venerdì 2 novembre 2007

Mostra del Libro, cultura e buoni affari

Macomer. Ancora una volta la rassegna è stata una boccata d'ossigeno per l'economia
Mostra del Libro, cultura e buoni affari
Unico lato negativo i problemi pratici della Notte bianca

Commercianti soddisfatti anche se sembra esserci stato un calo di presenze rispetto agli anni scorsi.
Se alle Caserme Mura si è misurata la ricaduta in termini culturali della settima Mostra regionale del libro, per le vie della città, a pochi giorni dalla chiusura della rassegna, si valuta l'impatto economico dei flussi di visitatori attratti da libri, dibattiti, reading e spettacoli imperniati sul mondo della scrittura. I pareri sono contrastanti: alcuni non hanno dubbi sul fatto che si sia trattato di un boom di numeri, guadagni e prospettive di crescita, altri addebitano a meccanismi organizzativi ancora da oliare un esito solo parzialmente positivo.
LE ASSOCIAZIONI Caterina Fozzi, presidente della sezione Ascom di Macomer, è certa che la manifestazione abbia rappresentato un'occasione importante per i suoi associati e che possa rappresentare un evento su cui ciascun imprenditore debba investire con fiducia: «La mia opinione è assolutamente favorevole, anche perché da imprenditrice, oltre che da rappresentante di un'associazione di categoria, ho potuto toccare con mano un ritorno immediato. La mia azienda, che opera nel settore della panificazione, ha triplicato le vendite per via delle richieste pressanti di bar e ristoranti che dovevano rispondere a un numero di avventori più consistente». Le critiche? «Ben vengano se non sono fini a se stesse - puntualizza Fozzi - e se formulate per il bene della comunità: la Notte bianca avrebbe certamente richiesto una pubblicità più ampia e non avrebbe guastato poter contare su accompagnatori capaci di illustrare un itinerario possibile tra proposte "profane" e culturali».
BAR & RISTORANTI Tavolini, salotti e banconi hanno beneficiato dell'effetto mostra? «Rispetto allo scorso anno - dicono al ristorante "Da Gigi", nel centro storico - ci pare di aver colto un calo di visitatori. Per quel che ci riguarda, essendo stati teatro delle iniziative dell'Aes, abbiamo lavorato bene. Però, rispetto all'edizione passata, non abbiamo avuto i turisti abitualmente richiamati in città dalla Mostra del libro. Riteniamo che ciò sia dovuto a un ritardo nella pubblicazione di brochure e materiale informativo che lo scorso anno, con un certo anticipo rispetto al taglio del nastro, ha raggiunto anche gli aeroporti isolani». Piena soddisfazione invece al "Bar Cubo". Antonio e Stefania, giovani gestori, descrivono «un'atmosfera suggestiva», capace di far assaporare anche a Macomer i vezzi delle grandi città, dove gli incontri con gli autori, tra bevande e menù, sono consuetudine: «Nel dare la nostra disponibilità per gli appuntamenti con gli scrittori non abbiamo puntato sull'incasso, ma su un'iniziativa che potrebbe rivelarsi preziosa».
LA LIBRERIA Luciana Uda, titolare della Libreria del Corso e animatrice dell'associazione culturale Verbavoglio, gode di un osservatorio privilegiato sulla Mostra del libro. Il sodalizio, nato per promuovere la lettura, quest'anno è stato coinvolto nella manifestazione come organizzatore: «La valutazione della Mostra è certamente positiva. Nella rassegna, infatti, abbiamo potuto scorgere anche lettori che normalmente non entrano in libreria e che, approfittando dell'informalità dell'ambiente, acquistano libri. Se ci si deve soffermare sull'analisi degli eventi di contorno alla manifestazione e in particolare della Notte bianca, rimangono molti aspetti organizzativi da rifinire, così che la festa di piazza si coniughi meglio con gli spazi culturali. Dal punto di vista logistico, per esempio, gruppi di commercianti potrebbero gestire salotti per il confronto con gli autori». A fronte di una tradizione consolidata e di una Mostra che ha ormai acquistato uno spazio di rilievo nel panorama culturale regionale, molto ancora resta da fare sul piano della promozione, dell'accoglienza e di una piena ed efficiente sinergia tra i tanti attori dell'evento.
RISVOLTI NEGATIVI Se nella cornice delle ex Caserme Mura l'impianto, ormai collaudato, ha retto all'impatto col pubblico, promettendo margini di crescita e potenziamento, la Notte bianca ha mostrato alcuni punti di cedimento. Rumori assordanti e contrastanti, la sovrapposizione di eventi e la mancanza di guide e mappe, ha disorientato soprattutto coloro che avevano pensato ad una manifestazione imperniata sulla cultura. Ad evidenziare i limiti dell'organizzazione è la scrittrice Neria De Giovanni che, accompagnata da sei tra i più grandi esponenti della poesia sarda, è stata inconsapevolmente proiettata in una selva di rumori, tra organetti, passanti frettolosi e spazi non predisposti per un incontro di natura culturale: la lettura delle poesie contenute nel libro "Sardegna, l'isola e la poesia", pubblicato quest'anno dalle edizioni Nemapress. Gli appelli al Comune, organizzatore dell'incontro, e gli sforzi degli esercenti che hanno messo a disposizione sedie e tavolini, non hanno consentito ai versi di superare le barriere del caos notturno. «Mi spiace - dice l'autrice - che il pubblico non abbia potuto apprezzare il valore di un progetto culturale che, patrocinato dal Presidente della Repubblica e riconosciuto anche a livello nazionale, consente a ciascun poeta di utilizzare la sua variante linguistica. Preferisco pensare - sottolinea l'autrice - si sia trattato di un disguido di carattere organizzativo tra l'Aes, l'associazione degli editori sardi con la quale erano intercorsi i contatti, e il Comune».
MANUELA ARCA

02/11/2007

7 commenti:

Paolo ha detto...

Però la mostra nonostante i progressi compiuti - ormai è la terza di fila che seguo - qualcosa deve inventarsela per rigenerarsi. Così com'è rischia di non bastare per le prossime edizioni. Le scuole sono state la linfa che ha animato maggiormente la Mostra. Io sopprimerei i corpi di ballo con l'organetto diatonico in piazza nella notte bianca... capisco che le amministrazioni non possono chiudere gli spazi alle pro Loco, ma insomma...
E poi inventare qualcosa nel piazzale, iniziando dall'ospitare più stand, più gazebo collaterali, quest'anno c'era solo Emergency, l'anno scorso ricordo ce n'erano parecchi nello stesso spazio.
Dite la Vostra, se volete anche attaccando queste osservazioni.
Paolo Maccioni

Andrea ha detto...

C'è molto spazio disponibile su cui si potrebbe contare per organizzare qualcosa. Per esempio coinvolgendo associazioni culturali.
Andrea Mameli

Regina Madry ha detto...

Sono d'accordo, l'espressione "nani e ballerine" è stata forse sgradevole da sentire e leggere, ma rende l'idea della necessità, per queste menifestazioni, di essere più "accattivante". In 2 giorni e mezzo passati alla Mostra ho sentito soprattutto la mancanza della musica, e- clamorosamente- di un punto ristoro...oggi invece ho seguito il Forum alla Manifattura Tabacchi: molto ben fatto!

Anonimo ha detto...

Credo che tra le due manifestazioni ci sia una bella differenza: l'entità del finanziamento pubblico... Ho come l'impressione che quella in corso alla Manifattura Tabacchi abbia ottenuto moooolti più soldi di macomer, ci credo che sembra più bella... Qualcuno ha le cifre?

Regina Madry ha detto...

Gentile Anonimo, le due manifestazioni hanno dimensioni e natura diverse; è evidente che il Forum ha pigliato più denari, un luogo ospitante diverso eccetera, anche se non dispongo dei dati precisi. però, ribadisco, a Macomer mettere un cd in sottofondo nel padiglione dei libri e un minimo punto ristoro per prendere il caffè senza dover uscire (cosa che portava la gente "fuori" dall'area delle Caserme Mura) avrebbe giovato parecchio. Saluti

Andrea Mameli ha detto...

Secondo me è vero quanto scrive Regina Madry. Certo, l'anonimo ha ragione a invitarci a non mettere a confronto le due manifestazioni, ma qui stiamo cercando di raccogliere suggerimenti per la prossima edizione della mostra del libro in Sardegna di Macomer. Musica di sottofondo, ottima idea, anche una voce che avvisa delle attività non sarebbe male.
Grazie
Andrea

Anonimo ha detto...

GLI EDITORIALI DI ANTONELLO DE PIERRO DIRETTORE DI ITALYMEDIA.IT

Vergognati, Maurizio!

di Antonello De Pierro

E' un grido di dolore quello che si leva da qualche mese dal mondo della cultura, dopo che la televisione ha catapultato nelle case degli italiani il discusso programma denominato "Grande Fratello", creando un prodotto inconsistente, che è stato immediatamente e incomprensibilmente rapito dalle cronache dei media. E quando parlo di cultura naturalmente mi riferisco a quella con la c maiuscola, quella dei grandi (purtroppo pochi) uomini, quella nella sua accezione più ampia, quella che ha da sempre rifiutato di nutrirsi di surrogati ideologici e di imparare la lezione della buona ipocrisia, tanto amata dai più. Eppure la televisione, che ormai da anni affoga in una programmazione demenziale, diseducativa, ripetitiva e scadente, ci aveva abituati da tempo allo squallore delle telenovelas e della soap opera, incollando ai teleschermi il popolo televisivo delle casalinghe, col grembiule al ventre, che tra un bucato e l'altro, per innaffiare l'arido giardino della solitudine giornaliera, si incantavano e sognavano di fronte ai miti improbabili di "Beatiful" o di "Quando si ama". Si trattava sempre e comunque di artisti che, costretti da esigenze professionali e allettati da ingaggi stratosferici, legavano il proprio nome a produzioni di scarso valore culturale. Con il "Grande Fratello" si è valicato ogni limite di decenza, i colossali interessi economici hanno relegato in soffitta qualsiasi senso di moralità. Un manipolo di ragazzi comuni, messi per cento giorni a colloquio con l'occhio freddo di una telecamera "guardona", sbattuti davanti a pupille spalancate collegate a cervelli altrettanto ristretti, e scaraventati verso una notorietà di cartone non supportata da un'adeguata preparazione professionale. Un business ben congegnato, che ha affondato facilmente le radici in un terreno intriso di sottocultura e ignoranza, atto a spremere come limoni le illusioni di un gruppo di giovani che forse avrebbero potuto intraprendere carriere sicuramente più idonee alle loro attitudini, piuttosto che essere magnificati dai "polli d'allevamento" dell'Italia provinciale che si entusiasma di fronte a tutto ciò che passa sul piccolo schermo, ma essere sottoposti giustamente al mortificante rito dell'irrisione da parte delle vere teste pensanti nazionali. Ed ecco invece i vari Pietro, Salvo, Marina, Cristina, Rocco, Lorenzo, invasati da una droga che si chiama successo, correre con la naturalezza dell'inevitabile, a suon di apparizioni varie, verso un futuro incerto, segnato da suggestioni pseudo-professionali. Di fronte ad una tale situazione non posso avvolgere le mie parole nella carta zuccherata e rinunciare a dissotterrare l'ascia di guerra della polemica. C'è una categoria in Italia fortemente rappresentata, quella degli artisti veri, spinti dal comando imperioso di un'acrobatica passione per lo spettacolo, che annaspa da sempre nell'oceano della precarietà e vive costantemente in bilico sul baratro della disoccupazione. Le scuole di preparazione artistica ne sfornano a centinaia; basta girare i teatri, anche i più piccoli, per scoprire veri talenti, di cui l'Italia non è mai stata avara. E invece ecco apparire improvvisamente sulla scena Marina La Rosa, che ubriacata dalla popolarità riesce ad offendere finanche quei fotografi che da sempre hanno fatto la fortuna dei vip, definendoli "braccia rubate all'agricoltura"; la Sofia nazionale ancora venera i professionisti dei flash a raffica ( comunque c'è da dire che sulla Loren le brume del mito si sono posate davvero). Ma il prodotto più scandaloso si chiama Pietro Taricone, che calzando la sua normale faccia da bullo di paese riesce incredibilmente a vendere la sua presenza a fior di milioni nelle discoteche di provincia e nei suoi sogni lascia ingenuamente galleggiare un futuro alla Kevin Costner: l'importante è crederci, ma purtroppo il risveglio sarà doloroso e disastroso

E' già criticabile l'operazione, che ha messo a nudo il livello di sottocultura di gran parte degli italiani, ma purtroppo per i produttori televisivi, non è facile sacrificare i propri interessi sull'altare della cultura, della moralità e del buonsenso. Ma quando un giornalista di grande spessore, con vocazione da imprenditore, marcia con i cingoli sopra ogni principio etico-professionale, allora
il caso diventa inquietante. Quanta popolarità in meno avrebbero ottenuto i ragazzi "usa e getta" del "Grande Fratello" se non fossero stati foraggiati dall'ala protettiva di Costanzo, che li ha aiutati a continuare la semina dei germi di tutti gli aspetti deteriori dell'odierna società? Probabilmente i valori del grafico di notorietà sarebbero molto più modesti. Caro Maurizio, pesa su di te una forte responsabilità morale, sia nei confronti di quelli che il successo l'hanno cucito sulla propria pelle, strappando l'ago e il filo a rinunce e sacrifici fatti nelle scuole, nei teatri, nelle piazze, e sia nei confronti delle fasce più deboli dell'esercito dei telespettatori. Ho visto un giorno in un mercato un bambino giocare con dei soldatini e chiamarli con i nomi dei protagonisti del grande fratello. Hai sostenuto una trasmissione che, anche se con un ipocrita "bip" celava certe espressioni colorite, non dava comunque molto spazio all'immaginazione per capire, risultando quindi altamente diseducativa, tenuto conto anche della fascia oraria in cui veniva trasmessa. Sono tanti i petali di simpatia persi da te in questa occasione. Infine, colpito da un delirio di onnipotenza hai pensato bene di organizzare una puntata chiamata "Pietro contro tutti" in prima serata, con un Taricone versione re dei "coatti", con canotta strizzamuscoli senza maniche, a troneggiare sul palco del teatro Parioli, ingaggiando un vittorioso "braccio di ferro" a colpi di audience con "La Piovra", pellicola a interesse sociale in onda su Raiuno, mettendo a nudo ancora una volta, se qualcuno avesse avuto qualche ulteriore dubbio, il livello culturale dei telespettatori del "Maurizio Costanzo Show". Un'ennesima conferma di come un grande giornalista abbia potuto bruciare sulla graticola dell'interesse economico, perché audience per te vuol dire sponsor, non dimentichiamolo, la propria credibilità professionale. Del resto in nome dell'audience avevi già rifiutato di ospitare in trasmissione i rappresentanti del "Comitato Vittime del Portuense", perché chiaramente ventisette morti per te non hanno importanza, sono solo una lugubre contabilità di normale amministrazione giornaliera, di fronte al sacro inchino al potere dello sporco Dio denaro, a cui ti sei convertito e sottomesso. Vergogna!


--------------------------------------------------------------------------------