martedì 15 aprile 2008
Doppia festa con gli studenti per la giornata mondiale del libro
Sono ancora due gli appuntamenti letterari del mese di aprile organizzati dall'associazione culturale Verbavoglio di Macomer, dalla libreria Emmepi e dall'associazione librai sardi indipendenti. Dopo la cena con l'autore di venerdì scorso (nel corso della serata lo scrittore Flavio Soriga ha presentato il suo ultimo libro “Sardiniablues”), venerdì alle 19.30 nel ricovero Castagna, presso la chiesa parrocchiale di San Pantaleo, sarà il turno dello scrittore Stefano Tassinari, che illusterà ai lettori presenti la ultima fatica letteraria, dal titolo “Il vento contro”.
Al termine della presentazione l'associazione Verbavoglio, in linea con lo spirito che ispira l'iniziativa e con l'obiettivo di continuare a discutere a tavola dei temi emersi nella serata, ha previsto una cena fredda.
Intanto domani, in occasione della giornata mondiale del libro e delle librerie, “Emmepi” al mattino ospiterà tra gli scaffali di corso Umberto gli studenti della scuola media “Binna” di Macomer, con le iniziative “La poesia si fa sul dorso” (composizione di testi giocando coi titoli dei libri) e “Senti chi legge” (letture scelte di Roberta Balestrucci). Dalle 19 la stessa Balestrucci e Agostino Sanna presenteranno “Il libro d'accordo”, un originale lavoro di letture musicali su librai e librerie. ( m. a. )
giovedì 13 marzo 2008
Nostra intervista al direttore della Biblioteca Provinciale di Cagliari, Salvatore Melis.
Sarà molto interessante raccogliere commenti e suggerimenti da parte degli utenti.
Andrea Mameli e Gianfranco Meloni
Lo stato di salute delle biblioteche non si misura tanto, in tempi di prestito interbibliotecario, con la loro ricchezza di dotazioni, quanto con l'abbondanza di utenti. Come stanno le cose in Sardegna?
I prestiti interbibliotecari a me pare siano ancora una modalità marginale di accesso al sapere e che i tempi della biblioteca "globale" siano ancora al di là da venire, ma concordo sulla considerazione che lo stato di salute delle biblioteche non debba avere come metro di misura la ricchezza delle dotazioni, anche se ciò non è di secondaria importanza). La salute di una struttura di servizio non può che misurarsi con la rispondenza ai bisogni dei suoi utenti. È chiaro che qui di biblioteca pubblica si tratta e gli utenti sono i cittadini, tutti i cittadini; ricordo che le biblioteche pubbliche hanno finanziamenti pubblici e pertanto sono sostenute da tutti i cittadini, anche da quelli che in biblioteca non vanno. Nei periodi più fulgidi (sic!) le biblioteche pubbliche in Italia sono riuscite a raggiungere il 14% dei cittadini al di sopra degli undici anni, ossia l'86% dei cittadini italiani non si è mai servito di una biblioteca pubblica. L'ultima indagine ISTAT rileva che la quota delle persone che si recano in biblioteca diminuisce nel quinquennio 2000/2005 passando dal 12,7% all'11,7%. Altro che abbondanza di utenti...
Le cause di questa condizione sono da rintracciare in miopie politiche, passate e recenti, da tutti riconosciute e da tutti sempre addebitate ad altri, ma questo è un altro penoso capitolo della nostra storia (dal riconoscimento istituzionale del ruolo primario delle biblioteche - al pari delle scuole - alla loro capillare diffusione nel territorio, al riconoscimento di uno specifico ruolo professionale degli operatori, al giusto sostegno finanziario...). Come vanno le cose in Sardegna? Come vanno in Italia mi verrebbe da rispondere. Infatti è assai poco consolatorio il rilevare che la frequenza delle biblioteche in Sardegna si attesti su quella media del 14% che non si riesce a superare.
Quali relazioni tra eventi come la Fiera di Macomer, ma anche i festival di letteratura e le stesse presentazioni di libri, e la lettura?
Le fiere, i festival, le mostre, sono delle feste della lettura per i lettori (delle non-feste per i non lettori) e un evento rilevante per gli editori, distributori, librai, autori e tutto quel vario mondo che circonda la produzione culturale. Le feste sono dei riti sociali celebrati con ricorrenze fisse o quantomeno con cadenze annuali. Servono a radicare il senso di appartenenza, la consapevolezza del se, a confortare, a condividere, a entusiasmare, a fare nuove conoscenze, incontrare altri. La festa è una pausa di riflessione nello scorrere della quotidianità e "la lettura", per tornare a noi, è più un fatto quotidiano che la sua celebrazione (come l'essere cattolico non si risolve nella partecipazione alla messa domenicale).
Le relazioni tra le feste in questione e la "lettura" spesso dimenticano che la lettura è un fatto relativo alla quotidianità, alle abitudini culturali, alla trasmissione di conoscenze vitali per la sopravvivenza (la lettura è lo strumento principe di formazione della conoscenza in una società in cui il bene più prezioso è il sapere) individuale e sociale, per la formazione umana, personale (intima) e professionale. Spesso si spaccia per promozione della lettura la presentazione di un prodotto editoriale, l'incontro con un autore, una tavola rotonda con degli esperti su temi di attualità sociale, politica, culturale, di costume e così via. Attività il cui fine non è tanto la lettura quanto la vendita di un prodotto, l'affermazione personale, la formazione di un'opinione. Va da se che queste attività favoriscono la lettura, ciò che voglio evidenziare è che il loro fine non è comunque la lettura intesa come rapporto dell'uomo con la conoscenza.
C'è bisogno anche in Sardegna di escogitare nuovi metodi per attrarre lettori (come l'euro all'ora ai ragazzini in Spagna) oppure bastano le iniziative tradizionali?
Il problema vero è la formazione dei lettori, la formazione dei cittadini della società della conoscenza (fondata sempre più sull'economia della conoscenza). Ciò che bisogna escogitare non sono dei nuovi metodi per attrarre i lettori (ossia quel 14% che già frequenta le biblioteche) ma la trasformazione dei non-lettori in lettori. Questo
può avvenire, a mio avviso, solo con l'affermazione della "lettura" come valore portante della nostra società. Tale affermazione deve essere però sostanziata da politiche attive che prevedano: una didattica della lettura già a partire dagli asili nido sino alla più tarda età e che si fondi su presupposti scientifici, su quella "scienza della lettura" di cui si intravedono i contorni; la presenza di strutture (biblioteche) in cui poter esercitare la lettura come diritto; un sostegno alle famiglie per promuovere le pratiche di lettura come stile di vita; sostegni mirati a tutti coloro la cui attività è funzionale ai processi di "lettura" (autori, editori, distributori, librai, bibliotecari, operatori culturali). Ben vengano comunque tutte le iniziative che pongono il problema della lettura all'attenzione del pubblico anche se avrei preferito che il Sindaco del Comune spagnolo, che ha lanciato l'idea di dare un euro all'ora ai ragazzini che leggono, avesse investito i soldi per aumentare l'orario di apertura della sua biblioteca (aperta per sole 18 ore la settimana), per pagare un "operatore della lettura", per arricchire la dotazione della biblioteca in funzione dei bisogni culturali dei suoi concittadini. E poi non mi è chiara l'idea di premiare l'esercizio di un diritto (il diritto alla lettura).
Il problema prima che di metodo è strutturale: se ne lamenta anche l'Associazione Italiana Editori nel suo ultimo rapporto annuale sullo stato dell'editoria in Italia in cui rileva che "continuano a mancare interventi strutturali a favore della pubblica lettura (in tre anni è diminuita del 24,8% la spesa, cioè le risorse economiche, delle biblioteche per l'acquisto di libri)".
Ritenete di poter offrire un contributo di idee alla prossima Fiera di Macomer?
Sarebbe interessante che la Fiera, di concerto con l'AIE e l'AIB, si facesse sostenitrice di un dibattito che coinvolgesse il mondo accademico sul tema della lettura, sulla possibilità di promuovere una laurea specialistica in "scienza della lettura". Si potrebbe articolare un piano di studi, individuarne le discipline, proporre dei programmi... con l'Università che annualmente fa il punto, alla Fiera, su un tema specifico.
L'editoria sarda sta vivendo una stagione fortunata con l'affermazione di nuovi autori e la pubblicazione di libri di successo. Tutto questo come si traduce nella vostra attività?
In attività di ruotine. Ossia la biblioteca acquisisce e mette a disposizione degli utenti la gran parte della produzione editoriale isolana, fornisce assistenza bibliografica diretta e on-line, localizzando il documento e indirizzando l'utente verso la struttura di servizio più confacente alle sue esigenze, prenotando i documenti, avvisandolo per mail o telefono della disponibilità del documento richiesto, accogliendone i "desiderata" e ponendo in essere tutte le modalità che possono facilitare l'accesso alla documentazione richiesta.
La biblioteca promuove, inoltre, degli incontri, il sabato pomeriggio, con i propri lettori grazie alla disponibilità di alcuni lettori/scrittori/operatori culturali che gratuitamente collaborano con la biblioteca. In genere le attività che vengono svolte, più che rivolgere la loro attenzione alla novità editoriale tout court, affrontano tematiche specifiche o hanno un taglio laboratoriale in cui i partecipanti diventano i protagonisti primi dell'attività.
venerdì 1 febbraio 2008
Una proposta provocatoria?
La notizia. Un euro all'ora per leggere e studiare in biblioteca. Lo stanzia Agustín Jiménez Crespo, Sindaco del Comune di Noblejas (Toledo), per i ragazzini delle elementari e delle medie che frequentano la Biblioteca Municipal. Un educatore controlla l'attività svolta dai ragazzi e a fine mese la paghetta viene consegnata ai genitori. Abbandono scolastico, scarse iscrizioni alle università e: "atajar el grave problema del fracaso escolar que hay en los pueblos industriales como Noblejas, donde el índice de este fracaso ronda el 85%" sono gli obiettivi del sindaco socialista (alla guida del Comune spagnolo dal 1982). Ma i benefici per questa cittadina di 3 mila abitanti (famosa per i suoi vini, come si evince dallo stemma) non si limitano all'età scolare: "Noblejas - ha spiegato il Sindaco - contará en breve con profesionales cualificados, incorporados a la plantilla municipal, encargados de extender una verdadera cultura del estudio entre la población y de brindar apoyo extraescolar a los alumnos que presenten mayores dificultades de aprendizaje".Una proposta provocatoria? Prima di sentenziare in merito alla reale utilità dell'iniziativa (sulla quale io proverei a scommettere) sarebbe interessante osservarne i risultati (l'operazione sarà avviata tra un mese: il primo marzo).
La proposta: perché non sperimentare questa simpatica iniziativa proprio a Macomer, in occasione della prossima edizione della Mostra del Libro?
Al Comune di Macomer (particolarmente attento alla diffusione della Cultura), alla Provincia di Nuoro e all'Assessorato Pubblica Istruzione della Regione il compito di verificare la concreta fattibilità (e la reale utilità) dell'operazione.
Spanish Town to Pay Kids to Read (By Iain Sullivan, Associated Press Writer, feb. 4, 2008)
Un alcalde de Toledo pagará un euro a la hora a los niños que estudien en la biblioteca abc.es (30 gen. 2008)
Un euro per il giovane che legge (L'Unione Sarda, 16 febbraio 2008, pagina 30)
giovedì 31 gennaio 2008
Record di presenze e di opere (Mario Argiolas, n. 55, dicembre 2007)
Macomer. «Una formula che conferma la sua vitalità»
Con oltre ventimila visitatori, il record di copie vendute e la positiva sinergia con la Regione e con il Comune la 7a edizione della Mostra del libro chiude con un bilancio largamente positivo. Anche i librai indipendenti hanno venduto molto bene, sia i libri della piccola e media editoria di qualità sia i libri per ragazzi». Non sono mancate anche quest'anno le solite polemiche sul possibile trasferimento della Mostra a Cagliari ma con questa edizione la Mostra del libro di Macomer ha messo la parola fine su ogni ipotesi di questo tipo. La centralità di posizione, il rapporto con il territorio, la possibilità concreta di interagire, per la facilità dei collegamenti, con tutte le aree geografiche dell'isola, hanno giocato a favore di questa conferma. Altro elemento centrale è il ruolo del Comune di Macomer, che ha puntato con convinzione sulla cultura del libro in un territorio ricco di tradizione in questo senso. Basti pensare all'esperienza dei centri Unla, dei circoli di cultura popolare e dei circoli di lettura, che a partire dagli anni '50, grazie ad un progetto europeo di alfabetizzazione, hanno diffuso capillarmente la pratica della lettura.
La Mostra del libro ha trovato, grazie ad una direzione collegiale che vede protagonisti gli editori sardi, i librai indipendenti e le associazioni culturali, capaci di interagire in modo corretto con le istituzioni (Regione e Comune), la formula vincente, basata sulla partecipazione del pubblico attraverso il coinvolgimento delle scuole, gli approfondimenti, il dibattito, il confronti tra gli autori e degli editori con il pubblico dei lettori. L'obiettivo è quello di abbandonare definitivamente l'idea di un pubblico consumatore passivo di stereotipi, a favore di un pubblico attivo creatore di nuovi linguaggi. Sicuramente c'è ancora molto lavoro da fare, ma l'idea di lavorare tutto l'anno, anche attraverso il blog http://mostralibro.blogspot.com attorno ad un tema - quest'anno era «Il futuro le parole e le idee per immaginarlo» - con
un'ottica di sistema, rende possibile organizzare eventi per produrre cultura più che per consumarla.
Mario Argiolas, Presidente Aes.
mercoledì 23 gennaio 2008
Si parte con un inizio lento e stentato ma la fiera del libro di Macomer è ok (Salvatore Tola, Librando, n. 55 dicembre 2007)
martedì 22 gennaio 2008
giovedì 13 dicembre 2007
I ragazzi leggono Emilio Lussu (2. Debora Spanu)
Vorrei aprire il mio intervento con due citazioni, si tratta di due brani che mi hanno orientato nella lettura del breve racconto di E. Lussu Il cinghiale del diavolo.
Nostro Signore ha mandato sulla terra gli animali per il piacere e il sostentamento degli uomini. Se un cinghiale ha su di sé il segno della croce, è lo Spirito del Male che gliel’ha posta. Oppure è un’anima che fa penitenza. Son cose che oggi si vedono di rado, ma i nostri padri, che vivevano giustamente, ne vedevano tutti i giorni
E l’altra tratta da un testo più recente del 1967 dello stesso Lussu:
Il male di cui narra Lussu nel racconto Il cinghiale del diavolo, e gli elementi ad esso legati, testimoniano certo della presenza in Sardegna di una concezione ancora animistica della natura, tipica di quella civiltà arcaica descritta dallo stesso Lussu, ma ancora presente nella Sardegna odierna, soprattutto nei piccoli centri più distanti dalle grandi città.
Un male cioè che oltrepassa la realtà umana e si estende a tutta la natura, che così si carica di elementi soprannaturali.
(Ancora oggi la letteratura di Niffoi, o alcune pagine di Marcello Fois sembrano voler proporre una natura munita di tali caratteri).
Tale natura nemica, ostile all’uomo, e abitata da spiriti maligni, ricalca certo una immagine della natura ancora di sapore mitologico, animata da potenze superiori e ostili all’uomo.
Tuttavia la permanenza di tali motivi arcaici, rende ancora attuale il monito di Lussu prima richiamato: <
Ritengo possa essere visto in questo pregnante passaggio, il problema che ancora oggi si pone e su cui si dibatte in Sardegna relativamente al rapporto tra modernità e tradizione e che certo deve aver orientato l’impegno politico di E. Lussu nella fondazione del Partito Sardo d’Azione.
Questa posizione intermedia della Sardegna tra un mondo arcaico, ormai svanito e civiltà moderna non ancora affermata lascia la Sardegna in una posizione di forte contraddizione.
La lettura del racconto è stata un pretesto per affrontare diversi di questi problemi, ad esempio la questione della lingua, dell’identità ed altresì per confrontare la specificità della Sardegna con temi di carattere più generale di ordine non solo storico ma altresì filosofico come quello del rapporto tra pensiero mitico e pensiero razionale.
I ragazzi leggono Emilio Lussu (1. Alessio Casti Lebiu)
La lettura del libro di Emilio Lussu, Il cinghiale del diavolo, ci ha condotti anche alla considerazione del Lussu politico. Ritengo sia importante raccogliere il senso della sua esperienza politica, non solo perché testimonia di un grande impegno e di una passione politica autentica, capace di contrapporsi con coraggio e vigore ad un potere che allora si esercitava anche in forme molto violente, ma altresì per l’incidenza ancora presente, nel dibattito politico contemporaneo, di quella esperienza.
Lussu infatti fondò il Partito Sardo d’Azione, da subito connotato come movimento autonomista e federalista, che pose al centro della sua azione politica la questione “nazionale sarda”. Già questo richiama una paternità evidente rispetto a questioni che non solo sono oggi oggetto di attenta riflessione e considerazione politica, ma definisce l’orizzonte di una questione sociale e culturale che coinvolge i sardi in maniera sempre più insistente intorno al problema dell’identità, della lingua, e del valore di queste in un universo che inequivocabilmente ha assunto le forme della globalizzazione.
Il PsdAz venne costituito nel 1921 con l’obiettivo di contrastare la crescita del movimento dei Fasci, e coinvolse contadini e pastori sardi in nome della distribuzione delle terre e dei pascoli contro i ricchi possidenti agrari e i partiti politici da loro sostenuti. Nello stesso anno Lussu venne eletto alla Camera dei deputati e fu in seguito tra i deputati della “secessione aventiniana”, celebre forma di protesta intrapresa da diversi parlamentari dopo il delitto Matteotti. La sua posizione fu sempre tra le più radicali, e fu per questo più volte colpito personalmente e fisicamente da aggressori rimasti ignoti. Nel 1926 Lussu sparò ad uno di loro mentre cercava di introdursi nella sua casa a Cagliari; lo squadrista morì in seguito alla ferita e Lussu venne condannato a cinque anni di confino a Lipari. Da questo confino evase tre anni dopo per raggiungere Parigi. Insieme a Salvemini e Rosselli diede vita al movimento antifascista “Giustizia e Libertà”, orientato in senso socialista e liberale che proponeva metodi rivoluzionari per abbattere il regime. Nel 1948 divenne ministro del primo governo di unità nazionale. Nel 1964 partecipò alla scissione del PSI da cui nacque il PSIUP contro la politica di intese con la Democrazia Cristiana avviata da Nenni.
È certo una esperienza di vita che i giovani dovrebbero avere presente per comprendere il valore di un serio impegno sociale e politico quale è stato quello di E. Lussu, talvolta condotto fino a mettere in gioco la propria tranquillità e sicurezza, soprattutto oggi che le nuove generazioni sembrano essere soprattutto caratterizzate da molto disorientamento e da atteggiamenti talvolta inquietanti.
domenica 2 dicembre 2007
Una Mostra proiettata verso il futuro (Alberto Urgu, Sardinews n. 11, novembre 2007)
“Il messaggio ormai è passato”, dice il presidente dell’Aes Mario Argiolas. “L’impianto della mostra di Macomer funziona. Il ruolo delle scuole, non spettatrici passive ma attive collaboratrici attraverso una lettura critica dei testi affrontati, la partecipazione della città ormai coinvolta pienamente nella manifestazione, il rapporto consolidato tra editori, biblioteche, librai. Tutto questo fa si che Macomer rappresenti una realtà originale all’interno delle attività culturali dedicate alla promozione della lettura in Sardegna”.
Un tema fondamentale, quello della promozione alla lettura, che durante la mostra di Macomer è stato affrontato a più livelli, puntando soprattutto sulla integrazione tra i vari attori della cosiddetta “filiera” del libro. Un confronto intenso tra bibliotecari, librai, editori, mondo della scuola, sfociato in una tavola rotonda in cui è emerso, pur tra qualche contrasto, la necessità di fare sistema, con un ritrovato appoggio da parte della Regione Sardegna, che con la recente delibera che assegna fondi alle biblioteche scolastiche per l’acquisto di libri sardi ha accolto un progetto partito proprio dagli editori isolani. Gli ultimi dati Istat su quanto si legga in Sardegna non sono confortanti, con un 57 per cento di non lettori, in linea con il resto del paese, nonostante il successo anche internazionale degli autori sardi e il costante aumento delle manifestazioni dedicate ai libri nella nostra Isola.
Soprattutto preoccupa la percentuale dei cosiddetti lettori deboli, lettori occasionali che non si riesce a conquistare definitivamente e che inesorabilmente scivolano verso la categoria dei non lettori. Numeri che probabilmente dovrebbero far riflettere anche sul tipo di politiche culturali portate avanti in questi anni, sulla reale capacità di incidere sulla promozione del libro in Sardegna. Senza interventi strutturali, è stato detto anche a Macomer, che accompagnino la cosiddetta animazione culturale, difficilmente si potranno raggiungere obiettivi importanti. Una politica vincente potrebbe essere quella che parte dalla Scuola, che investe sui più giovani che potranno diventare un giorno lettori.
“La scuola adotta un libro sardo” è un esperimento sicuramente riuscito, che è nato proprio alla mostra di Macomer alcuni anni fa e che nelle edizioni successive ha raccolto un continuo successo tra gli studenti. Un progetto originale, che ormai coinvolge numerosi istituti scolastici in tutta la Sardegna, oltre 500 ragazzi che scelgono un libro, lo leggono, svolgono una vera e propria analisi critica e ne portano i risultati a Macomer, a confronto con l’autore. Un progetto che permette ai ragazzi di esprimersi, premiandone la creatività, ma che da merito anche ai tanti insegnanti che lavorano con passione, svolgendo il compito di animatori culturali, specie nelle zone interne. I libri Emilio Lussu, Giorgio Todde, Antoni Arca, Giacomo Mameli, Enrico Pili, Alberto Capitta, sono diventati l’occasione per un confronto con gli autori, sui testi, spesso analizzati e assimilati con una sorprendente capacità critica.
Un successo crescente che ha costretto l’Aes a rifiutare alcune domande da parte degli istituti scolastici, per problemi di spazi e di tempi, ma che consiglia di insistere nell’esperimento.
I quattro giorni di Macomer rappresentano solo la vetrina di un lavoro che dura tutto l’anno e che da questa edizione potrà essere monitorato attraverso un blog, che rimarrà attiva nei mesi prossimi all’indirizzo www.mostralibro.blogspot.com . Uno strumento interattivo, in cui inserire le varie attività legate alla mostra, ma che è diventata una piazza virtuale dove discutere dei temi legati all’editoria e alla cultura in Sardegna e dove saranno pubblicati anche i lavori delle scuole.
Uno spazio aperto, anche ai suggerimenti esterni, per una mostra del libro che dura tutto l’anno, “in progress”, aperta verso il futuro, così come recitava il tema scelto per l’edizione del 2007.
Con l’auspicio che l’edizione 2008 raccolga i frutti del lavoro dei prossimi mesi e lasci ancora più spazio e potere ai lettori.
mercoledì 28 novembre 2007
Scrittori con tante scuole, presto i fumetti
Nel fitto calendario sardo di appuntamenti dedicati alla letteratura, la Mostra del Libro di Macomer è ormai, per tradizione, una delle manifestazioni più criticate. Ogni anno si sentono ripetere più o meno le stesse cose: è una fiera che non ha ancora trovato una sua fisionomia, è troppo concentrata sul libro sardo, è troppo provinciale, la comunicazione è poco curata, e via discorrendo.
Pochi riconoscono che una rassegna, di fatto ancora giovane (appena sette edizioni) qualche passo avanti lo ha comunque fatto, ma che soprattutto ha le carte in regola per crescere ancora. Si tratta, pur sempre, dell’unica vera occasione di confronto per gli editori e gli scrittori sardi, ed è l’unica rassegna del settore dove il coinvolgimento delle scuole avviene in misura importante.
Sono proprio questi gli aspetti sui quali puntare, quelli che possono dare un’anima alla Mostra. L’accusa di troppa sardità si può condividere solo in parte. Non è sbagliato di per sé pensare a una vetrina della produzione culturale isolana, l’importante è che vetrina lo sia realmente, ovvero che non sia una manifestazione rivolta soltanto al pubblico locale, ma che guardi lontano, che costituisca una reale occasione di confronto con quanto accade fuori dai confini dell’isola.
Il problema vero, semmai, e decidere quale strada scegliere per rendere possibile questo confronto. Si deve puntare sulla mondanità, coinvolgendo magari gli autori “di grido” (che il più delle volte sono solo volti televisivi) e puntando sulla curiosità del pubblico di vedere da vicino le “persone famose”? Questa strada, che è quella su cui ultimamente si muovono molti operatori culturali, non porta da nessuna parte e tradisce un reale atteggiamento provinciale.
Non bisogna confondere i nani e le ballerine con la letteratura. Nani e ballerine magari possono
tornare utili all’interno dei percorsi della comunicazione (che vanno curati e migliorati), ma si devono fermare lì, tenuti ben distinti dagli altri aspetti di una rassegna che deve avere natura di appuntamento culturale.
Può essere importante, invece, riconsiderare la centralità geografica di Macomer e della Sardegna per farne un luogo privilegiato di confronto per la produzione letteraria che arriva da ogni sponda del Mediterraneo. Aprire corsie preferenziali per la cultura dei Paesi del Nord-Africa e del Medio Oriente, creare un momento di incontro tra culture considerate a torto marginali, può essere l’autentica chiave vincente della Mostra del Libro. La letteratura è conoscenza e quindi apertura, capacità di accogliere il nuovo e il diverso, e proprio in questi aspetti la
Sardegna vanta un preciso retaggio culturale, non solo perché sempre l’isola è stata crocevia di navigatori e viaggiatori, ma anche per il carattere tradizionalmente ospitale che ha sempre contraddistinto la sua gente.
Non bisogna scordare che il Mediterraneo si appresta a diventare una delle “zona di libero scambio” più grandi del pianeta, comprendente 600-800 milioni di persone, tra Paesi membri dell’Unione Europea e quelli della sponda sud. Siamo quindi alla vigilia di un passaggio epocale, che comporterà un confronto sempre maggiore sui temi della cultura e che rappresenta una imperdibile occasione di crescita culturale. Per quanto riguarda la partecipazione dei giovani e la collaborazione delle scuole, Macomer costituisce già di per sé un esempio importante. Quest’anno, i laboratori organizzati dal Centro Internazionale del Fumetto di Cagliari, hanno
riscontrato un numero di presenze altissimo e imprevisto. L’unico rammarico è che, per oggettive difficoltà logistiche, il decentramento delle attività nella casa Attene, ha tenuto separate l’illustrazione e la narrazione per immagini dal resto della fiera, ma è un problema a cui si potrà rimediare. Anzi, c’è allo studio da tempo l’idea di associare alla Mostra del Libro un concorso per illustratori, nel solco di una tradizione che ha sempre visto la Sardegna in prima fila nell’ambito della grafica applicata. Sarebbe un buon segnale se fosse proprio Macomer a ricordare con
un appuntamento prestigioso, che nella nostra isola esiste una grande scuola di illustratori, negli anni Trenta è stata all’avanguardia in Europa. Il concorso si potrebbe intitolare al macomerese Ennio Zedda, un artista ormai quasi dimenticato, che pure è stato uno tra i più innovativi e moderni del suo tempo.
Tra gli anni Venti e Trenta disegnava per la La Tribuna Illustrata e Il Balilla e nei suoi lavori vi era sempre una particolare attenzione agli accostamenti cromatici, con intarsi vivacissimi che risentivano della lezione futurista, recepita nell’accurata composizione delle tavole e nella dinamicità al racconto, che raggiungeva risultati quasi cinematografici. Non a caso fu anche uno dei pioniere del cinema d’animazione, partecipando al progetto di un lungometraggio su Pinocchio, rimasto poi incompiuto.
lunedì 26 novembre 2007
Localismo o conformismo?
In un'intervista all'Unione la Borsari aveva investito la Mostra di Macomer di alcune critiche che ruotavano tutte, più o meno, intorno ad una generica "accusa" di localismo, apparsa, a me come a molti, il risultato di un fraintedimento nei confronti della filosofia espositiva della Mostra, se non addiritura di una superficialità di sguardo nei confronti della cultura e della società sarde.
Tali critiche vengono quindi riprese su Il Sardegna da un intervento di Luciano Gallinari, il quale rilancia le accuse di localismo sostenendo l'esistenza di una limitante paura di confrontarsi radicata nella cultura sarda.
Questa opinione appare ancora una volta invischiata nel complesso di inferiorità che talvolta conduce gli stessi sardi a liquidare come localismo l'orientamento, proprio di una parte del movimento culturale isolano e a mio avviso del tutto sano e genuino, a coltivare l'identità specifica.
Questo movimento culturale, in effetti, piuttosto che dimostrare disperatamente le proprie doti di omologazione, prende atto che questa identità esiste ed è degna di cura.
Mi viene in mente, per spiegarmi, una metafora gastronomica: tempo fa una nota giornalista del Corriere ha decantato le virtù della "frue" (latte cagliato) del Supramonte dorgalese; lo avrà fatto pensando alla bellezza (e alla bontà, nella fattispecie) del "diverso" gastronomico, oppure pensando a quanto la frue assomiglia a quello yogurt che fa l'amore con il sapore? E' evidente che il valore aggiunto risiede nella frue e nel fare umano che la origina, e che la sua irreperibilità nei banconi dell'Esselunga, lungi dall'essere un difetto, è la dimostrazione dell'esistenza di due paradigmi incommensurabili: quello locale del cibo identitario - che sopravvive spontaneamente - e quello globale dell'industria alimentare. Gallinari, rispetto alla Borsari, propone un'accusa
rinforzata, poiché parla di "difesa ad oltranza della propria cultura isolana" il cui pessimo esito sarebbe di perseverare nella mancanza di confronto con gli altri, ritenuta addirittura un limite
"storico" dei sardi ("solita, immarcescibile paura di un confronto con gli altri"). Eppure la condizione di ogni dialogo è la diversità. L'eguale non dialoga, caso mai produce inutili
tautologie. Forse il lato oscuro non risiede nel presunto timore storico dei sardi nei confronti del dialogo, facilmente confutabile da qualunque conoscitore della cultura isolana, quanto nel timore,
metastorico e privo di patria, per il diverso, l'altro, l'irriducibule al sistema. Su tutto questo forse vale la pena di continuare a discutere.
Gianfranco Meloni
venerdì 23 novembre 2007
Se la Regione del 2007 ascolta Antonio Gramsci (Giacomo Mameli, Sardinews, nov. 2007)
Proviamo a commettere un reato a mezzo stampa e vedere la bottiglia sarda mezzo piena anche perché – soprattutto ai piedi della Torre dell’Elefante e nei bastioni del Terrapieno di Cagliari – non costituisce più notizia dipingere una Sardegna in eterno affanno. Alcuni giornali cementati dal mattone anziché dalla completezza dell’informazione credono che repetita semper iuvant. Non sanno che aliquando scocciant. Piove? Regione ladra. Prove di reato, allora. In questa bottiglia delle metafore potrebbe campeggiare un risultato economico di tutto rispetto, ignoto a chi abita tra Stintino e San Giovanni Suergiu: dopo la sacrosanta vertenza-entrate con lo Stato, le risorse disponibili in viale Trento e dintorni in quattro anni sono cresciute di un miliardo e 400 milioni di euro, la percentuale è pari al 40 per cento. Eliseo Secci, nuovo assessore alla Programmazione, porta a casa un raccolto in un terreno concimato a lungo dai suoi predecessori e anche dalle strategia che lo stesso Secci, da presidente della commissione bilancio, aveva per anni sostenuto, anche in collaborazione con la ribelle opposizione dello scomposto centrodestra sardo. Nella stessa bottiglia potremmo mettere la vertenza sulle servitù militari che altro non hanno rappresentato che la faccia della Sardegna che difende la sua dignità istituzionale, senza sottomissioni a stellette e carri armati. C’è chi esalta l’impegno della Giunta regionale nella lotta contro la cementificazione delle coste. Ma qui gli osanna sono più Oltretirreno, nei più autorevoli quotidiani del mondo, nei servizi della Bbc. Ultimo in ordine di tempo Al-Arham che invita gli arabi a visitare “una delle ultime oasi naturalistiche del mondo, tra spiagge e silenzi stupefacenti”. E l’elenco potrebbe essere più consistente.
Ma c’è un dato che in Sardegna emerge comunque: ed è l’investimento che la Regione sta conducendo in cultura da quando in viale Trento è sbarcato l’antipolitico e l’anticomunicativo Renato Soru. Il programma Master and Back (54 milioni di euro nuragici contro i 51 che l’Italia spende in tutto il resto del Paese) sta consentendo a oltre ottocento giovani di confrontarsi col mondo, di uscire dalle cappe della spocchiosa autoreferenzialità di chi insegna negli atenei sardi, di capire che cosa vuol dire ricerca scientifica e libertà di azione di un ricercatore. Sono traguardi che in parte venivano indicati anche prima della stagione-Soru, ma si finanziava il viaggio di andata. Ora si pensa al back, al ritorno. Non si sa come andrà a finire. Ma non è una cosa di poco conto. È una rivoluzione che val bene una legislatura regionale.
In questi ultimi mesi c’è stato però un crescendo di iniziative che hanno proiettato la Sardegna sulle pagine dei più accreditati quotidiani nazionali (e questa volta in buona compagnia dei due quotidiani L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna).
Ha iniziato, come sempre, il festival di Gavoi che ha calamitato nell’Isola il meglio della critica letteraria nazionale e il top degli scrittori contemporanei. Subito dopo è stata la volta di Seneghe col festival della poesia. E Dio sa quanto ci sia bisogno di quella libertà di spirito che solo la poesia sa diffondere.
C’è stata, per la settima volta consecutiva, la Fiera del libro di Macomer. Questa volta il dato illuminante e luminoso è stata la partecipazione delle scuola, dalle elementari alle superiori. Con centinaia di alunni che si sono confrontati su testi letterari nazionali e isolani. Ed è emersa una scuola sarda vivace, attenta a quanto avviene nel mondo. La formula “la scuola sarda adotta un libro” è stata vincente, l’idea della Regione e dell’Associazione degli editori sardi Aes va sostenuta ulteriormente.
Dopo Macomer, negli stessi giorni, il quarto Forum “Passaparola” alla manifattura Tabacchi di Cagliari. Col fior fiore degli editori nazionali, dei critici. E anche qui le scuole in primo piano. E hanno capito che un’idea vincente a Londra può esserlo anche a Cagliari e dintorni.
Questa è una Sardegna che ha cambiato pelle. È una Sardegna che – fra mille sacrosante proteste, fra scioperi e rabbia dai campi alle fabbriche – vuol modernizzare l’agenda della politica sarda consociativa e inconcludente. Sembra di vedere una Sardegna che finalmente crede nella cultura: Quella che con “istruitevi, istruitevi, istruitevi” invocava Antonio Gramsci.
domenica 18 novembre 2007
Il valore della promozione della lettura (Sandro Ghiani, 18 novembre 2007)
Mi soffermo un attimo sulle iniziative di I, sulle tecniche e sugli effetti. Nelle biblioteche pubbliche, che hanno come compito esplicito quello di promuovere la lettura, è da molti anni che si sono sperimentate diverse formule prima fra tutte gli incontri con gli autori spesso organizzate in forma di rassegna, ma anche incontri di lettura, letture animate, mostre di libri, una miriade di iniziative per i più piccoli nell’ambito del progetto nazionale “Nati per leggere” e altre iniziative, spesso in collaborazione con le scuole. In tempi più recenti si sta affermando l’idea di proporre letture ad alta voce in tutte le occasioni di incontro che le biblioteche organizzano a partire dalle visite guidate con le scuole fino ai convegni sui più disparati argomenti. Altra cosa che sta prendendo piede e quella di affiancare alle attività culturali di promozione la possibilità di vendita dei libri in collaborazione con i librai. Se non siamo ancora all’unione stabile di biblioteche e librerie all’interno dello stesso spazio come a Sala Borsa di Bologna possiamo almeno favorire l’incontro delle diverse forme di accesso al libro in occasione degli eventi che organizziamo. Ciò che propongo è che si lavori insieme in alcune “grandi” occasioni e in molte “piccole” occasioni. Come grandi occasioni penso alla Fiera di Macomer, al Festival di Gavoi, al Festival della letteratura per ragazzi di Cagliari, al Forum dei Presidi del libro, magari con un minimo di coordinamento da parte della Regione che finanzia tutti, per concordare almeno le date e consentire una maggiore partecipazione. E come piccole occasioni penso alla miriade di iniziative locali nei singoli comuni o nei quartieri dove e più facile che librerie e biblioteche, autori, editori e lettori si incontrino agli stessi tavoli e dove spesso più che i finanziamenti contano la buona volontà e la convinzione che trasmettere l’amore per la lettura e per i libri alle nuove generazioni è un grande investimento a lungo termine.
Se dovessi sintetizzare in poche parole un aspetto positivo nel modo di promuovere il libro per ciascuna categoria degli appartenenti alla filiera del libro direi:
Lo scrittore: quando scrive perché ha qualcosa da dire.
L’editore: quando pubblica i libri perché valgono e non solo perché si vendono.
Il libraio: quando mi trova il libro che sto cercando e non cerca di vendermi quelli che gli avanzano.
Il bibliotecario: quando scopro che il libro in più che mi propone non è in più.
L’insegnante: quando fa la fatica di insegnare a leggere senza fatica.
Sandro Ghiani
(Presidente Associazione Italiana Biblioteche – Sezione Sardegna)
lunedì 12 novembre 2007
Il piacere della lettura (Davide Saul Leoni, II A, Istituto Superiore ITI Tortoli)
Era cosi fino a pochi anni fa… Infatti negli ultimi decenni il livello culturale è talmente calato che ormai i racconti e le imprese di grandi personaggi non hanno alcun valore. Secondo me la lettura è un modo per ampliare le nostre conoscenze, sia linguistiche che culturali, che ormai stanno andando, via via, nel dimenticatoio di qualunque ragazzo (con qualche rara eccezione). Non dico questo per fare il lecchino con i professori, come qualcuno avrà sicuramente pensato, ma perché è una questione che ritengo sia penalizzante nei confronti di chi vuole imparare. Anch’io sin da piccolo odiavo leggere, ma crescendo ho capito che la lettura era un modo per riuscire a confrontasi seriamente con le altre persone, perciò ho cominciato a informarmi e cercare libri che soddisfassero i miei bisogni. I miei argomenti preferiti riguardano la storia moderna, il Medioevo: per la prima possiamo dire che mi piace molto seguire le questioni che hanno portato a determinati fatti e avvenimenti; per esempio negli ultimi anni ho letto vari libri riguardanti i disastri dei politici e, soprattutto, della politica italiana. Ho seguito specialmente la vicenda Berlusconi, la sua ascesa al potere in parlamento, i casi di corruzione e favoreggiamenti, il processo SME e tanto altro ancora. Mi interessano questi argomenti, perchè ormai l’informazione in Italia non è più libera e perciò le notizie che riceviamo dalle tv e dai giornali nazionali sono per metà balle, possiamo dire che preferisco fare da me. Riguardo al medioevo invece, posso dire che leggo racconti dell’epoca perché il modo di vita del medioevo mi affascina sin da quando ero ragazzino. Leggo soprattutto racconti riguardanti grandi imprese, come la caduta dell’impero romano da parte dei popoli barbari, storie del regno di Carlo Magno e racconti dei popoli arabi.
A scuola mi ha rallegrato la notizia che avremo iniziato un percorso didattico riguardante la lettura di libri di argomenti molto importanti come la discriminazione sulle donne, in particolare la figura della donna nella cultura islamica, perché mi aiuta ad ampliare un argomento già discusso negli anni passati alle medie. Il libro che io ho letto in particolare, “Nelle mani di mio marito”, racconta di una donna, che grazie al suo coraggio, è riuscita a scappare dalla dura e crudele realtà della vita islamica.
Degli altri libri letti a scuola, cito in particolare “Il Giovane Holden” di Salinger, perché mi ha emozionato lo svolgimento della vicenda che mi impediva di distogliermi dal leggerlo, non tanto per finirlo il prima possibile, ma per la curiosità di sapere come sarebbero andate a finire le avventure del protagonista.
Questo nuovo anno scolastico, invece, si è aperto con una proposta diversa dal solito: partecipare al “Salone del Libro di Macomer”, presentando un libro a nostra scelta, che avremmo dovuto presentare agli alunni di altre scuole di altri paesi. Avendo a disposizione diversi titoli, la nostra scelta è ricaduta sul libro dell’autore foghesino Giacomo Mameli “La ghianda è una ciliegia” che racconta la vita di diverse persone di Perdasdefogu, e perciò, abbiamo pensato di presentarlo in lingua sarda. A me è capitato il capitolo riguardante un ragazzo, che di nome faceva Pietro, che ci ha raccontato come ha passato gli anni della Seconda Guerra Mondiale lontano dal suo paese. Ci siamo preparati minuziosamente e arrivati a Macomer, abbiamo assistito alla presentazione del libro di Antoni Arca “I Racconti Di Nino”, riguardante la vita di Antonio Gramsci. Arrivato il nostro turno per fortuna l’emozione non ci ha prevalso, e siamo riusciti così a presentare il libro in maniera corretta e comprensiva. Dopo di ciò Giacomo Mameli ci ha fatto i complimenti su lavoro svolto e ha ancor più arrichito la presentazione, leggendoci in lingua sarda il capitolo che preferiva di più. Alla fine ci siamo fatti un giro per i padiglioni, dove abbiamo visto altri libri delle case editrici sarde. Potevamo fare degli acquisti ma che, ahimé, anzi ahi noi, in pochi lo hanno fatto. Giacomo Mameli ci ha fatto il piacere di venire con noi a pranzo, dove ho potuto scambiare qualche battuta con lui, anche perché Perdasdefogu è vicino al mio paese natale, Orroli, e i problemi nei piccoli paesi sono quasi sempre uguali. L’esperienza fatta è indescrivibile. Speriamo che la professoressa Mastio ci faccia un pensierino e ci porti anche a Torino… Beh che dire, per il futuro spero che non mi stanchi della lettura … E penso proprio che non accadrà mai.
Leoni Davide Saul
Classe II A
Istituto Superiore I.T.I. Tortoli
Insegnante: Francesca Mastio
domenica 11 novembre 2007
Far leggere? E' un'impresa (L'Unione Sarda, 11 novembre 2007)
Il sostegno della Regione è per noi fondamentale, ieri come oggi, e sono d'accordo (come l'Associazione degli editori sardi ha già avuto modo, reiteratamente, di dichiarare) con scelte che ci consentano di superare ogni residuo di assistenzialismo: questo è possibile se non viene a mancare la fiducia delle Istituzioni verso il nostro lavoro di editori e, conseguentemente, il dialogo imprescindibile per la promozione di quei "comuni interessi" che convergono nella incentivazione della lettura.
Non si può dimenticare che accanto ai grandi Festival con ospiti nazionali e internazionali, esiste una Fiera del Libro che da sette anni a Macomer rappresenta un momento di confronto fra tutti coloro che operano in questo settore. Oltre cinquecento ragazzi di scuole provenienti da tutta la Sardegna sono stati coinvolti nel progetto "La scuola adotta un libro sardo", un progetto che la dottoressa Borsari, direttore scientifico del Festival Filosofia di Modena, ha definito «formidabile». Un progetto nuovo ed originale nato in Sardegna, a Macomer. Dalla Regione mi aspetto che l'editoria sarda, un settore imprenditoriale in buona misura sano, serio e competente, sia incentivata con giusti interventi strutturali (innanzitutto una nuova legge per l'editoria, corsi di formazione per tutti i componenti della filiera del libro, una efficace distribuzione dentro e fuori la Sardegna, la creazione di luoghi e occasioni di lettura, una strategia più attenta, mirata e flessibile nella partecipazione alle fiere ed altro ancora). Non basta "non ostacolare" processi virtuosi: occorre semmai farsi carico delle proprie responsabilità, nell'ottica di una democrazia partecipata, in questo momento felice che forse ci consentirà di uscire dall'imbarazzante ritardo culturale della nostra isola.
Giuseppe Mocci (Aipsa edizioni, Cagliari)
L'Unione Sarda, 11 novembre 2007 (pagina 17)
mercoledì 7 novembre 2007
lunedì 5 novembre 2007
Studenti e autori (Macomer, Mostra libro 2007)
Ma forse la terza pagina non è da buttare. Apriamo la discussione.
Prendendo le mosse dall'esperienza compiuta a Macomer nelle giornate della Mostra, mi sento di intervenire virtualmente in quel dibattito di Cagliari e di rilanciarlo in questo blog aperto a tutti, cominciando con una rappresentazione della terza pagina assai meno crepuscolare di quella emersa a Cagliari.
Le mie considerazioni si fondano su una osservazione pragmatica. I quotidiani, pur tra mille peccati loro imputabili, continuano ad essere, se non altro per il numero di lettori che coinvolgono, il baricentro della divulgazione culturale ed un punto di riferimento per il cittadino-lettore.
Se la redazione di questo blog non avesse tacitamente condiviso questa convinzione, non si sarebbe impegnata ad offrire il massimo repertorio possibile di rassegna stampa tematica sulla mostra.
La presenza di un giornalista ad un evento culturale, contrariamente alle idee radicali di una presunta autosufficenza mediatica dell'evento (Borsari), è la garanzia che l'effetto che questo evento intende provocare abbia una risonanza il più ampia possibile.
Da questo punto di vista è risultata estrememente apprezzabile la decisione di una delle massime testate regionali, l'Unione, di presidiare continuamente la Mostra con un inviato speciale, piccola prova ne sia la circostanza che molti dei dibattiti nati su questo blog sono stati originati proprio dalla terza pagina di quel giornale.
Leggermente meno "militante", ma comunque presente, è apparso l'impegno della Nuova mentre il ruolo della terza testata è stato del tutto coerente con la teoria del "rompete le righe culturali" espressa a Cagliari: appena un articolo.
Sarebbe interessante, anche tenendo conto della natura democratica e partecipativa che il blog possiede in quanto tale, se una valutazione sull'opportunità dell'impegno culturale dei giornali provenisse dai lettori degli stessi e non solo dagli intellettuali, talvolta mossi da intenti narcisisticamente provocatori o da un irrefrenabile impulso a "dire qualcosa di nuovo".
Gianfranco Meloni
Il convegno boccia le rubriche culturali dei quotidiani italiani
A pensarci bene, questa pagina è inutile
Se non era un de profundis ci mancava poco. Ieri al forum Passaparola le pagine culturali dei giornali italiani sono state al centro di un dibattito poco ottimistico tra il giornalista del Corsera Matteo Collura, l'organizzatore del festival di Mantova Luca Nicolini e lo scrittore Marcello Fois. In realtà i tre hanno discusso - con il moderatore Mario Baudino - più in genere di contenuti e contenitori culturali, a cominciare dai festival per continuare appunto con la “terza pagina” dei nostri quotidiani. Se le kermesse culturali sono state criticate ma nel complesso promosse (non saranno la soluzione di tutti i mali e difficilmente conquistano lettori nuovi, ma comunque sono occasioni preziose) per gli spazi giornalistici dedicati alla cultura la bocciatura è stata abbastanza secca.
Innanzitutto per via della dittatura grafica denunciata da Collura: «Se lo schema della pagina prevede un articolo “di spalla” di una certa lunghezza, io sono costretto a dare quello stesso rilievo oggi a una notizia su Manzoni e domani a un autore infinitamente meno importante». Quanto alle recensioni, potremmo abolirle direttamente: come ha spiegato Fois sono articoli «che interessano soltanto agli autori recensiti, che onanisticamente fanno a gara con i loro colleghi: tu hai avuto dieci recensioni? Io venti, tiè!».
Unione Sarda 4 novembre 2007
Alla mostra del libro di Macomer non c’ero ma avrei voluto esserci (Rosaria Piga, Kioto, 5 nov. 2007)
Rosaria Piga, Kyoto, Giappone (5 novembre 2007)

