giovedì 13 dicembre 2007

I ragazzi leggono Emilio Lussu (2. Debora Spanu)

lussuIntervento di Spanu Debora VB Scienze Sociali Dell’Istituto Magistrale “Baudi di Vesme” di Iglesias

Vorrei aprire il mio intervento con due citazioni, si tratta di due brani che mi hanno orientato nella lettura del breve racconto di E. Lussu Il cinghiale del diavolo.

Nostro Signore ha mandato sulla terra gli animali per il piacere e il sostentamento degli uomini. Se un cinghiale ha su di sé il segno della croce, è lo Spirito del Male che gliel’ha posta. Oppure è un’anima che fa penitenza. Son cose che oggi si vedono di rado, ma i nostri padri, che vivevano giustamente, ne vedevano tutti i giorni (p. 39-40).

E l’altra tratta da un testo più recente del 1967 dello stesso Lussu:
Questo mondo arcaico di cui io parlo, patriarcale e barbarico, aveva una sua civiltà e una sua cultura (…). Esso è scomparso e non è stato ancora sostituito da una nuova civiltà, più avanzata, che lo inserisca nel mondo moderno (p. 29).

Il male di cui narra Lussu nel racconto Il cinghiale del diavolo, e gli elementi ad esso legati, testimoniano certo della presenza in Sardegna di una concezione ancora animistica della natura, tipica di quella civiltà arcaica descritta dallo stesso Lussu, ma ancora presente nella Sardegna odierna, soprattutto nei piccoli centri più distanti dalle grandi città.
Un male cioè che oltrepassa la realtà umana e si estende a tutta la natura, che così si carica di elementi soprannaturali.
(Ancora oggi la letteratura di Niffoi, o alcune pagine di Marcello Fois sembrano voler proporre una natura munita di tali caratteri).
Tale natura nemica, ostile all’uomo, e abitata da spiriti maligni, ricalca certo una immagine della natura ancora di sapore mitologico, animata da potenze superiori e ostili all’uomo.
Tuttavia la permanenza di tali motivi arcaici, rende ancora attuale il monito di Lussu prima richiamato: <> (p. 29).
Ritengo possa essere visto in questo pregnante passaggio, il problema che ancora oggi si pone e su cui si dibatte in Sardegna relativamente al rapporto tra modernità e tradizione e che certo deve aver orientato l’impegno politico di E. Lussu nella fondazione del Partito Sardo d’Azione.
Questa posizione intermedia della Sardegna tra un mondo arcaico, ormai svanito e civiltà moderna non ancora affermata lascia la Sardegna in una posizione di forte contraddizione.

La lettura del racconto è stata un pretesto per affrontare diversi di questi problemi, ad esempio la questione della lingua, dell’identità ed altresì per confrontare la specificità della Sardegna con temi di carattere più generale di ordine non solo storico ma altresì filosofico come quello del rapporto tra pensiero mitico e pensiero razionale.

I ragazzi leggono Emilio Lussu (1. Alessio Casti Lebiu)

Intervento di Alessio Casti Lebiu della 5B Scienze Sociali dell’Istituto Magistrale di Iglesias

La lettura del libro di Emilio Lussu, Il cinghiale del diavolo, ci ha condotti anche alla considerazione del Lussu politico. Ritengo sia importante raccogliere il senso della sua esperienza politica, non solo perché testimonia di un grande impegno e di una passione politica autentica, capace di contrapporsi con coraggio e vigore ad un potere che allora si esercitava anche in forme molto violente, ma altresì per l’incidenza ancora presente, nel dibattito politico contemporaneo, di quella esperienza.
Lussu infatti fondò il Partito Sardo d’Azione, da subito connotato come movimento autonomista e federalista, che pose al centro della sua azione politica la questione “nazionale sarda”. Già questo richiama una paternità evidente rispetto a questioni che non solo sono oggi oggetto di attenta riflessione e considerazione politica, ma definisce l’orizzonte di una questione sociale e culturale che coinvolge i sardi in maniera sempre più insistente intorno al problema dell’identità, della lingua, e del valore di queste in un universo che inequivocabilmente ha assunto le forme della globalizzazione.
Il PsdAz venne costituito nel 1921 con l’obiettivo di contrastare la crescita del movimento dei Fasci, e coinvolse contadini e pastori sardi in nome della distribuzione delle terre e dei pascoli contro i ricchi possidenti agrari e i partiti politici da loro sostenuti. Nello stesso anno Lussu venne eletto alla Camera dei deputati e fu in seguito tra i deputati della “secessione aventiniana”, celebre forma di protesta intrapresa da diversi parlamentari dopo il delitto Matteotti. La sua posizione fu sempre tra le più radicali, e fu per questo più volte colpito personalmente e fisicamente da aggressori rimasti ignoti. Nel 1926 Lussu sparò ad uno di loro mentre cercava di introdursi nella sua casa a Cagliari; lo squadrista morì in seguito alla ferita e Lussu venne condannato a cinque anni di confino a Lipari. Da questo confino evase tre anni dopo per raggiungere Parigi. Insieme a Salvemini e Rosselli diede vita al movimento antifascista “Giustizia e Libertà”, orientato in senso socialista e liberale che proponeva metodi rivoluzionari per abbattere il regime. Nel 1948 divenne ministro del primo governo di unità nazionale. Nel 1964 partecipò alla scissione del PSI da cui nacque il PSIUP contro la politica di intese con la Democrazia Cristiana avviata da Nenni.

È certo una esperienza di vita che i giovani dovrebbero avere presente per comprendere il valore di un serio impegno sociale e politico quale è stato quello di E. Lussu, talvolta condotto fino a mettere in gioco la propria tranquillità e sicurezza, soprattutto oggi che le nuove generazioni sembrano essere soprattutto caratterizzate da molto disorientamento e da atteggiamenti talvolta inquietanti.

domenica 2 dicembre 2007

Una Mostra proiettata verso il futuro (Alberto Urgu, Sardinews n. 11, novembre 2007)

Una formula che conferma la sua vitalità. La settima edizione della mostra del libro in Sardegna , svoltasi dal 24 al 28 ottobre a Macomer, lascia molte certezze e pochi dubbia ai suoi organizzatori, che possono valutare numeri positivi e in evidente crescita in ogni aspetto, dall’aumento dei visitatori alle copie di libri venduti (+30 per cento), dalla qualità dei dibattiti all’indubbio successo delle iniziative che hanno coinvolto le scuole. Uno sforzo organizzativo importante, che ha portato nel centro del Marghine 34 case editrici sarde, collocate in un rinnovato spazio espositivo, due emergenti editori nazionali come Fanucci e Minimum Fax e ospiti importanti come Enrico Franceschini, Bruno Arpaia, Carlo Serafini, Pierluigi Sacco, Fabio Stassi, Errico Buonanno, Giancarlo Biffi, Bepi Vigna. La collocazione nelle ex caserme Mura ha sicuramente giovato alla manifestazione, ormai consolidatasi come appuntamento centrale per i protagonisti dell’editoria sarda, ma che si sta guadagnando una visibilità ed una rinnovata curiosità anche dall’esterno.
“Il messaggio ormai è passato”, dice il presidente dell’Aes Mario Argiolas. “L’impianto della mostra di Macomer funziona. Il ruolo delle scuole, non spettatrici passive ma attive collaboratrici attraverso una lettura critica dei testi affrontati, la partecipazione della città ormai coinvolta pienamente nella manifestazione, il rapporto consolidato tra editori, biblioteche, librai. Tutto questo fa si che Macomer rappresenti una realtà originale all’interno delle attività culturali dedicate alla promozione della lettura in Sardegna”.
Un tema fondamentale, quello della promozione alla lettura, che durante la mostra di Macomer è stato affrontato a più livelli, puntando soprattutto sulla integrazione tra i vari attori della cosiddetta “filiera” del libro. Un confronto intenso tra bibliotecari, librai, editori, mondo della scuola, sfociato in una tavola rotonda in cui è emerso, pur tra qualche contrasto, la necessità di fare sistema, con un ritrovato appoggio da parte della Regione Sardegna, che con la recente delibera che assegna fondi alle biblioteche scolastiche per l’acquisto di libri sardi ha accolto un progetto partito proprio dagli editori isolani. Gli ultimi dati Istat su quanto si legga in Sardegna non sono confortanti, con un 57 per cento di non lettori, in linea con il resto del paese, nonostante il successo anche internazionale degli autori sardi e il costante aumento delle manifestazioni dedicate ai libri nella nostra Isola.
Soprattutto preoccupa la percentuale dei cosiddetti lettori deboli, lettori occasionali che non si riesce a conquistare definitivamente e che inesorabilmente scivolano verso la categoria dei non lettori. Numeri che probabilmente dovrebbero far riflettere anche sul tipo di politiche culturali portate avanti in questi anni, sulla reale capacità di incidere sulla promozione del libro in Sardegna. Senza interventi strutturali, è stato detto anche a Macomer, che accompagnino la cosiddetta animazione culturale, difficilmente si potranno raggiungere obiettivi importanti. Una politica vincente potrebbe essere quella che parte dalla Scuola, che investe sui più giovani che potranno diventare un giorno lettori.
“La scuola adotta un libro sardo” è un esperimento sicuramente riuscito, che è nato proprio alla mostra di Macomer alcuni anni fa e che nelle edizioni successive ha raccolto un continuo successo tra gli studenti. Un progetto originale, che ormai coinvolge numerosi istituti scolastici in tutta la Sardegna, oltre 500 ragazzi che scelgono un libro, lo leggono, svolgono una vera e propria analisi critica e ne portano i risultati a Macomer, a confronto con l’autore. Un progetto che permette ai ragazzi di esprimersi, premiandone la creatività, ma che da merito anche ai tanti insegnanti che lavorano con passione, svolgendo il compito di animatori culturali, specie nelle zone interne. I libri Emilio Lussu, Giorgio Todde, Antoni Arca, Giacomo Mameli, Enrico Pili, Alberto Capitta, sono diventati l’occasione per un confronto con gli autori, sui testi, spesso analizzati e assimilati con una sorprendente capacità critica.
Un successo crescente che ha costretto l’Aes a rifiutare alcune domande da parte degli istituti scolastici, per problemi di spazi e di tempi, ma che consiglia di insistere nell’esperimento.
I quattro giorni di Macomer rappresentano solo la vetrina di un lavoro che dura tutto l’anno e che da questa edizione potrà essere monitorato attraverso un blog, che rimarrà attiva nei mesi prossimi all’indirizzo www.mostralibro.blogspot.com . Uno strumento interattivo, in cui inserire le varie attività legate alla mostra, ma che è diventata una piazza virtuale dove discutere dei temi legati all’editoria e alla cultura in Sardegna e dove saranno pubblicati anche i lavori delle scuole.
Uno spazio aperto, anche ai suggerimenti esterni, per una mostra del libro che dura tutto l’anno, “in progress”, aperta verso il futuro, così come recitava il tema scelto per l’edizione del 2007.
Con l’auspicio che l’edizione 2008 raccolga i frutti del lavoro dei prossimi mesi e lasci ancora più spazio e potere ai lettori.

mercoledì 28 novembre 2007

Scrittori con tante scuole, presto i fumetti

(Bepi Vigna, Sardinews Nov. 2007)

Nel fitto calendario sardo di appuntamenti dedicati alla letteratura, la Mostra del Libro di Macomer è ormai, per tradizione, una delle manifestazioni più criticate. Ogni anno si sentono ripetere più o meno le stesse cose: è una fiera che non ha ancora trovato una sua fisionomia, è troppo concentrata sul libro sardo, è troppo provinciale, la comunicazione è poco curata, e via discorrendo.
Pochi riconoscono che una rassegna, di fatto ancora giovane (appena sette edizioni) qualche passo avanti lo ha comunque fatto, ma che soprattutto ha le carte in regola per crescere ancora. Si tratta, pur sempre, dell’unica vera occasione di confronto per gli editori e gli scrittori sardi, ed è l’unica rassegna del settore dove il coinvolgimento delle scuole avviene in misura importante.
Sono proprio questi gli aspetti sui quali puntare, quelli che possono dare un’anima alla Mostra. L’accusa di troppa sardità si può condividere solo in parte. Non è sbagliato di per sé pensare a una vetrina della produzione culturale isolana, l’importante è che vetrina lo sia realmente, ovvero che non sia una manifestazione rivolta soltanto al pubblico locale, ma che guardi lontano, che costituisca una reale occasione di confronto con quanto accade fuori dai confini dell’isola.
Il problema vero, semmai, e decidere quale strada scegliere per rendere possibile questo confronto. Si deve puntare sulla mondanità, coinvolgendo magari gli autori “di grido” (che il più delle volte sono solo volti televisivi) e puntando sulla curiosità del pubblico di vedere da vicino le “persone famose”? Questa strada, che è quella su cui ultimamente si muovono molti operatori culturali, non porta da nessuna parte e tradisce un reale atteggiamento provinciale.
Non bisogna confondere i nani e le ballerine con la letteratura. Nani e ballerine magari possono
tornare utili all’interno dei percorsi della comunicazione (che vanno curati e migliorati), ma si devono fermare lì, tenuti ben distinti dagli altri aspetti di una rassegna che deve avere natura di appuntamento culturale.
Può essere importante, invece, riconsiderare la centralità geografica di Macomer e della Sardegna per farne un luogo privilegiato di confronto per la produzione letteraria che arriva da ogni sponda del Mediterraneo. Aprire corsie preferenziali per la cultura dei Paesi del Nord-Africa e del Medio Oriente, creare un momento di incontro tra culture considerate a torto marginali, può essere l’autentica chiave vincente della Mostra del Libro. La letteratura è conoscenza e quindi apertura, capacità di accogliere il nuovo e il diverso, e proprio in questi aspetti la
Sardegna vanta un preciso retaggio culturale, non solo perché sempre l’isola è stata crocevia di navigatori e viaggiatori, ma anche per il carattere tradizionalmente ospitale che ha sempre contraddistinto la sua gente.
Non bisogna scordare che il Mediterraneo si appresta a diventare una delle “zona di libero scambio” più grandi del pianeta, comprendente 600-800 milioni di persone, tra Paesi membri dell’Unione Europea e quelli della sponda sud. Siamo quindi alla vigilia di un passaggio epocale, che comporterà un confronto sempre maggiore sui temi della cultura e che rappresenta una imperdibile occasione di crescita culturale. Per quanto riguarda la partecipazione dei giovani e la collaborazione delle scuole, Macomer costituisce già di per sé un esempio importante. Quest’anno, i laboratori organizzati dal Centro Internazionale del Fumetto di Cagliari, hanno
riscontrato un numero di presenze altissimo e imprevisto. L’unico rammarico è che, per oggettive difficoltà logistiche, il decentramento delle attività nella casa Attene, ha tenuto separate l’illustrazione e la narrazione per immagini dal resto della fiera, ma è un problema a cui si potrà rimediare. Anzi, c’è allo studio da tempo l’idea di associare alla Mostra del Libro un concorso per illustratori, nel solco di una tradizione che ha sempre visto la Sardegna in prima fila nell’ambito della grafica applicata. Sarebbe un buon segnale se fosse proprio Macomer a ricordare con
un appuntamento prestigioso, che nella nostra isola esiste una grande scuola di illustratori, negli anni Trenta è stata all’avanguardia in Europa. Il concorso si potrebbe intitolare al macomerese Ennio Zedda, un artista ormai quasi dimenticato, che pure è stato uno tra i più innovativi e moderni del suo tempo.
Tra gli anni Venti e Trenta disegnava per la La Tribuna Illustrata e Il Balilla e nei suoi lavori vi era sempre una particolare attenzione agli accostamenti cromatici, con intarsi vivacissimi che risentivano della lezione futurista, recepita nell’accurata composizione delle tavole e nella dinamicità al racconto, che raggiungeva risultati quasi cinematografici. Non a caso fu anche uno dei pioniere del cinema d’animazione, partecipando al progetto di un lungometraggio su Pinocchio, rimasto poi incompiuto.

lunedì 26 novembre 2007

Localismo o conformismo?

Le critiche alla Mostra del Libro di Macomer (mosse dall'organizzatrice del Festival della Filosofia di Modena, Michelina Borsari) dopo aver sollevato un dibattito su questo blog, hanno indotto a interessarsi dell evento anche Il Sardegna, l'unica testata a diffusione regionale ad aver completamente - o quasi, visto che si è limitato ad una breve presentazione- ignorato la mostra stessa.
In un'intervista all'Unione la Borsari aveva investito la Mostra di Macomer di alcune critiche che ruotavano tutte, più o meno, intorno ad una generica "accusa" di localismo, apparsa, a me come a molti, il risultato di un fraintedimento nei confronti della filosofia espositiva della Mostra, se non addiritura di una superficialità di sguardo nei confronti della cultura e della società sarde.
Tali critiche vengono quindi riprese su Il Sardegna da un intervento di Luciano Gallinari, il quale rilancia le accuse di localismo sostenendo l'esistenza di una limitante paura di confrontarsi radicata nella cultura sarda.
Questa opinione appare ancora una volta invischiata nel complesso di inferiorità che talvolta conduce gli stessi sardi a liquidare come localismo l'orientamento, proprio di una parte del movimento culturale isolano e a mio avviso del tutto sano e genuino, a coltivare l'identità specifica.
Questo movimento culturale, in effetti, piuttosto che dimostrare disperatamente le proprie doti di omologazione, prende atto che questa identità esiste ed è degna di cura.
Mi viene in mente, per spiegarmi, una metafora gastronomica: tempo fa una nota giornalista del Corriere ha decantato le virtù della "frue" (latte cagliato) del Supramonte dorgalese; lo avrà fatto pensando alla bellezza (e alla bontà, nella fattispecie) del "diverso" gastronomico, oppure pensando a quanto la frue assomiglia a quello yogurt che fa l'amore con il sapore? E' evidente che il valore aggiunto risiede nella frue e nel fare umano che la origina, e che la sua irreperibilità nei banconi dell'Esselunga, lungi dall'essere un difetto, è la dimostrazione dell'esistenza di due paradigmi incommensurabili: quello locale del cibo identitario - che sopravvive spontaneamente - e quello globale dell'industria alimentare. Gallinari, rispetto alla Borsari, propone un'accusa
rinforzata, poiché parla di "difesa ad oltranza della propria cultura isolana" il cui pessimo esito sarebbe di perseverare nella mancanza di confronto con gli altri, ritenuta addirittura un limite
"storico" dei sardi ("solita, immarcescibile paura di un confronto con gli altri"). Eppure la condizione di ogni dialogo è la diversità. L'eguale non dialoga, caso mai produce inutili
tautologie. Forse il lato oscuro non risiede nel presunto timore storico dei sardi nei confronti del dialogo, facilmente confutabile da qualunque conoscitore della cultura isolana, quanto nel timore,
metastorico e privo di patria, per il diverso, l'altro, l'irriducibule al sistema. Su tutto questo forse vale la pena di continuare a discutere.

Gianfranco Meloni

venerdì 23 novembre 2007

Se la Regione del 2007 ascolta Antonio Gramsci (Giacomo Mameli, Sardinews, nov. 2007)

Proviamo a commettere un reato a mezzo stampa e vedere la bottiglia sarda mezzo piena anche perché – soprattutto ai piedi della Torre dell’Elefante e nei bastioni del Terrapieno di Cagliari – non costituisce più notizia dipingere una Sardegna in eterno affanno. Alcuni giornali cementati dal mattone anziché dalla completezza dell’informazione credono che repetita semper iuvant. Non sanno che aliquando scocciant. Piove? Regione ladra. Prove di reato, allora. In questa bottiglia delle metafore potrebbe campeggiare un risultato economico di tutto rispetto, ignoto a chi abita tra Stintino e San Giovanni Suergiu: dopo la sacrosanta vertenza-entrate con lo Stato, le risorse disponibili in viale Trento e dintorni in quattro anni sono cresciute di un miliardo e 400 milioni di euro, la percentuale è pari al 40 per cento. Eliseo Secci, nuovo assessore alla Programmazione, porta a casa un raccolto in un terreno concimato a lungo dai suoi predecessori e anche dalle strategia che lo stesso Secci, da presidente della commissione bilancio, aveva per anni sostenuto, anche in collaborazione con la ribelle opposizione dello scomposto centrodestra sardo. Nella stessa bottiglia potremmo mettere la vertenza sulle servitù militari che altro non hanno rappresentato che la faccia della Sardegna che difende la sua dignità istituzionale, senza sottomissioni a stellette e carri armati. C’è chi esalta l’impegno della Giunta regionale nella lotta contro la cementificazione delle coste. Ma qui gli osanna sono più Oltretirreno, nei più autorevoli quotidiani del mondo, nei servizi della Bbc. Ultimo in ordine di tempo Al-Arham che invita gli arabi a visitare “una delle ultime oasi naturalistiche del mondo, tra spiagge e silenzi stupefacenti”. E l’elenco potrebbe essere più consistente.

Ma c’è un dato che in Sardegna emerge comunque: ed è l’investimento che la Regione sta conducendo in cultura da quando in viale Trento è sbarcato l’antipolitico e l’anticomunicativo Renato Soru. Il programma Master and Back (54 milioni di euro nuragici contro i 51 che l’Italia spende in tutto il resto del Paese) sta consentendo a oltre ottocento giovani di confrontarsi col mondo, di uscire dalle cappe della spocchiosa autoreferenzialità di chi insegna negli atenei sardi, di capire che cosa vuol dire ricerca scientifica e libertà di azione di un ricercatore. Sono traguardi che in parte venivano indicati anche prima della stagione-Soru, ma si finanziava il viaggio di andata. Ora si pensa al back, al ritorno. Non si sa come andrà a finire. Ma non è una cosa di poco conto. È una rivoluzione che val bene una legislatura regionale.

In questi ultimi mesi c’è stato però un crescendo di iniziative che hanno proiettato la Sardegna sulle pagine dei più accreditati quotidiani nazionali (e questa volta in buona compagnia dei due quotidiani L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna).
Ha iniziato, come sempre, il festival di Gavoi che ha calamitato nell’Isola il meglio della critica letteraria nazionale e il top degli scrittori contemporanei. Subito dopo è stata la volta di Seneghe col festival della poesia. E Dio sa quanto ci sia bisogno di quella libertà di spirito che solo la poesia sa diffondere.

C’è stata, per la settima volta consecutiva, la Fiera del libro di Macomer. Questa volta il dato illuminante e luminoso è stata la partecipazione delle scuola, dalle elementari alle superiori. Con centinaia di alunni che si sono confrontati su testi letterari nazionali e isolani. Ed è emersa una scuola sarda vivace, attenta a quanto avviene nel mondo. La formula “la scuola sarda adotta un libro” è stata vincente, l’idea della Regione e dell’Associazione degli editori sardi Aes va sostenuta ulteriormente.

Dopo Macomer, negli stessi giorni, il quarto Forum “Passaparola” alla manifattura Tabacchi di Cagliari. Col fior fiore degli editori nazionali, dei critici. E anche qui le scuole in primo piano. E hanno capito che un’idea vincente a Londra può esserlo anche a Cagliari e dintorni.

Questa è una Sardegna che ha cambiato pelle. È una Sardegna che – fra mille sacrosante proteste, fra scioperi e rabbia dai campi alle fabbriche – vuol modernizzare l’agenda della politica sarda consociativa e inconcludente. Sembra di vedere una Sardegna che finalmente crede nella cultura: Quella che con “istruitevi, istruitevi, istruitevi” invocava Antonio Gramsci.

domenica 18 novembre 2007

Il valore della promozione della lettura (Sandro Ghiani, 18 novembre 2007)

Ho partecipato alla Tavola rotonda "Ultime notizie dal mondo del libro. Il futuro del libro e la promozione della lettura. Da Gutemberg a Internet" che si è svolta Sabato 27 ottobre 2007 nell’ambito della Fiera del libro di Macomer. Sia sui contenuti della tavola rotonda sia sul mio intervento hanno riferito i giornali sardi e si potrebbe anche non tornare, ma il valore della fiera, oltre al successo commerciale per le buone vendite e a quello delle nuove formule di promozione di cui non si può che essere contenti, sta anche nelle proficue occasioni di incontro tra operatori diversi che si confrontano davanti a un pubblico attento e nelle riflessioni successive a cui questi incontri inducono. Tutti siamo consapevoli della necessità di creare sinergie e di trovare momenti per lavorare insieme, editori, librai, autori, bibliotecari, insegnanti e lettori e la Fiera sicuramente è stata quest’anno uno di questi momenti e certamente ancora di più lo sarà in futuro.
Mi soffermo un attimo sulle iniziative di I, sulle tecniche e sugli effetti. Nelle biblioteche pubbliche, che hanno come compito esplicito quello di promuovere la lettura, è da molti anni che si sono sperimentate diverse formule prima fra tutte gli incontri con gli autori spesso organizzate in forma di rassegna, ma anche incontri di lettura, letture animate, mostre di libri, una miriade di iniziative per i più piccoli nell’ambito del progetto nazionale “Nati per leggere” e altre iniziative, spesso in collaborazione con le scuole. In tempi più recenti si sta affermando l’idea di proporre letture ad alta voce in tutte le occasioni di incontro che le biblioteche organizzano a partire dalle visite guidate con le scuole fino ai convegni sui più disparati argomenti. Altra cosa che sta prendendo piede e quella di affiancare alle attività culturali di promozione la possibilità di vendita dei libri in collaborazione con i librai. Se non siamo ancora all’unione stabile di biblioteche e librerie all’interno dello stesso spazio come a Sala Borsa di Bologna possiamo almeno favorire l’incontro delle diverse forme di accesso al libro in occasione degli eventi che organizziamo. Ciò che propongo è che si lavori insieme in alcune “grandi” occasioni e in molte “piccole” occasioni. Come grandi occasioni penso alla Fiera di Macomer, al Festival di Gavoi, al Festival della letteratura per ragazzi di Cagliari, al Forum dei Presidi del libro, magari con un minimo di coordinamento da parte della Regione che finanzia tutti, per concordare almeno le date e consentire una maggiore partecipazione. E come piccole occasioni penso alla miriade di iniziative locali nei singoli comuni o nei quartieri dove e più facile che librerie e biblioteche, autori, editori e lettori si incontrino agli stessi tavoli e dove spesso più che i finanziamenti contano la buona volontà e la convinzione che trasmettere l’amore per la lettura e per i libri alle nuove generazioni è un grande investimento a lungo termine.
Se dovessi sintetizzare in poche parole un aspetto positivo nel modo di promuovere il libro per ciascuna categoria degli appartenenti alla filiera del libro direi:
Lo scrittore: quando scrive perché ha qualcosa da dire.
L’editore: quando pubblica i libri perché valgono e non solo perché si vendono.
Il libraio: quando mi trova il libro che sto cercando e non cerca di vendermi quelli che gli avanzano.
Il bibliotecario: quando scopro che il libro in più che mi propone non è in più.
L’insegnante: quando fa la fatica di insegnare a leggere senza fatica.

Sandro Ghiani
(Presidente Associazione Italiana Biblioteche – Sezione Sardegna)