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martedì 15 aprile 2008

Doppia festa con gli studenti per la giornata mondiale del libro

Unione Sarda del 15 aprile 2008

Sono ancora due gli appuntamenti letterari del mese di aprile organizzati dall'associazione culturale Verbavoglio di Macomer, dalla libreria Emmepi e dall'associazione librai sardi indipendenti. Dopo la cena con l'autore di venerdì scorso (nel corso della serata lo scrittore Flavio Soriga ha presentato il suo ultimo libro “Sardiniablues”), venerdì alle 19.30 nel ricovero Castagna, presso la chiesa parrocchiale di San Pantaleo, sarà il turno dello scrittore Stefano Tassinari, che illusterà ai lettori presenti la ultima fatica letteraria, dal titolo “Il vento contro”.

Al termine della presentazione l'associazione Verbavoglio, in linea con lo spirito che ispira l'iniziativa e con l'obiettivo di continuare a discutere a tavola dei temi emersi nella serata, ha previsto una cena fredda.

Intanto domani, in occasione della giornata mondiale del libro e delle librerie, “Emmepi” al mattino ospiterà tra gli scaffali di corso Umberto gli studenti della scuola media “Binna” di Macomer, con le iniziative “La poesia si fa sul dorso” (composizione di testi giocando coi titoli dei libri) e “Senti chi legge” (letture scelte di Roberta Balestrucci). Dalle 19 la stessa Balestrucci e Agostino Sanna presenteranno “Il libro d'accordo”, un originale lavoro di letture musicali su librai e librerie. ( m. a. )

mercoledì 28 novembre 2007

Scrittori con tante scuole, presto i fumetti

(Bepi Vigna, Sardinews Nov. 2007)

Nel fitto calendario sardo di appuntamenti dedicati alla letteratura, la Mostra del Libro di Macomer è ormai, per tradizione, una delle manifestazioni più criticate. Ogni anno si sentono ripetere più o meno le stesse cose: è una fiera che non ha ancora trovato una sua fisionomia, è troppo concentrata sul libro sardo, è troppo provinciale, la comunicazione è poco curata, e via discorrendo.
Pochi riconoscono che una rassegna, di fatto ancora giovane (appena sette edizioni) qualche passo avanti lo ha comunque fatto, ma che soprattutto ha le carte in regola per crescere ancora. Si tratta, pur sempre, dell’unica vera occasione di confronto per gli editori e gli scrittori sardi, ed è l’unica rassegna del settore dove il coinvolgimento delle scuole avviene in misura importante.
Sono proprio questi gli aspetti sui quali puntare, quelli che possono dare un’anima alla Mostra. L’accusa di troppa sardità si può condividere solo in parte. Non è sbagliato di per sé pensare a una vetrina della produzione culturale isolana, l’importante è che vetrina lo sia realmente, ovvero che non sia una manifestazione rivolta soltanto al pubblico locale, ma che guardi lontano, che costituisca una reale occasione di confronto con quanto accade fuori dai confini dell’isola.
Il problema vero, semmai, e decidere quale strada scegliere per rendere possibile questo confronto. Si deve puntare sulla mondanità, coinvolgendo magari gli autori “di grido” (che il più delle volte sono solo volti televisivi) e puntando sulla curiosità del pubblico di vedere da vicino le “persone famose”? Questa strada, che è quella su cui ultimamente si muovono molti operatori culturali, non porta da nessuna parte e tradisce un reale atteggiamento provinciale.
Non bisogna confondere i nani e le ballerine con la letteratura. Nani e ballerine magari possono
tornare utili all’interno dei percorsi della comunicazione (che vanno curati e migliorati), ma si devono fermare lì, tenuti ben distinti dagli altri aspetti di una rassegna che deve avere natura di appuntamento culturale.
Può essere importante, invece, riconsiderare la centralità geografica di Macomer e della Sardegna per farne un luogo privilegiato di confronto per la produzione letteraria che arriva da ogni sponda del Mediterraneo. Aprire corsie preferenziali per la cultura dei Paesi del Nord-Africa e del Medio Oriente, creare un momento di incontro tra culture considerate a torto marginali, può essere l’autentica chiave vincente della Mostra del Libro. La letteratura è conoscenza e quindi apertura, capacità di accogliere il nuovo e il diverso, e proprio in questi aspetti la
Sardegna vanta un preciso retaggio culturale, non solo perché sempre l’isola è stata crocevia di navigatori e viaggiatori, ma anche per il carattere tradizionalmente ospitale che ha sempre contraddistinto la sua gente.
Non bisogna scordare che il Mediterraneo si appresta a diventare una delle “zona di libero scambio” più grandi del pianeta, comprendente 600-800 milioni di persone, tra Paesi membri dell’Unione Europea e quelli della sponda sud. Siamo quindi alla vigilia di un passaggio epocale, che comporterà un confronto sempre maggiore sui temi della cultura e che rappresenta una imperdibile occasione di crescita culturale. Per quanto riguarda la partecipazione dei giovani e la collaborazione delle scuole, Macomer costituisce già di per sé un esempio importante. Quest’anno, i laboratori organizzati dal Centro Internazionale del Fumetto di Cagliari, hanno
riscontrato un numero di presenze altissimo e imprevisto. L’unico rammarico è che, per oggettive difficoltà logistiche, il decentramento delle attività nella casa Attene, ha tenuto separate l’illustrazione e la narrazione per immagini dal resto della fiera, ma è un problema a cui si potrà rimediare. Anzi, c’è allo studio da tempo l’idea di associare alla Mostra del Libro un concorso per illustratori, nel solco di una tradizione che ha sempre visto la Sardegna in prima fila nell’ambito della grafica applicata. Sarebbe un buon segnale se fosse proprio Macomer a ricordare con
un appuntamento prestigioso, che nella nostra isola esiste una grande scuola di illustratori, negli anni Trenta è stata all’avanguardia in Europa. Il concorso si potrebbe intitolare al macomerese Ennio Zedda, un artista ormai quasi dimenticato, che pure è stato uno tra i più innovativi e moderni del suo tempo.
Tra gli anni Venti e Trenta disegnava per la La Tribuna Illustrata e Il Balilla e nei suoi lavori vi era sempre una particolare attenzione agli accostamenti cromatici, con intarsi vivacissimi che risentivano della lezione futurista, recepita nell’accurata composizione delle tavole e nella dinamicità al racconto, che raggiungeva risultati quasi cinematografici. Non a caso fu anche uno dei pioniere del cinema d’animazione, partecipando al progetto di un lungometraggio su Pinocchio, rimasto poi incompiuto.

venerdì 2 novembre 2007

Mostra del Libro, cultura e buoni affari

Macomer. Ancora una volta la rassegna è stata una boccata d'ossigeno per l'economia
Mostra del Libro, cultura e buoni affari
Unico lato negativo i problemi pratici della Notte bianca

Commercianti soddisfatti anche se sembra esserci stato un calo di presenze rispetto agli anni scorsi.
Se alle Caserme Mura si è misurata la ricaduta in termini culturali della settima Mostra regionale del libro, per le vie della città, a pochi giorni dalla chiusura della rassegna, si valuta l'impatto economico dei flussi di visitatori attratti da libri, dibattiti, reading e spettacoli imperniati sul mondo della scrittura. I pareri sono contrastanti: alcuni non hanno dubbi sul fatto che si sia trattato di un boom di numeri, guadagni e prospettive di crescita, altri addebitano a meccanismi organizzativi ancora da oliare un esito solo parzialmente positivo.
LE ASSOCIAZIONI Caterina Fozzi, presidente della sezione Ascom di Macomer, è certa che la manifestazione abbia rappresentato un'occasione importante per i suoi associati e che possa rappresentare un evento su cui ciascun imprenditore debba investire con fiducia: «La mia opinione è assolutamente favorevole, anche perché da imprenditrice, oltre che da rappresentante di un'associazione di categoria, ho potuto toccare con mano un ritorno immediato. La mia azienda, che opera nel settore della panificazione, ha triplicato le vendite per via delle richieste pressanti di bar e ristoranti che dovevano rispondere a un numero di avventori più consistente». Le critiche? «Ben vengano se non sono fini a se stesse - puntualizza Fozzi - e se formulate per il bene della comunità: la Notte bianca avrebbe certamente richiesto una pubblicità più ampia e non avrebbe guastato poter contare su accompagnatori capaci di illustrare un itinerario possibile tra proposte "profane" e culturali».
BAR & RISTORANTI Tavolini, salotti e banconi hanno beneficiato dell'effetto mostra? «Rispetto allo scorso anno - dicono al ristorante "Da Gigi", nel centro storico - ci pare di aver colto un calo di visitatori. Per quel che ci riguarda, essendo stati teatro delle iniziative dell'Aes, abbiamo lavorato bene. Però, rispetto all'edizione passata, non abbiamo avuto i turisti abitualmente richiamati in città dalla Mostra del libro. Riteniamo che ciò sia dovuto a un ritardo nella pubblicazione di brochure e materiale informativo che lo scorso anno, con un certo anticipo rispetto al taglio del nastro, ha raggiunto anche gli aeroporti isolani». Piena soddisfazione invece al "Bar Cubo". Antonio e Stefania, giovani gestori, descrivono «un'atmosfera suggestiva», capace di far assaporare anche a Macomer i vezzi delle grandi città, dove gli incontri con gli autori, tra bevande e menù, sono consuetudine: «Nel dare la nostra disponibilità per gli appuntamenti con gli scrittori non abbiamo puntato sull'incasso, ma su un'iniziativa che potrebbe rivelarsi preziosa».
LA LIBRERIA Luciana Uda, titolare della Libreria del Corso e animatrice dell'associazione culturale Verbavoglio, gode di un osservatorio privilegiato sulla Mostra del libro. Il sodalizio, nato per promuovere la lettura, quest'anno è stato coinvolto nella manifestazione come organizzatore: «La valutazione della Mostra è certamente positiva. Nella rassegna, infatti, abbiamo potuto scorgere anche lettori che normalmente non entrano in libreria e che, approfittando dell'informalità dell'ambiente, acquistano libri. Se ci si deve soffermare sull'analisi degli eventi di contorno alla manifestazione e in particolare della Notte bianca, rimangono molti aspetti organizzativi da rifinire, così che la festa di piazza si coniughi meglio con gli spazi culturali. Dal punto di vista logistico, per esempio, gruppi di commercianti potrebbero gestire salotti per il confronto con gli autori». A fronte di una tradizione consolidata e di una Mostra che ha ormai acquistato uno spazio di rilievo nel panorama culturale regionale, molto ancora resta da fare sul piano della promozione, dell'accoglienza e di una piena ed efficiente sinergia tra i tanti attori dell'evento.
RISVOLTI NEGATIVI Se nella cornice delle ex Caserme Mura l'impianto, ormai collaudato, ha retto all'impatto col pubblico, promettendo margini di crescita e potenziamento, la Notte bianca ha mostrato alcuni punti di cedimento. Rumori assordanti e contrastanti, la sovrapposizione di eventi e la mancanza di guide e mappe, ha disorientato soprattutto coloro che avevano pensato ad una manifestazione imperniata sulla cultura. Ad evidenziare i limiti dell'organizzazione è la scrittrice Neria De Giovanni che, accompagnata da sei tra i più grandi esponenti della poesia sarda, è stata inconsapevolmente proiettata in una selva di rumori, tra organetti, passanti frettolosi e spazi non predisposti per un incontro di natura culturale: la lettura delle poesie contenute nel libro "Sardegna, l'isola e la poesia", pubblicato quest'anno dalle edizioni Nemapress. Gli appelli al Comune, organizzatore dell'incontro, e gli sforzi degli esercenti che hanno messo a disposizione sedie e tavolini, non hanno consentito ai versi di superare le barriere del caos notturno. «Mi spiace - dice l'autrice - che il pubblico non abbia potuto apprezzare il valore di un progetto culturale che, patrocinato dal Presidente della Repubblica e riconosciuto anche a livello nazionale, consente a ciascun poeta di utilizzare la sua variante linguistica. Preferisco pensare - sottolinea l'autrice - si sia trattato di un disguido di carattere organizzativo tra l'Aes, l'associazione degli editori sardi con la quale erano intercorsi i contatti, e il Comune».
MANUELA ARCA

02/11/2007

martedì 30 ottobre 2007

«Troppa Sardegna», anatema per crescere

Emiliano Farina
L'Unione Sarda 30/10/2007
Macomer. Trasformare un pregio come la voglia di dialogo in una zappata sui piedi. Mario Argiolas, patron della Mostra del Libro, ha simbolicamente consegnato le chiavi della settima edizione della rassegna di Macomer. E anticipa la risposta a una domanda che si aspettava da giorni. «Sì, certo, invitiamo soprattutto autori e relatori che non la pensano come noi. È la nostra filosofia». Tra quegli ospiti, ce n'è uno in particolare che dopo un intervento su come si organizza un festival di letteratura, boccia l'impianto di quello di Macomer: «Troppa Sardegna». Parola di Michelina Borsari, direttore scientifico della Fondazione San Carlo di Modena, organizzatrice del secondo più importante (il primo è quello di Mantova) tra i mille nazionali che ogni anno invitano alla letteratura: il Festival della Filosofia di Modena.
Che vuol dire “troppa Sardegna”?
«Significa trovarsi di fronte a una manifestazione chiusa e destinata soltanto alla comunità locale. E il localismo va evitato».
Concetto di identità da applicare ai giovani?
«È difficile che un ragazzo di vent'anni s'identifichi con la tradizione. Ha bisogno di altre cose, di poter guardare lontano. Noi non lavoriamo per i giovani ma con i giovani. Così come non si dovrebbe lavorare per i sardi ma con i sardi».
Che ne pensa della gestione degli spazi per gli autori?
«Le presentazioni sono commerciali e dunque morte da tempo. È fondamentale la centralità del testo rispetto a editori e autori. Mettere lo scrittore al centro dell'attenzione è sbagliato: al visitatore interessa ciò che scrive, non la sua persona».
Altri punti deboli?
«La comunicazione. La città deve essere vestita a festa con soluzioni che attirino l'attenzione. Vede questa piazza? (lo spazio tra i due padiglioni dell'Ex Caserma Mura ndr ), tranne l'orribile tendone per i bambini è completamente spoglia. Per attirare i ragazzi bisogna puntare molto su Internet e sulle tecnologie visive. E ancora, dare un'informazione completa ai giornalisti, mettersi d'accordo con ristoratori e albergatori per creare iniziative a tema. Se non si fanno queste cose poi non ci si può lamentare che l'economia cittadina non gira. La conseguenza di una comunicazione assente o difettosa è terribile: l'elitarismo».
C'è dell'altro?
«Manca qualcosa di spumeggiante. Se mi passate il termine, mancano i nani e le ballerine. E lo dice una che si occupa dell'organizzazione di un festival dedicato alla filosofia. Tema che, un tempo, non godeva né di buona fama, né di buona stampa».
Un aspetto positivo?
«La grande attenzione per la cultura e il dialogo tra società e istituzioni. Il progetto “la scuola adotta un libro sardo” è formidabile».
***
Uno dei punti deboli del programma sono state le attività collaterali. Tra queste la musica, spesso snobbata. «Per stimolare i giovani bisognerebbe spostare i concerti più al centro tenendo conto degli orari dei giovani», ammette Argiolas. Così come ammette difficoltà organizzative e una comunicazione partita troppo in ritardo. «Certo, i problemi sono tanti e dobbiamo migliorare, ma per farlo abbiamo bisogno di un'offerta ricettiva più attiva e di più collaborazione da parte della città. Se dovessi fare un bilancio globale, dico che quest'anno siamo riusciti a consolidare una formula». In questa edizione i libri esposti sono stati un migliaio in meno rispetto alle precedenti. «È stata una nostra scelta: oggi sono i singoli editori a curare la propria esposizione. Piuttosto non mi sarei aspettato che rispondessero così numerosi: 34».
Troppa Sardegna?
«Se l'identità è vista come ideologia diventa una prigione. Se vista come confronto è un'opportunità».
Sicuramente il turismo culturale cresce più con le zappate sui piedi che con sedicenti successi da sbandierare ai quattro venti.

Le ferite e i traumi irrisolti che generano il bisogno d’identità

Le ferite e i traumi irrisolti che generano il bisogno d’identità
Simonetta Sanna, La Nuova Sardegna, 30 ottobre 2007
Domenica scorsa, alla settima «Mostra del libro in Sardegna», a Macomer, ho partecipato alla presentazione di «Cartas de logu. Scrittori sardi allo specchio» (Cuec Editrice), a cura di Giulio Angioni, libro che raccoglie le riflessioni di quarantadue scrittori sardi sul tema dell’identità. Un tema, l’identità sarda, non solo al centro del dibattito culturale, ma che si riverbera sulla stessa attualità politica, muovendo a raccolta anche le giovani generazioni, per le quali s’intreccia con tematiche ambientaliste e della solidarietà. Ma quali prospettive questo tema apre sul futuro e quali sono le parole e le idee che possono prefigurarlo? [...]
I quarantadue contributi di riflessione degli «scrittori allo specchio» in «Cartas de logu» mi sembrano significativi al punto da essere specchio dell’isola: in alcuni testi la coscienza identitaria continua ad essere avvalorata dalla natura isolana o dagli antichi codici della convivenza collettiva; altri ne individuano le fratture e i traumi irrisolti, nonché gli alti costi individuali e sociali che questi comportano; altri ancora articolano, infine, un netto rifiuto del discorso identitario. Proprio oggi, però, questo netto rifiuto parrebbe contraddetto dal fatto che paesi e mondi lontani sembrano riconoscere la nostra specificità, mentre la nostra letteratura è oggetto di un riconoscimento nazionale e internazionale.
Ecco, io sospetto che questo «riconoscimento» sia legato alla funzione che il «caso Sardegna» svolge in rapporto a queste realtà distanti: quella di rappresentare l’altro da sé, di articolare anche per loro il sogno di una modernità risanata, che annulli l’opposizione fra tempo circolare della natura e tempo lineare della storia, per dare voce al sogno inattingibile di un individuo pacificato con se stesso perché inserito organicamente nella comunità umana cui appartiene e nella natura. Ritengo, insomma, che la letteratura sarda contemporanea continui ad assolvere una funzione «sostitutiva», inserendosi in quella nicchia di mercato riservata qualche anno fa al realismo magico latinoamericano. Nel mondo globale, in sostanza, c’è spazio anche per il prodotto-Sardegna, al di là del valore delle singole opere che, nel tempo e attraverso il confronto, sapranno farsi strada da sé.
In una prospettiva interna all’isola, invece, il discorso identitario risulta a mio parere perdente. Iscritto come è nel cerchio di rispecchiamento/riconoscimento, rappresenta se non una «forma di eutanasia», come ritiene Marcello Fois, quanto meno una forma di mistificazione, come sostiene Salvatore Mannuzzu. Ma guardiamoci intorno: le condizioni oggettive di cui parla Aldo Accardo, in «L’isola della rinascita» (1998) sono forse mutate, la debolezza costitutiva della borghesia sarda, dagli imprenditori agli intellettuali, è forse superata? I primi continuano a fare affidamento sugli incentivi pubblici, amministrati da una classe politica nuova e vecchia che si riconosce ancora nello scambio fra consenso e distribuzione della spesa pubblica, mentre gli intellettuali o la stessa società civile risultano indeboliti nella loro essenziale funzione di valutazione critica dall’uso clientelare del potere anche in rapporto con le competenze e i saperi.
Sul piano più generale, invece, la dissonanza fra la recente sentenza del giudice tedesco, che ci vede come noi stessi spesso ci rappresentiamo, e la pur meritevole nuova «Grande enciclopedia della Sardegna» - che «sintetizza ogni elemento di qualche importanza che caratterizza l’universo regionale», perdendo talora di vista il nesso fra il particolare e la valenza universale e dunque finendo per rafforzare non l’identità, ma la trama del «romanzo familiare regionale» - è meno grande di quanto non sembri. Per quanto le nostre ferite collettive ci rendano unici e diversi, neppure noi possiamo sottrarci alle dinamiche delle moderne società di massa, che risultano tanto più virulente quanto meno sono riconosciute come tali. E’ Freud a insegnarci, in «Psicologia delle masse», come sia soprattutto una società «traumatizzata» ad avere bisogno di leader che sollecitino le sue paure e le sue ansie di riscatto. Se però la società non si emancipa da tali dinamiche, rimanendone prigioniera, allora non solo non se ne avvantaggia, ma regredisce ad una condizione infantile. Pertanto, quale futuro si prepara a quest’isola che finalizza agli scopi di una politica identitaria post-moderna schemi e stilemi identitari premoderni, sfiorando talora situazioni di vera e propria psicosi collettiva, mentre continua la sua marcia verso la (post)modernità? Sono dinamiche che andrebbero disinnescate col contributo attivo soprattutto degli intellettuali critici, ma su cui chiunque abbia a cuore il futuro della nostra isola deve meditare.
Personalmente ritengo che il futuro e le parole e le idee per immaginarlo non procedano dall’isola e dalla sua coscienza identitaria, ma dal confronto con l’Europa, con la cultura garantista e democratica dell’Europa moderna, con la sua politica della regolamentazione capace di produrre una logica unitaria volta ad introdurre più equità e giustizia sociale e regole più trasparenti, insomma, nuove buone pratiche fondate sul merito, con la rispettiva cultura della responsabilità sociale e della valutazione. Dall’Europa e dalla stessa globalizzazione, vale a dire dagli anticorpi che questa sta generando in ambito planetario, da cui - se tutto va bene - conseguirà una ragionevole tutela di ogni particolare proprio perché se la «realtà» coincide con le sue rappresentazioni, questa sarà tanto più ricca, articolata e vitale, quanto più saremo in grado di salvaguardare le differenze, sulla base di una «pacata consapevolezza della forza interiore» e quindi di ogni «assenza di ostilità» (Giuseppe Marci in «Cartas de logu»).
Europa e globalizzazione potranno altresì rappresentare quella grande cornice di riferimento entro cui ripensare le idee e le parole che definiscono la nostra identità, consentendo di passare da un’ideologia fondata su radici (le tradizioni, il sangue e le generazioni passate: il tempo) e terra (lo spazio vitale), che ci ancora nel tempo e nello spazio, a nuove immagini, più adatte all’universo fluido in cui operiamo, come ad esempio l’àncora stessa suggerita da Zygmut Bauman: se le radici predeterminano la struttura della pianta futura, nonché la vita, se alimentate, o la morte, se recise, l’àncora può essere issata e gettata, mentre i porti cui la nave della vita attracca ben rappresentano l’intreccio di continuità e discontinuità che ci costituisce, favorendo così quella nuova percezione individuale e collettiva, capace di generare una «pacata consapevolezza» e un’«assenza di ostilità» nel confronto con i propri simili e con i diversi.
Gli intellettuali che, anche in Sardegna, osserveranno fedeltà alla loro funzione critica, senza farsi irretire nelle reti del dare ed avere, nelle forme distorte di «riconoscimento», potranno contribuire a questo necessario cambiamento, anticipando il futuro nell’oggi e nutrendo fattivamente la speranza di una modernizzazione del «sistema Sardegna», di una modernità risanata nel dialogo con le altre culture e insieme a partire dalla valorizzazione degli elementi migliori della nostra tradizione.

Una formula che conferma la sua validità

Mario Argiolas: «Una formula che conferma la sua vitalità»
Oltre ventimila visitatori, record di copie vendute, sinergia con la Regione e con il Comune
La Nuova Sardegna, 30 ottobre 2007
MACOMER. La mostra del libro si chiude con un bilancio positivo. «Le cifre - dice Mario Argiolas, presidente dell’Associazione degli editori sardi - sono molto buone. Il numero dei visitatori dello scorso anno (ventimila) è stato ampiamente superato. Le vendite dei libri sardi registrano un più trenta per cento. Anche i librai indipendenti hanno venduto molto bene, sia i libri della piccola e media editoria di qualità sia i libri per ragazzi».
- E le polemiche sul possibile trasferimento della Mostra a Cagliari
«Con questa edizione la Mostra del libro di Macomer ha messo la parola fine su ogni ipotesi di questo tipo. La centralità di posizione, il rapporto con il territorio, la possibilità concreta di interagire, per la facilità dei collegamenti, con tutte le aree geografiche dell’isola, hanno giocato a favore di questa conferma. Altro elemento centrale è il ruolo del Comune di Macomer, che ha puntato con convinzione sulla cultura del libro in un territorio ricco di tradizione in questo senso. Basti pensare all’esperienza dei centri Unla, dei circoli di cultura popolare e dei circoli di lettura, che a partire dagli anni ’50, grazie ad un progetto europeo di alfabetizzazione, hanno diffuso capillarmente la pratica della lettura».
- Un formula che quindi va confermata?
«La Mostra del libro ha trovato, grazie ad una direzione collegiale che vede protagonisti gli editori sardi, i librai indipendenti e le associazioni culturali, capaci di interagire in modo corretto con le istituzioni (Regione e Comune), la formula vincente, basata sulla partecipazione del pubblico attraverso il coinvolgimento delle scuole, gli approfondimenti, il dibattito, il confronti tra gli autori e degli editori con il pubblico dei lettori. L’obiettivo è quello di abbandonare definitivamente l’idea di un pubblico consumatore passivo di stereotipi, a favore di un pubblico attivo creatore di nuovi linguaggi».
- Cose da cambiare?
«C’è molto lavoro da fare, ma l’idea di lavorare tutto l’anno, anche attraverso il blog http://mostralibro.blogspot.com attorno ad un tema - quest’anno era «Il futuro le parole e le idee per immaginarlo» - con un’ottica di sistema, rende possibile organizzare eventi per produrre cultura più che per consumarla». (red.c.)

lunedì 29 ottobre 2007

Il futuro del libro, tra scuole e biblioteche...

Il futuro del libro, tra scuole e biblioteche per allevare quei nuovi lettori che è arduo recuperare in aree di frontiera

di Francesca Madrigali

Il sabato del villaggio del libro si snoda attorno alle Ultime notizie dal mondo del libro. Il futuro del libro e la promozione della lettura da Gutenberg a internet, ovvero l'ambizioso titolo dato alla tavola rotonda cui hanno partecipato sabato alcuni addetti ai lavori nello spazio delle ex Caserme Mura, in cui si svolge la 7 edizione della Mostra del Libro di Macomer. C'erano Maria Grazia Arru per il portale Sardegna Cultura, Aldo Addis (Associazione dei librai sardi indipendenti), Valentina Francese (Fanucci editore), Daniele Di Gennaro (Minimum Fax), Vanna Fois (Ilisso), Sandro Ghiani (AIB Sardegna), Gianni Marilotti (Presidi del libro della Sardegna), Giuseppe Mocci (Associazione Editori Sardi).

Il tema è ambizioso perché i relatori sono molti e il tempo è tiranno, cosa che un po' ha contratto il dibattito sul più bello e un po' ha garantito il pubblico dal pericolo di una ripetizione di concetti già sentiti, di solito incentrati sul concetto della necessità del “fare sistema” e sulle rimostranze che ognuno può avanzare non sentendosi sufficientemente sostenuto da quelli che dovrebbero essere i “partner” nella filiera del libro.

Partendo dai consueti dati Istat del 2006, che segnalano un allarmante 54% di non-lettori in Italia, Alberto Urgu ha moderato e indirizzato l'incontro sul duplice binario dello stato dell'arte e delle possibilità di proseguire e migliorare nelle strategie di promozione editoriale, tasto dolente dell'intero settore librario: a questo proposito, sono state di grande interesse le testimonianze di due editori “medi”, che hanno avuto successo anche grazie alle strategie commerciali e di marketing messe in atto.

Il ruolo delle biblioteche, insieme di «lettori organizzati dalla mano pubblica», è stato analizzato da Sandro Ghiani, che ha ventilato l'ipotesi di una sorta di persistente diffidenza dei librai verso il prestito gratuito. Eventualità prontamente smentita da Addis, che anzi si è dichiarato «stupito che si parli ancora di questa ipotesi» e consapevole dell'interazione sinergica fra biblioteche e librai. Un libro prestato per 10 volte, insomma, non si traduce necessariamente in 9 vendite in meno, anche se è vero che le biblioteche raramente vengono coinvolte nelle attività promozionali. Eppure, certo grazie al lavoro dei bravi bibliotecari e dei bravi librai (cose tutt'altro che scontate, come ogni lettore-consumatore sa), il rapporto fra i due vettori si rivela vincente per stimolare il desiderio di lettura e di cultura, soprattutto nei giovanissimi, ovvero i lettori di domani.

Il futuro è soprattutto il tema di questa edizione delle Fiera del libro, proprio perché l'attenzione è puntata verso le scuole e le loro biblioteche, clienti-consumatori che attraverso la valutazione dei loro operatori avranno modo, con i nuovi finanziamenti regionali a loro dedicati, di rifornire le loro strutture secondo criteri di qualità e «non più in base a sconti e ribassi», chiarisce ancora Addis, aggiungendo che oltre alle buone intenzioni sono necessari anche atti concreti per far sì che le risorse destinate alla scuola rimangano in Sardegna, vengano cioè rimesse nel circolo delle librerie sarde. L'auspicio è quello di «un futuro in cui si parli sempre più di investimenti e non di assistenza, e nel quale i libri siano promossi e non stoccati in qualche magazzino pubblico».

Nel territorio più interno della Sardegna, in zone in cui il paese più grande ha tremila abitanti, si è partiti quasi da zero e oggi ci sono circa 17 biblioteche aperte al pubblico. Attualmente il numero di frequentatori delle biblioteche non sembra essere diminuito, ma una fetta consistente di pubblico entra per usufruire soprattutto dei servizi multimediali, ha spiegato Ghiani. È la democraticità e velocità della Rete, bellezza: e non è detto che sia un male, visto che oggi molto più di ieri l'utente ha modo di accedere e di interagire con il testo.

In controtendenza le grandi città come Cagliari e Sassari, nelle quali spesso manca un servizio di pubblica lettura e non si riesce a raggiungere tutti i quartieri. Proprio al raggiungimento dei lettori nelle aree di frontiera è dedicata l'attività dei Presìdi del Libro, dei quali Gianni Marilotti conferma la mission e la volontà di condivisione e apertura. Durante la serata è stato inaugurato il nuovo presidio Verbavoglio di Macomer.

Giuseppe Mocci, delle Edizioni Aipsa, è invece intervenuto in rappresentanza dell'AES, che opera da 21 anni con circa 35 editori associati. L'organizzazione è orientata al dialogo con le istituzioni e gli operatori della cultura, con la piena consapevolezza della necessità un lavoro comune da un lato e della necessità di ripensare alcune forme di promozione dall'altro: il riferimento è alle Fiere, che non hanno tutte lo stesso dinamismo e risultato in termini di partecipazione e visibilità, come invece sembra funzionare per le presentazioni, che raggiungono anche le 350-400 per anno e sono ritenute soddisfacenti.

«Ci auguriamo che venga fatta, in tempi brevi, una legge per l'editoria: attualmente il comparto ne è privo perché la 22 è stata abbandonata. Speriamo anche che i caratteri della nuova legge vadano nelle direzione di quegli imprenditori-editori che hanno un progetto», ha detto Mocci, così come nel tracciato dell'ultima delibera della Giunta regionale.

Il tasto dolente è quello di alcune altre politiche che destano preoccupazione, come la «concorrenza sleale della Regione che si fa editore» o della possibile lesione dei diritti d'autore derivante dal fatto che la Regione Sardegna ha messo sul sito www.sardegnacultura.it, di cui sono state proiettate alcune pagine, numerosi testi di narrativa e non solo degli autori sardi, che si possono scaricare liberamente. È una possibilità in più per i lettori? Significa una maggiore democrazia nell'accesso al libro? O piuttosto favorire l'immaterialità della risorsa può causarne la disaffezione? Domande, forse, da lettore forte e conservatore.

I riferimenti alla “nouvelle vague” sarda o al fenomeno dei festival letterari portano inevitabilmente al discorso sulla identità e specificità sarda, anche se - come osserva Daniele Di Gennaro della Minimum Fax, partendo dalla propria esperienza di piccolo editore che le ha inventate tutte per sopravvivere e crescere - «imitazione e meticciato sono cultura, perché è nel momento dell'ibridazione che la gente comincia a parlarsi».

Per dirlo chiaramente: «Gli editori sardi hanno avuto successo perché i libri erano belli, non perché erano sardi, il marchio doc mi dà ansia così come parole come presidio, sistema ecc.». Un chiaro invito insomma a spostare la prospettiva dal proprio ombelico al mondo esterno, magari anche “contaminandosi” con altri linguaggi, come la Minimum Fax ha fatto in maniera massiccia: readings, concerti, eventi multimediali con artisti di vario tipo, che rendessero più “emozionale” e quasi “tattile” l'esperienza della parola scritta.

Anche Valentina Francese della Fanucci, editore medio specializzato in fantascienza, fantasy, letteratura per teenager e non solo (pubblica anche il recente Nobel Doris Lessing) ha portato l'esperienza di un operatore che non potendo certo contare sui bestsellers alla Dan Brown deve puntare sui propri lettori attuali e futuri, “fidelizzandoli” dalla tenera età. «Il tempo delle presentazioni tradizionali sta finendo, e gli eventi più fruttuosi sono quelli in collaborazione con le scuole e le biblioteche»: tutto torna, dunque.

Prudenza nella lettura dei dati Istat e realismo nella valutazione dello status quo sono stati richiamati da Vanna Fois della casa editrice Ilisso, per cui il problema è triplice. C'è la flessione delle vendite in libreria, il fatto che molti buoni libri siano “invisibili” perché sottoposti a meccanismi di distribuzione penalizzanti e infine la necessità di sostenere un obiettivo comune: la promozione del libro, perché «se ne crei il bisogno», per anticiparlo quasi.

La comunione d'intenti è peraltro cosa condivisibile e più imprenditorialmente intelligente del volersi distinguere a tutti i costi, sentendosi “altro” rispetto ad attori della filiera del libro quali i bibliotecari, i librai, gli stessi lettori che, come ricorda l'eretico Di Gennaro, ormai spesso ne sanno più degli stessi editori e non mancano, grazie alle enormi possibilità che la Rete ha aperto, «infrangendo il muro dell'intransitività», di far sentire la loro voce.

È certo merito dell'Aes quello di aver compreso e fatto comprendere che i tempi dell'assistenzialismo sono tramontati, e per fortuna, si potrebbe aggiungere: perché così si darà modo a chi è culturalmente appassionato e onesto a livello imprenditoriale di emergere, staccandosi da quella immagine allo stesso tempo sacerdotale e parassitaria cui viene associato un operatore economico che si occupa di editoria in qualche modo finanziata dalla mano pubblica.

Certo le istituzioni, così attente alla riscoperta dell'identità sarda, non possono tralasciare un settore tanto importante; e si capisce il rammarico di chi si sente trattato da figliastro rispetto ad altri soggetti, che magari hanno una immagine più forte e accattivante ma contenuti e prospettive di rafforzamento della cultura isolana differenti. Cultura che probabilmente dovrà, anche lei, scendere a patti in qualche modo con l'inevitabilità del “meticciato” e dei nuovi linguaggi, che certo la renderanno meno “pura” e integrale, ma meno fideistica e astratta. E l'avvicinamento - e perché no, la fidelizzazione - delle persone alla cultura val bene un compromesso.

domenica 28 ottobre 2007

«Restauriamo qui i nostri libri antichi»





La Fiera dà lo spunto per un laboratorio al servizio della provincia

TITO GIUSEPPE TOLA

MACOMER. Aprire un laboratorio di restauro dei libri antichi a Macomer al servizio del sistema bibliotecario provinciale che muove i primi passi. La proposta è dell’assessore alla Cultura del comune, Gigi Muroni, e trae spunto dalla presenza alla Fiera del libro di un laboratorio del Centro regionale di restauro dei beni librari che ha suscitato grande interesse.
I visitatori della Fiera del libro si soffermano incuriositi nel laboratorio dove i fratelli Alessia e Carlo Lussu spiegano come si ricostruiscono le pagine di un libro divorato dai tarli e soprattutto cosa non si deve fare nel tentare di riparare un libro antico con i quinterni sconnessi, la copertina malandata e le pagine infestate da funghi e parassiti. Gigi Muroni, che è anche consigliere provinciale e si occupa del sistema bibliotecario, ha pensato alla necessità di recuperare i fondi storici delle biblioteche che ne faranno parte, ma anche di tutte le altre. «Il sistema - dice - può munirsi di un laboratorio che dia risposta a questa esigenza. Il patrimonio librario provinciale ha testi di valore che necessitano di restauro. Attualmente si mandano i libri a Cagliari o ai laboratori privati. A Macomer è possibile attrezzare un laboratorio che, anche per la posizione, può servire le biblioteche di mezza Sardegna».
Restauratore di libri, però, non ci si improvvisa. Esiste un corso di laurea triennale, ma non basta per acquisire l’esperienza e la manualità necessarie per rifare le parti mancanti di una pagina, che non vanno riscritte. «Quello - dice Carlo Lussu - è compito degli storici. Il nostro lavoro si limita a ricostruire la parte cartacea che manca, rimettere insieme i volumi e altri interventi. Il tutto con le tecniche e i materiali usati dai rilegatori originari». La sorella Alessia lavora alla ricostruzione delle pagine di un manoscritto di teologia proveniente dalla biblioteca di Bosa. La carta mancante viene “rattoppata” con carta giapponese che “incolla” in modo che il restauro sia visibile. Impiega un collante a base di cellusosa molto tenace. «I libri - spiega Carlo Lussu - non si devono riparare col nastro adesivo o con colle viniliche perché si aggiunge danno al danno. La riparazione va fatta nei laboratori specializzati. Il centro regionale è stato voluto ed è cresciuto grazie a Paola Bertolucci, che ha diretto il settore dei beni librari dell’assessorato regionale alla Pubblica Istruzione».

La biblioteca di Babele abita a Macomer

Dibattito vivace sullo stato dell'editoria in Sardegna, ma si parla che di scienza e fantascienza
La biblioteca di Babele abita a Macomer
Alla Fiera del libro fra incomprensioni, speranze e strategie per il futuro

DAL NOSTRO INVIATO
EMILIANO FARINA

Oltre che di nuove tendenze e scaffali da esplorare, la Mostra regionale del libro è anche un'occasione per discutere sullo stato dell'editoria in Sardegna. E sul suo futuro. Ieri a Macomer un gruppo di rappresentati della filiera regionale del libro si sono guardati negli occhi, si sono beccati l'un l'altro, hanno proposto strategie che, più che soluzioni, hanno l'aspetto di speranze. Una serie di sgomitate sotto lo sguardo incuriosito di un paio di editori d'Oltretirreno, animati da un approccio completamente diverso alla questione.
Il clima del dibattito è quello scaturito dalla recente diffusione dei dati Istat (2006) sull'amore degli italiani per la lettura: il 55 per cento (oltre i sei anni) sono risultati non lettori. La Sardegna si è piazzata in una posizione intermedia con il 57 per cento. Come dire: le tantissime manifestazioni per lo stimolo alla lettura non solo non avrebbero prodotto risultati, ma addirittura coincidono con un calo delle vendite in libreria. La posizione dell'associazione regionale dei bibliotecari è netta: «Ci sentiamo poco amati dai librai e da tutti gli altri componenti della filiera». Eppure, spiegano, le biblioteche non sono altro che lettori organizzati dalla mano pubblica, ossia clienti. Quindi il presidente, Sandro Ghiani, se la prende direttamente con il metodo di fare promozione e sostiene che tutti invitano alla lettura ma «ciascuno lo fa per conto suo e a volte in contrasto l'uno con l'altro. E senza coinvolgerci quasi mai. Ci vuole una strategia comune e a lungo termine».
Se da una parte il numero dei frequentatori dei luoghi di lettura pubblici è in aumento, lo si deve più all'utilizzo dei servizi multimediali (internet) che alla voglia di leggere. La situazione delle biblioteche regionali presenta due caratteristiche principali: nelle città più importanti come Cagliari e Sassari non mancano di certo ma il servizio non è capillare a livello di quartieri. Completamente rovesciata quella nei piccoli centri: esistono soltanto servizi di pubblica lettura «spesso non adeguati». Anche le biblioteche scolastiche non se la passano bene. Secondo Gianni Marilotti (rappresentante del Presidio del Libro) «otto su dieci sono dirette da personale inadeguato per ricoprire il ruolo: servono bibliotecari, non semplici docenti».
Se i bibliotecari lamentano disattenzione e carenze, i librai li guardano con scetticismo e rilanciano: «Nelle librerie regionali si vendono sempre più libri sardi - assicura Aldo Addis, vicepresidente dell'associazione librai indipendenti - l'aumento è rilevante ma oggi difficile da quantificare». Quindi invita a continuare a investire nella scuola e a mettere da parte le polemiche. L'Aes, l'associazione che da 21 anni riunisce la maggioranza dell'editoria sarda (33 editori con l'85 per cento della produzione) è quella che intrattiene più rapporti con la Regione per quanto riguarda le manifestazioni, si difende: «La promozione che si fa attualmente è piuttosto efficace - risponde Giuseppe Mocci -: dalla Fiera di Francoforte a quella di Torino, fino alle più piccole: siamo ovunque». Poi lancia la proposta di una nuova legge sull'editoria e la creazione di un sistema comune che permetta un maggiore dialogo con le istituzioni.
Ma secondo certi editori, i problemi non sono necessariamente collegati ai dati Istat. «Piuttosto dobbiamo interrogarci sulla flessione delle vendite con la conseguente chiusura di molte librerie - dice Vanna Fois della Ilisso -, l'unico dato che ci deve interessare è la risposta del mercato». O anche la questione dei cosiddetti «libri invisibili», lavori validi che non arrivano mai al lettore perché «un meccanismo prevaricatore terribile» li tiene lontani dalle librerie. Sempre secondo la Fois, un buona parte di colpa è della stampa che recensisce o segnala solo certi tipi di testi, mentre altri li destina all'oblio. E comunque l'editoria medio-piccola è costretta a fare i conti anche con lo strapotere dei grandi gruppi. «Quattro o cinque che detengono il 90 per cento della produzione».
SGUARDI DALLA PENISOLA Mentre bibliotecari, librai ed editori sardi continuano a beccarsi, gli ospiti d'Oltretirreno osservano la scena tra stupore e un po' di spavento. Valentina Francese (Fanucci editore), taglia corto e illustra l'esperienza in una casa editrice di settore e di medie dimensioni. «Il tempo delle presentazioni come promozione sta terminando, bisogna prendere i lettori da giovani e collaborare con scuole e biblioteche». La sua ricetta: riduzione delle novità annuali, aumento della qualità ed evitare di cercare a tutti i costi il best seller salva-stagione.
Daniele De Gennaro della Minimum fax: «Il marchio doc da parmigiano sul libro sardo mi mette ansia. I libri sardi stanno avendo successo perché sono validi e non perché sono sardi. L'ibridazione è un elemento fondamentale». Quindi consiglia di puntare sulla "botta emotiva": associare la lettura dei testi a tutte le arti utilizzando linguaggi che si fondano tra loro. «Noi operiamo così, in quindici anni siamo cresciuti tantissimo».
SPAZIO ALLA FANTASCIENZA Ciò che ieri era fantascienza oggi è scienza: questo il tema dell'incontro tra gli studiosi Franco Meloni, Manuela Uda e Andrea Mameli. Si è sottolineata l'importanza della conoscenza della scienza per i cittadini che si trovano di fronte a scelte elettorali su temi scientifici: c'è un forte bisogno di laureati in materie scientifiche. Oggi si parla ancora di fantascienza (Casa Attene, ore 11), stavolta legata al fumetto come strumento espressivo.

Unione Sarda del 28/10/2007

sabato 27 ottobre 2007

Fiera del libro, è l’ora della notte bianca

MACOMER. Alla VII Mostra del libro in Sardegna per oggi è in programma una lunga e intensa giornata che si concluderà con la notte bianca nel centro di Macomer. Al mattino, ancora una volta saranno protagonisti i ragazzi con le letture, il teatro e gli spettacoli nello spazio dedicato all’animazione. Andrea Mameli coordinerà l’incontro degli studenti con gli autori di cui hanno letto i libri.
Per «La scuola adotta un libro sardo», gli studenti provenienti dalle scuole di tutta l’isola incontreranno Giorgio Todde, col quale parleranno di «Al caffè del silenzio», e Alberto Capitta, autore di «Il cielo nevica». I due libri li hanno letti in classe con la guida degli insegnanti. Alle 11, per lo «Spazio autori», Bruno Arpaia, Giuseppina Fois, Enrico Franceschini, Paolo Maccioni e Arturo Pascale incontreranno gli studenti e il pubblico. Alle 16, invece, incontro dedicato ai ragazzi con Stefania Costa, Elisabetta Randaccio, Massimo Spiga e Bepi Vigna.
Alla stessa ora, nel padiglione Filigosa, si terrà una tavola rotonda su «Il futuro del libro e la promozione della lettura da Gutemberg a Internet». Interverranno Aldo Addis, Roberto Coroneo, Daniele Di Gennaro, Vanna Fois, Valentina Francese, Sandro Ghiani, Gianni Marilotti e Giuseppe Mocci. Conduce Alberto Urgu. Nell’occasione verrà inaugurato il presidio del libro di Macomer “Verbavoglio”.
Alle ore 18, invece, per la sezione «La Sardegna e il mondo nelle pagine dei saggisti», dibattito con Daniele Barbieri, Andrea Mameli, Franco Meloni, Roberto Paracchini e Manuela Uda, che parleranno sul tema «Il futuro tra fantascienza e fantasia». Conduce Paolo Maccioni. Alle ore 19, «Spazio autori» con Mauro Pala che incontra Bruno Arpaia, Giancarlo Biffi, Enrico Franceschini, Antonio Pascale e Bepi Vigna. Si passerà quindi alla lunga notte bianca con spettacoli di teatro di strada, giocolieri, canti e balli dei gruppi folck e con le musiche della Banda di Macomer. All’interno della notte bianca, nella piazza dell’ex mercato civico si terrà lo spettacolo «Il cavaliere dei sardi: storie di Emilio Lussu», reading-concerto di «Prospettive Laterali». Alle 22,30, nelle vie principali della città incontri e letture con Fiorella Ferruzzi, Gian Carlo Biffi e i poeti di «L’Isola e la poesia». (t.g.t.)

Tavola rotonda. La creatività in limba



Alla Mostra del Libro di Macomer non si parla soltanto di quello che sarà ma anche di quello che è stato. E che ancora non ha trovato pieno riconoscimento. Come l'esistenza di una letteratura tutta sarda. Se n'è parlato ieri sera in una tavola rotonda tra editori, studiosi e scrittori tra cui Antoni Arca, Paolo Pillonca, Nicola Tanda, Salvatore Tola e tanti altri. Proprio Arca ha ricostruito numericamente la storia dell'attuale letteratura in limba. Dal 1980 a oggi (quando uscì il primo libro di racconti, di Salvatore Patatu) sono stati pubblicati 200 volumi di 111 autori più altri 100 presenti nelle raccolte. Si contano 80 romanzi e sei ristampe. “Il livello medio di questa produzione ha uno standard internazionale - spiega Arca - si va dalla stupidaggine al capolavoro”. Capolavori dimenticati per mancanza di promozione e finanziamenti. Insomma, i soliti malanni dell'editoria. Tra le cause del mancato riconoscimento ufficiale dell'esistenza di una letteratura sarda, secondo Tola, c'è l'invasione catalano-aragonese che relegò il sardo a dialetto sostituendolo con latino e castigliano. Il riscatto avvenne soltanto più avanti con la nascita della prosa sarda, risalente ai Condaghes. Fino al miracolo degli anni Ottanta. Tra le tante richieste e soluzioni avanzate, il passaggio dei codici di identificazione internazionali dei libri (ISBN) dal sistema linguistico italiano a uno linguistico sardo. La proposta è dell'editore Francesco Cheratzu. (e.f.)

PREMIO A NIFFOI E' di ieri la conferma di un nuovo premio vinto da Salvatore Niffoi. Col suo ultimo romanzo “Ritorno a Baraule” (Adelphi), lo scrittore oranese si è aggiudicata la Terza edizione del Premio Letterario Internazionale di Narrativa Alessandro Manzoni, promosso dal Comune di Lecco in collaborazione del Centro Nazionale di Studi Manzoniani di Milano. “Alla ricerca della verità su se stesso, stremato dall'età e dalla malattia, il protagonista di questo giallo di respiro epico e solenne - si legge nelle motivazione della giuria - riscoprirà, accumulando le tessere di un mosaico tanto enigmatico quanto feroce, le passioni ancestrali di una terra che non conosce mediazione tra l'odio e l'amore. La Sardegna del romanzo di Niffoi parla la lingua densa e ispida, sospesa e irreale dei suoi paesaggi”.

27/10/2007

Il futuro comincia nell'Ottocento

Unione Sarda del 27 ottobre 2007

Alla Mostra del libro di Macomer si va alla riscoperta del romanzo, lo strumento antico che racconta meglio il futuro. Due giovani narratori come Stassi e Buonanno a confronto sul ritorno del Popolare. "La nuova letteratura sarda? E' a inizio corsa, se inciampa ora rischia grosso" Ma il pericolo non sembra imminente, e chi ha qualche dubbio si vada a leggere L'isola che sorprende e Cartas de Logu



DAL NOSTRO INVIATO
EMILIANO FARINA
Macomer. Indagare il futuro della letteratura è prima di tutto immaginazione, poi identificazione. Con cosa? Con storie ambientate nell'America del Sud, con tessuti narrativi rubati al romanzo popolare. Ma anche con la rielaborazione della tradizione ottocentesca. Il futuro della letteratura è discostare la geografia dalla realtà e trasformarla in un'invenzione del cuore.
Per trovare parole, idee e anticipare il domani del romanzo, la settima edizione della Mostra del libro di Macomer ha scelto due giovani autori: Errico Buonanno, romano, classe 1979 vincitore nel 2001 del premio Calvino e Fabio Stassi, 38 anni, siciliano, che nel 2006 ha pubblicato Fumisteria, premio Vittorini opera prima 2007.
Entrambi sognano il Sud America, volano con la fantasia a Montevideo e intingono le proprie storie in quel romanzo popolare che gli intellettuali nazionali hanno spesso e volentieri accolto con un caloroso vade retro . Stassi e Buonanno non appartengono ad alcun Rinascimento letterario regionale e nemmeno a una nouvelle vague che raccoglie il talento tra le sue braccia calde e consortili. Entrambi sono animati dalla voglia del romanzesco e del picaresco. Con L'Accademia Pessoa (Einaudi, 2007), Buonanno racconta la storia di un'associazione segreta di ex amanti del romanzo con sede in una polverosa soffitta di Montevideo che ordisce un complotto universale per distruggere la letteratura mondiale. Ma il piano fallisce per colpa di un romanzo infinito: la continuazione dei Promessi Sposi del Manzoni.
Stassi resta sempre in Sud America con E' finito il nostro carnevale (Minimun Fax, 2007): è la vicenda di un uomo, Rigoberto, che s'innamora di una statua, la Coppa Rimet. La inseguirà per tutto il Novecento. La Coppa Rimet si ispira alla figura di una bellissima modella di Siviglia, Consuelo Altamura Villarma che uscirà con Rigoberto una sera soltanto, gli darà un bacio e poi gli dirà: "Io sono come una speranza perduta".


Stassi e Buonanno immaginano il futuro del romanzo così: uno ambientandolo nel vero scandalo della Coppa Rimet: vinta dal Brasile fu quindi rubata e - si dice - fusa con un fornellino da campo da una gang argentina. L'altro su una storia di assoluta fantasia poggiata su canovaccio ottocentesco attualizzato e ispirato al grande romanzo popolare. Insieme allo sceneggiatore per fumetti, Bepi Vigna, i due autori si sono incontrati ieri in un dibattito sotto i tendoni della Mostra di Macomer. E, attraverso le loro esperienze hanno provato a raccontare il futuro del romanzo. Indicandone la via. Secondo Buonanno le nuove generazioni si stanno finalmente distaccando da una certa letteratura degli anni Sessanta molto teorica e psicologica per dedicarsi alla riscoperta dell'Ottocento e del grande romanzo popolare, alla rielaborazione delle storie di un secolo e mezzo fa: "L'unico modo per avere un'idea del futuro della letteratura". Una tesi, secondo Vigna, che si basa su una forma di sdoganamento di forme prima poco considerate. Gramscianamente, una sorta di blocco ad opera degli intellettuali incapaci di trovare un collegamento tra popolo e nazione. E il Sud America? Visto che "siamo una generazione che ha perso la speranza", il Sud America è il luogo dove quella speranza è conservata, il luogo dove si può ancora cambiare il mondo. Stassi sostiene che gli scrittori devono sporcarsi le mani e parlare nuovamente di storie e di storia. Sostiene che i giovani sentono la necessità di leggere storie come il rapimento di Aldo Moro o la morte di Pasolini. Che desiderano "libri più profondi che larghi. Libri che vadano più in verticale che in orizzontale".
Sulle note delle Prospettive Lateatrali, la voce di Giacomo Casti diventa quella di Rigoberto che si dispera per una donna-cosa che cercherà tutta la vita e non troverà mai. Così come si dispera (realmente) Stassi dopo aver fatto il calcolo di quanti libri riuscirà a leggere in tutta la vita: tremila. "Troppo pochi, soprattutto quando ho saputo che Bobbio ne leggeva diciotto a settimana". Dunque è meglio scriverli , i libri, così almeno certi brutti pensieri scivolano via.
E a proposito di gente che scrive libri, la Mostra di Macomer è l'appuntamento più completo in Sardegna per trovarli, quei libri: testi sardi di autori sardi che parlano di Sardegna. Dunque niente Montevideo, niente Sud America, niente grande romanzo popolare, niente canovacci ottocenteschi da rielaborare e attualizzare. Ma allora il futuro del romanzo non è lo stesso che oggi si celebra all'ombra dei nuraghi? Qui, in Sardegna, tra le oltre duemila pubblicazioni di Macomer c'è il presente, c'è un movimento di belle penne sarda che sta catalizzando l'attenzione di molti. Ma non c'è il futuro. Almeno non secondo la linea tracciata dai due autori chiamati dall'Aes (Associazione editori sardi) e dall'Associazione librai sardi indipendenti. Buonanno cambia diplomaticamente registro. Gli scrittori sardi sono tutt'altro che chiusi. Penso che stiano lavorando bene e che stiano creando una bella mescolanza. In questo momento l'Isola si trova a un punto di partenza: se si dovesse fermare sarebbe una storia finita. E' una bella responsabilità.
Stassi non cambia affatto registro e ribadisce il concetto. E' siciliano e di senso di appartenenza ne sa quanto basta. "Per tanti anni ho scritto storie ambientate in Sicilia, senza mai riuscire a pubblicare niente. Poi mi sono sbloccato e ho cercato di staccarmi dalle storie della mia terra. E' stato molto doloroso ma indispensabile". E' andato a cercare un'altra geografia. "La trasfigurazione è fondamentale e se ti allontani è meglio. Rifuggo dall'autobiografia perché è un'insidia". Per lui il futuro è non utilizzare la letteratura per dire le cose che si vogliono dire ma è mettersi al suo servizio. "Il localismo è un pericolo, la troppa voglia di raccontare la propria provincia rappresenta un pericolo. Bisogna lavorare sugli universali: per me, siciliano, Pirandello potrebbe benissimo essere tedesco. I sardi hanno Gramsci: chi più sardo, ma allo stesso tempo internazionale, di lui?". Il prossimo romanzo di Stassi è la storia di uno scacchista. Cubano.
Una risposta sulla questione dei tanti autori sardi che, in quanto tali scrivono solo di cose sarde, arriva dal libro L'isola che sorprende, presentato alla mostra dall'autrice, Anna Maria Amendola.
E' una tesi di laurea trasformata in un testo scientifico: analizza 300 libri di 80 autori sardi dal 1974 al 2006. Le conclusioni dello studio sono interessanti.
E' innegabile che esiste un bel momento per la letteratura isolana, anche rispetto ad altre regioni - sostiene l'autrice - ma questo senso di nouvelle vague percepita soltanto in Sardegna. Secondo la Amendola, tra gli autori che scrivono belle storie in quanto belle storie e non sarde ci sono Salvatore Niffoi e Milena Agus. E comunque, onore al merito per la capacità di promozione e comunicazione degli editori isolani (soprattutto Il Maestrale) che hanno saputo creare un movimento capace di sorprendere tutti. Uno scrittore sardo veramente universale? Sergio Atzeni.
Un'altra risposta arriverà invece domani con la presentazione di Cartas de Logu. Scrittori sardi allo specchio (Cuec 2007, 218 pagine, 12 euro). Da Francesco Abate a Bruno Tognolini, quarantadue scrittori mettono a confronto i due elementi che li contraddistinguono: essere sardi e scrivere libri.

27/10/2007

venerdì 26 ottobre 2007

Macomer capitale della cultura

Ieri la giornata piovosa non ha favorito l'affluenza di pubblico, gli albergatori lamentano poche presenze
Macomer capitale della cultura
Una mostra del libro con 2000 titoli e 34 editori

I dati medi delle passate edizioni parlano di seimila copie vendute per un giro d'affari di 15mila euro.
Mentre un centinaio di bambini fanno il trenino insieme a maestre e animatrici nella sala dei piccoli, un paio di loro si aggirano in quella dei grandi. Hanno un'aria sospetta e osservano il cofanetto che contiene l'Iliade e l'Odissea tradotte in sardo. Salvatore Tola, consulente per il libro a disposizione dei clienti della settima edizione della Mostra del Libro in Sardegna (il tema è Il futuro. Le parole e le idee per immaginarlo ) inaugurata mercoledì a Macomer, li guarda con soddisfazione. «Che volete, in fondo questa manifestazione è nata per loro. Dove mai si vedono bambini che s'interessano a Omero, per di più in sardo?».
SALTO DI QUALITÀ Da intercomunale e destinata principalmente alle scuole, la rassegna in corso fino a domenica nell'ex Caserma Mura, dal 2001 è diventata regionale. E oggi si ripropone al pubblico sventolando i tre obiettivi per cui è nata: dare la possibilità agli editori sardi di diffondere la produzione regionale, coinvolgere le scuole per invogliare alla lettura gli studenti e valorizzare le zone interne. Difficile dire se i tre bersagli siano stati centrati, sfiorati o sbagliati. Dovendo affidarsi alle sensazioni, giornata di pioggia a parte (e dunque scarsa affluenza), l'idea che prevale su tutte è che con i suoi oltre 2mila titoli esposti da 34 case editrici su un'area di 3mila metri quadrati, il padiglione Tamùli è sicuramente la più appagante e completa libreria isolana. E potrebbe anche bastare così. Le altre arti come musica, teatro o cinema (come riporta la locandina) appaiono come ingredienti superflui per insaporire un piatto già ben condito. I dati di vendita medi delle passate edizioni (confermati dall'Associazione sarda editori) parlano di circa 800 - 1000 titoli venduti per un totale di 6mila copie. Il giro d'affari si aggira sui 15mila euro. «A comprare di più sono soprattutto i residenti dell'interno - spiega Mario Argiolas, presidente dell'Aes - abbiamo scoperto che sono accaniti lettori e, visto che le librerie latitano, per loro questa è un'occasione unica».
VISITATORI MORDI E FUGGI Il visitatore tipo della rassegna arriva un po' da tutta l'Isola ma entra nei padiglioni di via San Lussorio, guarda, compra e se ne va. Insomma, non si ferma in città più di tanto. Dall'Hotel Margherita di via Vittorio Emanuele dicono che al momento non ci sono prenotazioni per il fine settimana e che le stanze vengono occupate soprattutto dagli organizzatori della mostra. «Purtroppo la pubblicità è stata fatta soltanto qualche giorno prima dell'inaugurazione e forse le brochure andavano diffuse prima», sottolineano dalla reception. Dall'albergo Su Talleri, Lia Manconi conferma la tendenza: «Nessun turista ma molte stanze sono occupate dal personale della rassegna». Prenotazioni per il fine settimana? «Per ora niente. Comunque va bene così, ci adattiamo a quello che viene. In fondo Macomer è un po' morto come tutti gli altri paesi. Certo, se la mostra fosse stata a settembre sarebbe stato meglio».
RINASCIMENTO LETTERARIO Mentre nello spazio autori una trentina di spettatori stanno per assistere al dibattito sul cosiddetto rinascimento letterario sardo, Argiolas parla della creatura che organizza insieme a una schiera di colleghi e associazioni. «La direzione è collegiale e quindi non è possibile nominare un responsabile unico come vorrebbe qualcuno. E comunque la fiera non si sposta, resta a Macomer. Ce l'hanno confermato la Regione e le istituzioni locali, anzi ci hanno promesso che aumenteranno i finanziamenti. Ma sono polemiche che qua non hanno peso, forse ce l'hanno a Cagliari». Ma siamo davvero nell'epicentro del rinascimento letterario sardo? «Ma no, sono definizioni di comodo che non piacciono nemmeno a noi - risponde Argiolas - diciamo che come non abbiamo avuto un medioevo letterario non abbiamo nemmeno un rinascimento. Sarebbe meglio dire recupero delle nostre radici».
EMILIANO FARINA

26/10/2007

giovedì 25 ottobre 2007

Aperta in nome di Gramsci la settima mostra del libro

Aperta in nome di Gramsci la settima mostra del libro
A Macomer il taglio del nastro della fiera.
Affidata ad Angioni e Mannuzzu la lettura di alcune pagine scelte

MACOMER. Con una serata dedicata ad Antonio Gramsci si è aperta la 7ª edizione della Mostra del libro in Sardegna. Subito dopo l’inaugurazione col taglio del nastro da parte dell’assessore regionale alla Cultura, Maria Antonietta Mongiu, gli scrittori Giulio Angioni e Salvatore Mannuzzu hanno letto e interpretato pagine scelte dello scrittore e filosofo di Ghilarza. La grande festa del libro sardo ha preso il via ieri pomeriggo con un incontro impegnato.
Nei prossimi giorni, fino a domenica, si discuterà di letteratura, si terranno dibattiti sul “fenomeno editoriale sardo” che continua ad acquisire lettori, soprattutto fra i più giovani e nella “fascia debole”, quella che non legge più di due o tre libri all’anno. Tutti gli incontri si tengono nel complesso ristrutturato delle ex caserme Mura. Nei due padiglioni e nelle tensostrutture allestite nell’area esterna del complesso sono esposti i libri, più di 2500 titoli proposti da 34 editori sardi che partecipano alla rassegna.
Obiettivo degli organizzatori, in primo luogo l’Associazione editori sardi e l’Associazione librai sardi indipendenti che si sono impegnati nel mettere a punto la rassegna, è quello di raggiungere e superare i 20.000 visitatori dell’edizione precedente. Lo fanno con un programma fitto di appuntamenti che vanno dalle letture alle tavole rotonde, dagli incontri con gli autori ai reading musicali, dalle relazioni dei grandi esperti dell’editoria nazionale alle esposizioni dei libri, il meglio dell’editoria sarda che nei prossimi giorni sarà in vetrina a Macomer.
Il tema dell’edizione 2007 della Fiera del libro in Sardegna è “Il futuro e le parole e le idee per immaginarlo”. Pensando al futuro la rassegna si rivolge ai giovani, ai ragazzi che si avvicinano al libro e alla lettura. A loro è rivolta l’iniziativa “Adotta un libro”, che si realizza attraverso le scuole con gli studenti che commentano con gli autori un libro sardo che hanno letto in classe guidati dall’insegnante.
L’iniziativa parte da lontano: ideata negli anni scorsi dai presidenti dell’Associazione editori sardi, Mario Argiolas, e dell’Associazione librai sardi indipendenti, Luciana Uda. Le due associazioni e il comune di Macomer hanno lavorato a stretto contatto per la riuscita della rassegna.
Tito Giuseppe Tola - La Nuova Sardegna - 25 ottobre 2007

Inaugurata ieri la settima edizione della mostra regionale (L'Unione Sarda, 25 ottobre 2007)

Novità editoriali e tanti eventi culturali, tra i protagonisti anche cinquecento studenti
Libri sardi in vetrina a Macomer
Inaugurata ieri la settima edizione della mostra regionale
Assente il presidente Soru all'apertura dello spazio espositivo di tremila metri quadri. Il sindaco Marco Mura: «Salto di qualità»

Stemperata dai canti del coro Città di Macomer, l'attesa dei visitatori per l'inaugurazione della VII mostra del libro è stata spesa a discutere delle prospettive del settore e ad apprezzare, seppur furtivamente, un allestimento che quest'anno può contare su un numero sempre più consistente di volumi. Solo dopo l'arrivo dell'assessore regionale alla cultura Maria Antonietta Mongiu, bloccata a Cagliari da una riunione di giunta (la stessa che ha evidentemente impedito al presidente Renato Soru di essere a Macomer), l'esposizione che si concluderà domenica ha infatti preso ufficialmente il via. Un ritardo di un'ora presto dimenticato dal pubblico richiamato dall'allettante serata gramsciana, che da quel momento in poi ha potuto scorrere la rassegna di titoli (2500) e apprezzare la cura dell'allestimento. Un'esposizione di tremila metri quadrati che avrà come protagonisti anche cinquecento studenti che ogni mattina parteciperanno ai dibattiti in programma.
GLI ALLESTIMENTI Quest'anno le opere non sono state suddivise per temi e generi ma a seconda della casa editrice che ne ha curato la pubblicazione. Saranno dunque gli editori a gestire lo spazio espositivo, coincidente con il Padiglione Tamuli, così da intrattenere un rapporto e un confronto diretto col pubblico.
I SALUTI DEL SINDACO A formulare gli auspici della vigilia è stato il padrone di casa, il sindaco Marco Mura: «Per l'amministrazione è un onore procedere all'inaugurazione di una mostra che, maturata negli anni, ha oggi compiuto il salto di qualità a cui aspiravamo. Dopo l'esperienza dell'impianto fieristico del Monte di Sant'Antonio, l'evento è accolto in una struttura che, inserita nel tessuto urbano, appare funzionale rispetto alle finalità che la manifestazione si propone». Un pieno connubio tra Macomer e la sua mostra, inserita nella programmazione culturale regionale come evento di spicco che quest'anno coinvolge anche la casa Attene e di Melchiorre Murenu e il Museo delle Arti antiche, dove sono ospitati molti appuntamenti.
GLI ALTRI INTERVENTI Soddisfazione è stata espressa anche dall'assessore comunale alla cultura, Gigi Muroni che, dopo aver riconosciuto i meriti delle tante anime della mostra (spesso costrette a lavorare nell'ombra), ha auspicato «il venir meno dei limiti burocratici che assillano l'organizzazione dell'appuntamento, per Macomer occasione di riscatto economico e culturale, un sempre maggiore coinvolgimento delle scuole della Sardegna, un sapiente equilibrio tra le esigenze dei privati e degli Enti pubblici e il potenziamento dell'intero sistema bibliotecario della Sardegna». E sulla necessità di operare in sinergia hanno insistito Mario Argiolas e Aldo Addis, rispettivamente presidente dell'Associazione degli editori sardi e dell'Associazione dei librai indipendenti: «La mostra del libro deve essere punto di partenza per la programmazione delle attività che ruotano attorno a un mondo culturale». Mondo che Maria Antonietta Mongiu, ha definito in fermento. «La Sardegna - ha detto l'assessore - è protagonista di una stagione culturale straordinaria, frutto di occasioni che, proprio a Macomer, trovano la loro sintesi».
MANUELA ARCA - L'Unione Sarda - 25/10/2007

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Gli scrittori
Oggi incontro con Abate, Stassi e Carlotto
Entra nel vivo la mostra regionale del libro di Macomer.
Oggi dalle 10 alle 12,30, nello spazio ragazzi, ci saranno letture, esibizioni teatrali e spettacoli. Sempre in mattinata, dalle 10,30 gli studenti incontreranno Giacomo Mameli, autore del libro La ghianda è una ciliegia, e Antonio Arca che ha scritto I racconti di Nino. Alle 11, nello spazio autori, Olivia Crosio e Marco Tomatis incontreranno il pubblico. Dalle 16 alle 18 è invece previsto l'appuntamento con Stefania Costa, Elisabetta Randaccio, Massimo Spiga e Bepi Vigna. Alle 17, all'interno di Piccola patria, Amalia Maria Amendola, Salvatore Mannuzzu, Luciano Marroccu, Alessandra Menesini, Peppe Podda, e Carlo Serafinisi parleranno di Sardegna e mondo nelle pagine dei saggisti, con il coordinamento di Costantino Cossu. Subito dopo, alle 18.30, gli scrittori Francesco Abate, Massimo Carlotto e Fabio Stassi si confronteranno sul Futuro da leggere. Alle 20, nel padiglione Filigosa, ci sarà un concerto con lettura scenica, ideato da Stefano Tassinari. Dalle 21,30 tutti a cena per un ultimo confronto con gli autori. ( m. a. )
L'Unione Sarda - 25/10/2007

Il libro va a cercarsi i nuovi lettori. (L'altra Voce, 24 ottobre 2007)

A Macomer editori e scrittori nella mostra che semina e raccoglie idee
Matteo Bordiga

Una sorta di grand reunion degli stati generali della letteratura isolana. Per fare il punto sul mercato editoriale, che nel territorio sardo sta facendo registrare significative impennate, e sulle strategie di promozione e diffusione dei libri. Ma anche per confrontarsi con i lettori e gli operatori culturali sulla qualità e la varietà dell'offerta letteraria.

La settima edizione della Mostra del libro in Sardegna, che si apre oggi a Macomer, sarà un'occasione per toccare con mano la conclamata “nouvelle vague” letteraria che negli ultimi anni sta investendo l'Isola. Con una pletora di nuovi autori, tessitori di romanzi e racconti di tutte le età, che stanno sprigionando la loro creatività e si stanno affermando anche al di fuori dei confini regionali. Ma soprattutto (e questa è la notizia) con un risveglio di chi i racconti li scopre, li interiorizza: i lettori sardi, sempre più interessati a immergersi nei mondi fantastici disegnati dagli scrittori. In universi narrativi non necessariamente legati a realtà regionali o provinciali, ma sempre più “cosmopoliti” e aperti al confronti con l'alterità (come l'ultimo libro di Nicola Lecca e Laura Pariani, Ghiacciofuoco, ambientato negli angoli più disparati e reconditi del pianeta).

Allestita nei tremila metri quadri dell'ex caserma Mura, l'esposizione rimarrà aperta fino al 28 ottobre con il coinvolgimento di 34 editori sardi, librai e scrittori isolani. Intorno al protagonista “libro” ruoteranno momenti dedicati a dibattiti, incontri con autori, letture, animazione, teatro, musica e cinema ospitati sia nei padiglioni della caserma che nel centro storico. Dove, per l'occasione, riapriranno al pubblico Casa Attene, Casa Melchiorre Murenu, Casa delle arti antiche e la chiesetta di Santa Croce.

«La mostra regionale del libro rappresenta un'importante vetrina di promozione culturale», ha detto l'assessore comunale alla Cultura Luigi Muroni, «ma, al tempo stesso, un'opportunità di rilancio economico del territorio, sofferente per la crisi industriale». L'assessore regionale alla Cultura, Maria Antonietta Mongiu, ha rimarcato che «la Sardegna sta registrando, in questi ultimi anni, un aumento del numero dei lettori in corrispondenza, soprattutto, dell'incremento delle opportunità di lettura. In parallelo, è cresciuto il numero degli scrittori sia per quantità che per qualità».

L'evento, inserito in un più ampio progetto di valorizzazione e tutela dei beni culturali a livello nazionale, sarà accompagnato anche da iniziative collaterali, quali il concorso estemporaneo di pittura a tema negli esercizi commerciali della cittadina. Senza dimenticare, sabato 27 ottobre, la “Notte bianca”, con l'apertura dei negozi e concerti di artisti di strada. La mostra coinvolge anche le scuole con il progetto “La scuola adotta un libro sardo” e, in particolare, 500 alunni di 20 classi del territorio. I quali, durante l'anno scolastico, con la collaborazione entusiastica degli editori hanno approfondito letture su autori sardi. È attivo, inoltre, fin da oggi il blog dedicato alla rassegna di Macomer con informazioni, immagini e spazi per gli interventi liberi.

«Questa kermesse sarà un momento di sintesi delle tante attività di promozione, valorizzazione e diffusione letteraria che svolgiamo durante l'anno», ha detto Mario Argiolas, presidente dell'Aes (Associazione Editori Sardi), «dal momento che saranno presenti davvero tutti: editori, librai, biblioteche, associazioni letterarie e Presìdi del libro. Ma soprattutto saranno presenti i lettori. L'obiettivo di queste manifestazioni, infatti, è conquistare una fascia quanto più possibile ampia di non lettori o lettori potenziali».

Posto che in Sardegna il numero di coloro che stanno imparando ad amare i libri è in aumento, a livello nazionale fanno fede i risultati delle ultime indagini condotte da Istat e Ipsos: «Il dato è chiaro: in Italia sono ancora tantissimi i non lettori», osserva Argiolas, «dal momento che nel 60% delle case non entra neppure un libro. Il che ci fa arrancare e sfigurare rispetto a tantissime altre realtà europee. Tuttavia, da qualche anno la Sardegna si sta contraddistinguendo per la sua intensa attività di diffusione della lettura: attraverso festival, iniziative, mostre e fiere stiamo portando i libri in tutte le zone dell'Isola. Oggi questa attività si è capillarizzata; in un certo senso, fungiamo da battistrada per le altre regioni. Che, del resto, hanno già iniziato ad imitarci».

Secondo Argiolas, ciò che sta davvero favorendo l'affermarsi della passione letteraria è la rinnovata disponibilità di infrastutture: «La Regione ha stanziato 500mila euro per fornire libri scritti da autori sardi alle biblioteche scolastiche. Ebbene, abbiamo accertato che la domanda ha superato di gran lunga l'offerta: la richiesta delle biblioteche è fortissima. Per soddisfarla occorrerebbe almeno raddoppiare i finanziamenti». Segno che, quando si impiegano risorse consistenti, si ottiene un riscontro «stupefacente da parte della popolazione. La gente non è apatica o pigra. Si interessa al libro, alla narrativa, all'approfondimento culturale. Ma bisogna creare occasioni di lettura, mettere in campo gli investimenti. Se si offre la possibilità di usufruire dei libri, la risposta delle persone è euforica».

In questo caso, le scuole hanno dimostrato curiosità, spirito di iniziativa e apertura nei confronti di un prodotto artistico e culturale come il libro: «Partendo da questi presupposti si può pensare di rilanciare e diffondere l'arte fra la gente», osserva Argiolas, «invogliando i sardi a scoprirla e ad approfondirla: noi dell'Aes, per primi, siamo pronti a organizzare anche incontri a scuola tra gli alunni e gli autori. Per portare nelle classi tutta la freschezza, la vitalità e la quotidianità della letteratura».

mercoledì 24 ottobre 2007

I piccoli peccati della mostra del libro (L'Unione Sarda, 24 ottobre 2007)

marci La Mostra del libro sardo che oggi si inaugura rappresenta, a suo modo, una vicenda esemplare. Nata sette anni fa, a Macomer per una felice intuizione dell'assessore Pasquale Onida, ha cercato di conseguire tre principali obiettivi: offrire una rassegna della produzione editoriale, costruire un rapporto più saldo fra il mondo della scuola e il libro, creare un "polo di sviluppo" culturale in una zona centrale della Sardegna. In una situazione serena dovremmo fare un bilancio e chiederci se tali scopi siano stati conseguiti e se esista un rapporto virtuoso fra investimenti effettuati e risultati ottenuti. E comunque lo facciamo, questo bilancio, sia pure in breve, per dire dei passi compiuti, dagli esordi nella fiera del bestiame di Sant'Antonio alla sistemazione in locali del centro di Macomer, restaurati e (quasi) idonei alla nuova destinazione. La vetrina dei libri è diventata sempre più ampia e non rappresenta solo la produzione isolana; il rapporto con le scuole è cresciuto e, in qualche caso, ha dato luogo a momenti entusiasmanti; i visitatori sono aumentati e il centro Sardegna diviene, per alcuni giorni, la capitale culturale dell'Isola. Tutto bene, dunque? Non proprio: si sarebbe potuto fare di più e meglio, si sarebbero dovute superare le lentezze tipiche delle gestioni pubbliche, anche individuando una figura di responsabile (quale per la Fiera del Libro di Torino è Ernesto Ferrero) capace di definire meglio un progetto da rinnovare anno per anno con il contributo di tutti i soggetti interessati. Purtroppo, però, su quella Mostra si sono appuntate le non cristalline attenzioni di gruppi privati che hanno seguito la stessa strategia tante volte applicata in altri campi, dalla scuola alla sanità, e che consiste nell'approfittare dei limiti di un'iniziativa pubblica - comunque orientata agli interessi della collettività - per dirigere i finanziamenti verso intraprese di singoli, anche meritevoli, ma che non corrispondono a generali interessi. Gli editori sardi sono stati dipinti come un'accolta di profittatori; del lavoro compiuto da tanti che nel corso di un lunghissimo tempo hanno fatto convergere competenze diverse verso un comune obiettivo, si è parlato come di una perdita di tempo; della scuola, come è noto, importa a ben pochi, in Sardegna. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, e non c'è bisogno di ricordare che anche le Province del medesimo orientamento politico dell'amministrazione regionale, ne criticano i comportamenti di accentuato soggettivismo e gli scarsi risultati ottenuti proprio nel campo dell'istruzione. Uno dei motivi di tale fallimento può essere questo: che a un progetto di Mostra del libro al quale partecipassero da protagonisti migliaia di soggetti, è stato opposto quello dello scrittore che parla dalla finestra alle folle plaudenti. Un nonsenso: per giunta profumatamente pagato col danaro di tutti.
Giuseppe Marci - L'UNIONE SARDA - 24.10.2007

Suk di libri e nouvelle vague

Il Sardegna, 24 ottobre 2007 Un laboratorio di idee, tra reading, conferenze, notti bianche di lettura, convivi vis a vis con gli scrittori, e un osservatorio sull'editoria. Da stasera la Mostra del libro di Macomer sarà un palcoscenico comune per i lettori «senz'altro in aumento, almeno in base ai dati sull'accesso nelle biblioteche in Sardegna», dice l'assessore regionale alla Cultura, Maria Antonietta Mongiu e gli autori, questi ultimi davvero in fermento nella vetrina isolana. Per cinque giorni negli spazi dell'Ex Caserma Mura i riflettori daranno lustro alle produzioni sarde: dai più giovani romanzieri come Alessandro De Roma, novello vincitore del Premio Dessì, a un colosso della letteratura dell'Isola, Salvatore Mannuzzu fino a Giulio Angioni e Giacomo Mameli. L'aumento di produzioni che, secondo la Mongiu, è sinonimo di humus letterario: «Quasi un fenomeno. Ma quello che interessa è anche riuscire ad attirare le fasce deboli di lettori, per questo Macomer oltre ad offrire opportunità di confronto ai singoli e alle scuole, contribuiscono a creare spessore, occupandosi dell'istruzione come obiettivo primario». Nel programma della fiera pochi spot, spazio alle parole. «Abbiamo oculatamente evitato di inserire le singole presentazioni dei libri», spiega Mario Argiolas, presidente dell'associazione Editori sardi. «L'intento è discutere di letteratura e conquistare nuovi lettori». In mostra trentaquattro case editrici dell'Isola, ma ci saranno presenze di rilievo nazionale come Minimum fax, un cartellone di appuntamenti che spazia dai convegni più aulici, il primo, (questa sera alle 19) è dedicato ad Antonio Gramsci, con Angioni e Mannuzzu, fino a pièce e concerti. Domani, dalle 10, l'apertura del programma per ragazzi (con le iniziative Adotta un libro), tra le conferenze, che quest'anno tendono a interrogarsi sulla nouvelle vague in Sardegna, l'intervento di Alessandro De Roma (venerdì, alle 17), e la tavola rotonda Gli scrittori sardi allo specchio dell'identità (domenica, alle 18 e 30). Da non perdere il punto sull'editoria coordinato dal critico Massimo Onofri con Ernesto Ferrero e Pierluigi Sacco. Per informazioni e contributi la mostra di Macomer ha aperto un blog: http://mostralibro.blogspot.com/

Da oggi al via a Macomer la Fiera del libro

LA NUOVA SARDEGNA - 24.10.2007
Sino a domenica un fitto programma di incontri con gli autori e di dibattiti
MACOMER. Apre i battenti oggi la 7ª edizione della Mostra del libro in Sardegna. L’inaugurazione, prevista alle 17,30, sarà nel segno di Gramsci, con letture di Roberta Balestrucci e interventi degli scrittori Giulio Angioni e Salvatore Mannuzzu e dell’assessore regionale Maria Antonietta Mongiu. Il tema unificante di tutta la manifestazione è "Il futuro: le parole e le idee per immaginarlo". Tutti i giorni, nello "Spazio autori", numerosi scrittori incontreranno il pubblico dei lettori e si confronteranno sul tema "Un futuro da leggere". Spazio anche ai saggisti e agli approfondimenti con i quattro incontri di "Piccola patria". Si parlerà del "Rinascimento letterario sardo", della produzione letteraria in lingua sarda, di scienza e fantascienza, di Carta de logu, del rapporto tra la letteratura e le radici. Ogni giorno animazione con i ragazzi, laboratori di fumetto e spettacoli, reading, letture. Sabato 27, per "Ultime notizie dal mondo del libro", si parlerà, in una tavola rotonda, del futuro del libro e della promozione della lettura. Domenica 28 si terrà un seminario sulle fiere del libro; di pomeriggio un incontro pubblico sull’«eventismo» culturale con i rappresentanti di importanti festival della penisola e sardi. Sabato 27 tutto il centro commerciale di Macomer sarà animato dalla "Notte bianca", che vedrà protagonisti autori e pubblico insieme.

Per cinque giorni Macomer capitale della parola

L'UNIONE SARDA - 24.10.2007
Tremila metri quadri tutti da leggere e ascoltare. Sono gli stand della Mostra del libro in Sardegna che apre i battenti oggi a Macomer in una location, come amano dire i cinefili e i moderni a tutti i costi, più centrale e suggestiva di quella delle prime cinque edizioni: così come lo scorso anno, è l'ex caserma Mura a ospitare scrittori e lettori isolani - e non solo - che da oggi al 28 si confronteranno su "Il futuro. Le parole e le idee per immaginarlo". Un futuro da proiettare sulle pagine degli autori sardi e italiani, innanzitutto, ma anche da tratteggiare attraverso la musica e i dibattiti: Intorno al protagonista classico della Mostra, e cioè il libro, ruoteranno momenti dedicati a dibattiti, incontri con autori, letture, animazione, teatro, musica e cinema ospitati sia nei padiglioni della caserma che nel centro storico dove, per l'occasione riaprono al pubblico Casa Attene, Casa Melchiorre Murenu, la Casa delle arti antiche e la chiesetta di Santa Croce. Qualche nome e qualche numero, per presentare questa edizione della Mostra. La sempre più interessante scuola di narrativa sarda sarà rappresentata da autori come Giorgio Todde, Alberto Capitta ed Enrico Pili, che insieme al giornalista e saggista Giacomo Mameli saranno tra i protagonisti di una delle pagine più interessanti della mostra. Si tratta dell'iniziativa "La scuola adotta un libro sardo" alla quale partecipano cinquecento studenti da tutta la Sardegna. Ogni mattina i ragazzi si confronteranno con uno dei quattro autori su un libro di un autore isolano e sulle loro esperienze di scrittura. Per passaredai giovani e dai giovanissimi isolani a un classico sardo, ecco il programma della giornata inaugurale: oggi alle 19 nel padiglione Filigosa - dopo l'inaugurazione fissata per le 17.30 - alle 19 ecco la Serata Gramsciana: gli scrittori Giulio Angioni e Salvatore Mannuzzu leggono ed interpretano pagine scelte dalle opere di Antonio Gramsci. Domani, tra gli altri appuntamenti, una tavola rotonda di particolare attualità: nella sezione "Piccola Patria" si parlerà di "L'Isola che sorprende. Radici e futuro del rinascimento letterario sardo". Il dibattito, moderato dal giornalista Costantino Cossu, vedrà a confronto le opinioni di Amalia Maria Amendola, Salvatore Mannuzzu, Luciano Marrocu, Alessandra Menesini, Giuseppe Podda e Carlo Serafini. Alle 20 sarà la volta di "54": concerto e lettura scenica da un'idea originale di Stefano Tassinari, con testi e parole dei Wu Ming (autori del romanzo omonimo) e anzoni e musiche originali composte ed eseguite dal vivo dagli Yo Yo Mundi. Venerdì alle 17 Antoni Arca, Francesco Cheratzu, Salvatore Fozzi, Gian Gavino Irde, Paolo Pillonca, Gianfranco Pintore, Nicola Tanda e Salvatore Tola si confronteranno su "produzione letteraria in lingua sarda: un fenomeno sotto traccia" nel dibattito condotto dal giornalista Ottavio Olita. Alle 18.30, nella sezione "Un futuro da leggere", Roberto Serra incontrerà Alessandro De Roma, Antonio Forcellino e Brunella Schisa. Sabato alle 16 spazio all'editoria con la tavola rotonda "Il futuro del libro e la promozione della lettura. Da Gutenberg a Internet" condotta dal giornalista Alberto Urgu: a confronto un responsabile del portale Sardegnacultura, Aldo Addis (Alsi), Valentina Francese (Fanucci editore, Daniele Di Gennaro (Minimum Fax), Vanna Fois (Ilisso), Sandro Ghiani (AIB Sardegna), Gianni Marilotti (Presidi del libro della Sardegna), Giuseppe Mocci (Aes). Alle 18 invece al dibattito su "Il futuro tra scienza e fantascienza", condotto dallo scrittore Paolo Maccioni, interverranno Daniele Barbieri, Andrea Mameli, Franco Meloni, Roberto Paracchini e Manuela Uda. Infine domenica, per citare solo uno degli appuntamenti in agenda, saranno protagonisti alcuni nomi di grande rilievo della cultura nazionale: sul tema "L'eventistica culturale. Gli eventi culturali per la promozione della lettura" alle si terrà l'incontro pubblico con Ernesto Ferrero, Giuseppe Laterza, Pierluigi Sacco, Michelina Borsari e Tito Boeri.