. In ogni caso ha ragione Paolo: meglio intervenire sempre. Chi gestisce un blog è sempre grato delle segnalazioni di errori. Resta solo la stranezza a volte di leggere post a distanza di tempo e non capirne il senso. Come la scritta che ho visto oggi a Desulo (DDT 1947) che io capisco benissimo ma i più giovani sempre meno...
Per inciso questa scritta l'ho fotografata, pentito come sono per non aver ripreso quelle che comparivano a Cagliari (me ne ricordo una in via Dante ora scomparsa). Scusate la divagazione ma secondo me la storia della campagna antimalarica (per i pro palesi e i contro occulti) è troppo poco conosciuta.
Saluti carissimi e grazie a tutti per la partecipazione attiva.
Andrea Mameli

sonolaico ha detto...

Sembra incredibile, ma concordo praticamente con tutti i commenti a questo post, anche se alcuni dicono cose e danno giudizi diversi.
Innanzi tutto, mi fa piacere il fatto che, come ho letto su questo blog, questa sede sarà anche in futuro luogo di discussione aperta sulle tematiche del libro (in generale e in particolare).
Poi, riguardo la questione della correzione, era più che doverosa, dato che se mi chiamassero con un cognome diverso dal mio per lo meno chiederei che la cosa venga corretta. Ed essendo inoltre il blog una cosa fatta in velocità, fatta in maniera informale, proprio a questo servono i commenti: a segnalare, commentare, ma anche segnalare una svista, un errore di battitura.

Io parto dall'assunto che, dalla rivoluzione linguistica (quella del miracolo economico, e poco dopo), l'italiano è diventato per noi lingua madre.

Io conosco il campidanese perchè i miei genitori hanno avuto la sensibilità di usare entrambe le nostre realtà linguistiche in casa, lo uso abbastanza frequentemente e compio, quando mi ci esprimo, pochi errori grammaticali. Tuttavia, la mia lingua madre è l'italiano, perchè è quello con cui mi so esprimere meglio, con cui riesco a parlare di tutto ciò di cui sono competente.
Credo questo status identifichi la maggior parte dei ragazzi sardi, poi se ci fossero scrittori o compositori capaci di usare la lingua sarda per fare letteratura, tanto di guadagnato!

Un saluto a tutti

Regina Madry ha detto...

Una piccola proposta: facciamo tesoro dei potenti mezzi della tecnologia e della nostra evidentemente elevata capacità e disponibilità a discutere di questi temi per organizzare, alla prossima mostra/fiera/evento culturale di qualsivoglia natura, uno spazio di discussione alternativo (e,aggiungerei, un pò meno imbalsamato di quelli visti finora). Sono benvenuti anche i non-bloggers naturalmente ! :-))

sonolaico ha detto...

mi sembra un'idea più che buona :)